Uno scudo magnetico per Marte


"[...] La Nasa sta programmando una missione umana su Marte entro il 2025 e sta seriamente studiando la possibilità, nei decenni successivi, di “riscaldare” il pianeta grazie all’emissione volontaria e specifica di alcuni gas serra, affinché si sciolga l’acqua presente e si inneschi un ciclo virtuoso atto a ricreare un’atmosfera che consenta nuovamente lo sviluppo di batteri, la crescita di piante e, in seguito anche di animali.

Questo procedimento chiamato terraformazione di Marte ha lo scopo di arrivare ad una vera e propria colonizzazione del pianeta, non soltanto dell'uomo ma anche di altre specie animali e vegetali portate dalla Terra.


Il progetto della Nasa non è l’unico esistente. Il ricercatore e imprenditore olandese Bas Lansdorp, nel 2012 ha annunciato il progetto Mars One che prevede la prima colonia umana su Marte già per il 2025.

Un obiettivo ambizioso che non ha mancato di destare perplessità da parte del mondo scientifico ed etico, sia per i rischi connessi e sia perché la missione non prevede il ritorno dei coloni, tutti volontari.

La colonia sarà composta da una sequenza di piccole cupole bianche nel rosso del suolo marziano, rifugi parzialmente interrati e protetti, in questo modo, dalle radiazioni solari, molto pericolose per i futuri coloni. Saranno i robot a costruire il primo avamposto marziano, con moduli parzialmente interrati, nei quali ciascun colono avrà a disposizione 50 metri quadri di spazio, nei quali organizzare sia il lavoro sia il tempo libero, una serra e il necessario a produrre acqua e ossigeno.

La selezione degli oltre 200.000 volontari è già partita e, alla fine del 2015 saranno tra questi, individuati i 60 coloni (30 uomini e 30 donne) che dovrebbero lasciare a gruppi di 4, con partenze scaglionate a distanza di circa 2 anni a partire dal 2025, per sempre la Terra, dando vita negli anni seguenti, alla prima stirpe umana marziana [...]" (brano dal libro Il Lato Oscuro della Luna).


Secondo un nuovo studio della Planetary Science Division della NASA uno scudo magnetico tra Marte e il Sole permetterebbe al pianeta rosso di ricostituire e conservare la propria atmosfera, innescando una serie di effetti positivi per l'abitabilità, aumentando quindi le possibilità di successo della colonizzazione del pianeta rosso.

Jim Green, direttore della Planetary Science Division NASA, che con il suo team ha presentato questo studio durante il workshop Planetary Science Vision 2050 che si è tenuto a Washington dal 27 al 1° marzo, si potrebbe infatti, posizionare uno scudo magnetico dipolare nel punto di Lagrange L1 di Marte per creare una magnetosfera artificiale attorno al pianeta in grado di contrastare il vento solare.

Ciò permetterebbe a Marte di conservare la propria atmosfera innescando una serie di effetti a catena 'positivi' per l'abitabilità.


I punti di Lagrange (chiamati punti di oscillazione), sono quei punti nello spazio in cui due corpi dotati di grande massa (come ad esempio due pianeti o una stella e un pianeta), tramite l'interazione della rispettiva forza gravitazionale, consentono ad un terzo corpo, dotato di massa molto inferiore, di rimanere in equilibrio stabile tra essi. In questi punti infatti, risulta perfettamente bilanciata e quindi nulla,  l’attrazione gravitazionale complessiva esercitata da due corpi celesti (nel nostro caso il Sole e Marte) cosicché un terzo corpo celeste minore quale un asteroide (o nel qual caso un oggetto comunque più piccolo come lo scudo magnetico dipolare) può assumere un'orbita stabile tra di essi.


Sembrerebbe uno dei tanti irrealistici, progetti di terraformazione di Marte.

Il team di ricerca non è d'accordo e afferma che il concetto alla base dell'idea deriva dall'applicazione dei codici della fisica del plasma. Stando alle simulazioni effettuate in laboratorio dagli scienziati, una struttura gonfiabile potrebbe essere in grado di generare un campo magnetico dipolare di 1 o 2 Tesla, funzionando come uno scudo attivo contro il vento solare.


"[...] circa 3,3 miliardi di anni fa, Marte era caldo e umido, con condizioni molto simili a quelle della Terra oggi.

I biologi credono che se Marte si è raffreddato molto più velocemente di altri pianeti, la vita potrebbe essersi sviluppata prima lì. Secondo gli astronomi, Marte sarebbe stato il candidato ideale per la nascita della vita nel nostro sistema solare. Infatti, arrivano continuamente sulla Terra, meteoriti o rocce di origine marziana, staccatesi dal pianeta a seguito dell’impatto di grandi asteroidi o comete, e gli scienziati sanno che queste rocce potrebbero trasportare microrganismi marziani.


