Abitabilità e vita su Marte: nuove conferme


I dati che indicano la passata abitabilità del Pianeta Rosso continuano a susseguirsi senza soluzione di continuità.

Nuovi dati raccolti dai satelliti Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) della Nasa sono stati oggetto di una ricerca coordinata dall'italiano Francesco Salese, ora nell'università olandese di Utrecht. Pubblicata sul Journal of Geophysical Research-Planets, la ricerca è stata condotta in collaborazione con il gruppo di Gian Gabriele Ori, dell'Università Gabriele D'Annunzio di Pescara.


Dati hanno fornito evidenza oggettiva e incontrovertibile della presenza di almeno 24 laghi antichissimi nell’emisfero nord di Marte, a conferma che in passato il pianeta è stato ricco di acqua ben oltre i primi 500 mila anni dalla sua formazione.

Le tracce dei laghi li fanno risalire a 3,5 miliardi di anni fa, dunque secondo questi dati l’acqua è stata presente almeno per 1 miliardo di anni, cioè il doppio del tempo stimato con le tradizionali teorie (tuttora molto in voga) ormai scientificamente superate. Infatti anche in questo  studio si afferma che i laghi si sarebbero formati in seguito a fluttuazioni delle acque sotterranee durante il periodo Esperiano, cioè tra i 3.500 e 1.800 milioni di anni fa.  Si è dunque passati da 4 miliardi di anni fa a 1.800 milioni, il che fa una bella differenza considerato che altri studi evidenziano presenza di larghi specchi di acqua liquida in superficie nel periodo Amazzoniano, fino a circa 200.000 anni fa!


È interessante notare come tutti i mass media mainstram che hanno riportato la notizia, abbiano scelto di evidenziare nei titoli la datazione per eccesso (3,5 miliardi di anni) scelta certamente più “conservatrice” e rassicurante a difesa delle teorie dominanti e dello status quo, anziché quella molto più “compromettente” ma altrettanto plausibile (1,8 miliardi di anni) anch’essa contemplata dagli autori dello studio.


Tutti i 24 laghi scoperti erano profondi almeno 4.000 metri. “Altri 14 degli antichi laghi marziani conservano le tracce di delta di fiumi, molto ben conservate.

Questi depositi - ha rilevato Francesco Salese all’agenzia ANSA - permettono di individuare i siti ad alta priorità per la ricerca della vita, dove prodotti organici potrebbero avere avuto un’alta probabilità di conservarsi”.



Secondo gli scienziati, la presenza di acqua per un lungo periodo è una condizione necessaria per l'esistenza di un'eventuale vita passata, ma da sola non sufficiente.

Altre possibili spie sono i minerali, come quelli scoperti in uno dei bacini analizzati, il cratere McLaughlin: i sedimenti sul fondo di quest’antichissimo lago sono ricchi di minerali compatibili con l'ipotesi della vita, come smectiti ricche di magnesio, serpentino e minerali di ferro-idrato.

Sono infatti minerali legati a reazioni che potrebbero avere a che fare con processo all'origine della vita.

I dati di questo studio vanno però considerati in un’ottica più ampia.

Negli ultimi 10 anni sono stati raccolti moltissimi altri dati dalle sonde presenti sul pianeta rosso.


I dati hanno confermato la presenza di sostanze quali il ferro e lo zolfo considerate essenziali per lo sviluppo della vita, come ha rivelato la ricerca condotta dal gruppo coordinato da Susanne Schwenzer, dell'Istituto di scienze lunari e planetarie di Houston e dell’Open University, in Gran Bretagna, pubblicata sulla rivista Meteoritics & Planetary Science nell’agosto 2016.

Se la presenza della combinazione ferro e zolfo è quindi stata accertata su Marte, già addirittura in un periodo risalente a circa 3,9 miliardi di anni fa, non è mai stata confermata, paradossalmente e forse incredibilmente, in un periodo così antico sulla Terra!  


Nel settembre del 2017 in uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, sulla base delle successive verifiche dei dati, eseguite nei laboratori statunitensi di Los Alamos, il principale autore dello studio Patrick Gasda, ha affermato che: “Trovare il boro su Marte, rende più probabile che in passato il pianeta possa aver ospitato la vita. I borati rappresentano un possibile ponte tra molecole organiche semplici e l’RNA. Senza l'RNA, non c'è la vita”.

Secondo i ricercatori, le tracce di boro rinvenute su Marte risalgono a 3,8 miliardi di anni fa, un periodo analogo a quello in cui si è formata la vita anche sulla Terra. “Questo ci dice, essenzialmente, che la vita potrebbe essersi sviluppata su Marte indipendentemente da quella sulla Terra”, ha aggiunto Gasda.

Il boro marziano è stato trovato in minerali di solfato di calcio, il che significa, secondo i ricercatori, che il boro era presente nelle acque sotterranee del pianeta e che, in alcune di queste, grazie al pH neutro-alcalino e alla loro temperatura compresa tra zero e sessanta gradi centigradi, sarebbero state abitabili.  (dal libro Il Lato oscuro di Marte – Dal mito alla colonizzazione).

Altre ricerche scientifiche ufficiali, tutte basate su dati rilevati dalle sonde e non su ipotesi di fantasia, hanno confermato tra l’altro:


- la diffusa presenza di acqua per lunghissimi periodi, fino a “soli 200.000 anni fa”;

- l’alternanza di periodi caldi e umidi a periodi più freddi e secchi;

- la presenza di ossigeno e metano nell’atmosfera (ancora oggi);

- la presenza di acqua liquida (sebbene solo; stagionalmente e in modeste quantità) ancora oggi;

- l’esistenza di un’attività geologica recente, cosa assolutamente impensabile fino a soli 5 anni fa;

- la presumibile presenza di un campo magnetico fino a tempi recenti, quale condizione per la presenza di atmosfera e acqua liquida in superficie;

- segni evidenti nelle rocce sedimentarie marziane di attività biologica;

- segni in quasi tutti i meteoriti di origine marziana, di tracce fossili di microorganismi.


Tutte questi dati, tutte queste ricerche pubblicate su autorevoli e prestigiose riviste accademiche, se prese e valutate in modo organico, non solo fanno pensare che Marte sia stato adatto alla vita, ma che l’abbia ospitata addirittura prima che la vita facesse la sua comparsa sulla Terra.

Ovviamente questa conclusione che potrebbe apparire “forzata” al punto che qualcuno potrebbe chiamarla “congettura”, è un’idea che non trova unanimità di vedute in tutti gli astrofisici.


Del resto, come ho evidenziato in altri articoli e nei miei libri, la scienza segue logiche differenti da quelle che comunemente le si attribuiscono. La scienza è in realtà molto più conservatrice che progressista e spesso, sintetizzando il pensiero di Marx Planck “la scienza avanza un funerale alla volta”.

Tuttavia molti sono gli scienziati che, nel loro piccolo, hanno esplicitamente dichiarato che su Marte ci sia stata vita. Molte agenzie spaziali (Nasa, Esa e Asi comprese) dando quasi per scontato (considerati tutti gli elementi sommariamente citati in precedenza) che la vita su Marte abbia fatto la sua comparsa, stanno portando avanti programmi per la ricerca di vita marziana ancora eventualmente presente.

C’è poi chi, dall’alto della sua esperienza nel campo della biologia e astrobiologia che sostiene addirittura che la vita a base di RNA e poi forse DNA, abbia probabilmente fatto la sua comparsa sul Pianeta Rosso per poi arrivare, tramite panspermia, sulla Terra.


Per potersi fare un’idea più precisa sull’intera vicenda è necessario conoscere tutte le ricerche e le scoperte che sono state pubblicate negli ultimi anni, i cui risultati sono stati qui solo sommariamente e superficialmente citati. Avere una visione d’insieme è essenziale se si vuole evitare di “pendere dalle labbra” di chi spesso si arroga il diritto di ergersi ad arbitro della conoscenza e della verità ma poi, in realtà, difende solo interessi personali.

Galileo Galilei affermava che: “In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto l’umile ragionamento di un singolo individuo. Le verità scientifiche non si decidono a maggioranza”.

Personalmente ritengo che quando si parla di scienza o di cosa sia reale e cosa no, sia l’evidenza dei fatti a dire chi ha torto e chi ragione.


I fatti, cioè i dati raccolti e gli studi scientifici pubblicati, ci suggeriscono che quelle che solo fino a qualche anno fa erano considerate “ipotesi fantasiose”, sono probabilmente più che verosimili.

Nel frattempo attendiamo la prova inequivocabile che sovverta lo status quo, l’annuncio rivoluzionario (tipo quello sull’acqua marziana fatto dalla Nasa nel settembre 2017) o, come diceva Planck e come confermato da recenti studi sull’argomento, che trionfi la nuova verità scientifica, non perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, ma piuttosto perché alla fine i suoi avversari muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari.


Autore Testo: Stefano Nasetti

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