Un riscontro a questa possibilità si era già avuto nell’agosto del 1996, quando un’equipe di scienziati fece un annuncio incredibile: un meteorite marziano denominato ALH84001, rinvenuto in Antartide, contiene delle tracce fossilizzate di vita. All’interno di questa roccia, del peso di poco meno di due chili, sono presenti globuli di carbonato generati da microrganismi vivi su Marte, 3,6 miliardi di anni fa.

Questo confermò inizialmente, a tutta la comunità scientifica, anche agli scienziati più scettici e restii a riconoscere possibilità di vita extraterrestre, che anche su altri pianeti era ed è possibile la vita.

C’è da dire che in seguito, un gruppo di scienziati riprodusse in laboratorio delle formazioni analoghe dimostrando che, quelle osservate sul meteorite marziano, potevano essere semplicemente strutture minerarie formatesi autonomamente in determinate condizioni di calore e pressione, mettendo quindi in dubbio la natura dei fossili osservati.


Ad ogni modo, la scienza ha accertato che ogni anno, quasi mezza tonnellata di meteoriti provenienti da Marte, colpisce la Terra. Questa contaminazione incrociata tra Marte e la Terra, che solo 15-20 anni fa era considerata solo una folle congettura, ora è largamente accettata dagli astrobiologi, a conferma ancora una volta, che il progresso della scienza e lo sviluppo di nuove tecnologie potranno certamente in futuro, rivoluzionare completamente la visione che abbiamo oggi riguardo l’origine e l’evoluzione della nostra specie [...]

Successive conferme sono giunte poi tra il dicembre del 2013 ed il gennaio 2014, a seguito della conclusione degli studi dei dati raccolti dal robot-labortorio Curiosity, inviato su Marte dalla Nasa con la missione Mars Science Laboratory, che aveva raggiunto sul suolo marziano, nel marzo del 2012, i suoi predecessori Spirit e Opportunity arrivati sul pianeta rosso nel 2004.

È quindi stato confermato che circa 3,6 miliardi di anni fa, su Marte c’era tanta acqua liquida, con laghi che erano alimentati da fiumi che scorrevano in superficie e, con essa, tutti gli ingredienti necessari alla vita: gli oceani di Marte erano perciò in grado di ospitare la vita. La scoperta è stata pubblicata sulle pagine di Science da un gruppo di ricercatori coordinato dall’Università di Washington a Saint Luis. [...]" (brano dal libro Il Lato Oscuro della Luna).


Che Marte fosse in passato un pianeta abitabile è dunque oggi una teoria scientificamente accettata, e confermata anche dalle sonde Mars Express e MAVEN, che Marte, come la Terra, in origine possedesse un proprio campo magnetico, scomparso improvvisamente 4,2 miliardi di anni fa.

Ciò avrebbe causato la graduale e inesorabile fuga di atmosfera sul pianeta, processo che nel giro di 500 milioni di anni ha trasformato un Marte caldo e umido nel luogo freddo e inospitale che conosciamo oggi.

Un mondo in cui la vita non può prosperare, estremamente difficile da conquistare e colonizzare per l'uomo anche a causa delle forti radiazioni a cui questo sarebbe esposto.

Creare artificialmente una magnetosfera, darebbe a come risultato che l'atmosfera di Marte troverebbe un nuovo equilibrio. In primo luogo, secondo i calcoli, si registrerebbe un aumento medio della temperatura superficiale di circa 4 gradi centigradi.

Ciò sarebbe sufficiente a sciogliere il rivestimento di ghiaccio di anidride carbonica sopra la calotta polare settentrionale. L'evaporazione della CO2 innescherebbe un effetto serra, riscaldando ulteriormente l'atmosfera e causando lo scioglimento dell'acqua ghiacciata nelle calotte polari, dove si stima sia imprigionato circa un settimo degli oceani che una volta scorrevano su Marte. 

Il pianeta rosso potrebbe così tornare ad essere un mondo abitabile più simile alla Terra o, forse sarebbe meglio dire, la vita sulla Terra potrebbe forse fare ritorno al suo luogo di origine (quanto meno nel nostro sistema solare), ipotesi tutt'altro che antiscientifica che chiama in causa la già citata teoria della panspermia (forse anche guidata).


L'uomo ripercorrerà in un futuro molto prossimo, la strada già probabilmente intrapresa da altri esseri nel passato, quella cioè di colonizzare altri pianeti?

La Terra sarà dunque per la prima volta il luogo di partenza di questo tipo di impresa, e non più di destinazione, come afferma la teoria degli antichi astronauti?

Il prossimo passo per il team di ricercatori della Planetary Science Division NASA, sarà quello di riesaminare le simulazioni per produrre una valutazione sui tempi necessari a innescare questi cambiamenti e, allo stesso tempo, di avviare uno studio di fattibilità per la realizzazione dello scudo.



Autore Testo: Stefano Nasetti

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