TTIP e TPP sono tentativi per raggiungere gli obiettivi di un nuovo ordine mondiale?


Nuovo Ordine Mondiale, in molti forse ne hanno sentito parlare, soprattutto negli anni passati. Si tratta in sintesi, di una teoria del complotto secondo la quale un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto, si adopererebbe da decenni o addirittura da secoli, per prendere il controllo del pianeta

Del complotto farebbero parte delle importanti famiglie, potenti ed influenti a livello globale, quale quelle dei Rothchild, i Rockfeller, la JP Morgan, la Du Pont, la famiglia Bush, il casato dei Windsor, il Vaticano e, molti membri di note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, La Banca Europea, la Federeal Reserve, l’Unione Europea, le Nazioni Unite e la Nato, WTO.

Secondo la teoria del complotto (che si diversifica a secondo delle varie interpretazione proposte dai molti sostenitori), l’obiettivo del controllo del pianeta sarebbe portato avanti attraverso l’utilizzo di strumenti di controllo quali Echelon, e l’attuazione di politiche miranti all’abolizione del denaro contante a favore della moneta elettronica, all’incentivazione dell’utilizzo di microchip impiantati sottopelle e all’utilizzo di tecnologie top secret quali quelle miranti al controllo del clima attraverso, ad esempio, la dispersione di agenti chimici nell’atmosfera (scie chimiche). Questo solo per citarne alcune.


Sebbene le radici di questa teoria risalgano addirittura alla fine del XIX secolo, è soltanto tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo che la teoria diventa popolare. Il concetto di addivenire presto ad “nuovo ordine mondiale” (senza precisare bene cosa si realmente si intendesse per esso) quale obiettivo principale dell’odierna umanità, è apparso per anni in moltissimi discorsi (in alcuni momenti si potrebbe addirittura sostenere, senza che si vada troppo lontani dalla realtà, che fosse presente in ogni discorso ufficiale di una certa importanza) dei principali esponenti politici ed istituzionali a livello mondiale. Da Winston Churchill a Michail Gorbachov, da Gerard Ford a George W. Bush, dall’ex presidente Francese Nicholas Sarkozy all’ex Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, dall’ex Presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy, al primo ministro inglese Gordon Brown, dall’ex Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, fino a Papa Benedetto XVI che, in un suo discorso disse testualmente: “C’è urgente bisogno di una vera e propria autorità politica mondiale” anticipato di qualche anno dal suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II che, durante l’omelia del giorno 1 gennaio 2004 disse: ”Le persone stanno diventando sempre più consapevoli della necessità di un Nuovo ordine mondiale”. Grazie agli autori di molti libri quali David Icke, che associa a questa teoria anche l’esistenza di una antica società segreta, quella degli “Illuminati”, l’opinione pubblica mondiale comincia a familiarizzare con questo idea.


Quasi gli attori della vicenda avessero preso simultaneamente coscienza di essere stati scoperti (se si crede alla teoria), o avessero ricevuto contemporaneamente ordine di smettere di citare questo concetto,  la locuzione “nuovo ordine mondiale” finita ormai sotto i riflettori e sulla bocca di tutti, improvvisamente e misteriosamente da quel momento scompare dai discorsi ufficiali.

Siamo all’incirca alla fine della primo decennio del nuovo millennio, quando la crisi economica partita nell’estate del 2008 dagli Stati Uniti, ha ormai raggiunto anche l’Europa. Il Dollaro è debole sui mercati valutari, servono infatti quasi 1,8 dollari per acquistare 1 euro. Tuttavia c’è chi, contrariamente alle previsione degli analisti dei mercati finanziari, avanza l’ipotesi che nel futuro si possa andare verso una parità di cambio tra Dollaro ed Euro, al fine di costituire successivamente una moneta unica. L’ipotesi desta ilarità e chi ha avanzato questa ipotesi viene additato come uno sprovveduto, un ignorante nonché uno scarso osservatore e analista dal punto di vista della conoscenza economica e politica. L’ipotesi viene dunque ritenuta pura fantasia, sostenuta solamente dalla convinzione in chi la proposta, che la teoria del complotto e del nuovo ordine mondiale, sia vera.


Sta di fatto che negli anni successivi, i detrattori della teoria hanno utilizzato la “scomparsa” dell’utilizzo nei discorsi ufficiali della locuzione “nuovo ordine mondiale” come prova del fatto che la teoria era soltanto una moda passeggera.

Ma al di là delle varie opinioni, ci sono fatti più recenti che possono portare a pensare che così non è e che l’obiettivo di giungere ad un nuovo ordine mondiale sia stato tutt’altro che accantonato?


Nel 1995, 76 tra i principali Paesi al mondo (numero poi ampliato nel corso del tempo) con particolare riguardo agli Stati Uniti e ai membri dell’Unione Europea, fondarono il WTO (World Trade Organization, Organizzazione mondiale del Commercio), con lo scopo di supervisionare gli accordi commerciali tra gli stati membri, favorendo, incentivando e promuovendo gli scambi tra essi.  Passi analoghi in tal senso erano stati fatti già prima, nelle diverse aree del mondo, con la creazione di accordi tra un numero minore di Stati contigui. Del resto anche in Europa era stata creata anni prima la CEE (Comunità Economica Europea) che si prefiggeva appunto gli stessi obiettivi. All’inizio del nuovo millennio la WTO cominciò a promuovere la stipula di accordi per addivenire ad una regolamentazione globale del commercio. I negoziati presero il nome di Doha round, perché cominciati nel 2001 nella località di Doha, in Qatar. L’obiettivo del WTO stava per fallire dopo quasi 12 anni di negoziati ininterrotti, quando nel 2013, i 159 membri del WTO raggiunsero un primo accordo complessivo di riforma del commercio mondiale.

Tre furono i punti principali dell’accordo di Bali (perché stipulato appunto in questa località dell’Indonesia): l’aiuto ai Paesi emergenti, le agevolazioni sugli scambi commerciali e l’agricoltura.

Tuttavia non furono affrontati temi più sostanziali che avrebbero effettivamente potuto incidere sull’eliminazione degli ostacoli di accesso al mercato, quali una proposta di riforma delle norme nei Paesi di origine e un controllo sulle barriere non tariffarie. Questa ed altre questioni portarono pochi mesi più tardi, a rivedere i toni trionfalistici con il quale fu annunciato l’accordo. A distanza ormai di un paio di anni, l’accordo è considerato di fatto un fallimento.  


Parallelamente gli Stati Uniti (non a caso il Paese al centro dell’ipotesi sul nuovo ordine mondiale e degli illuminati), aveva intrapreso autonome negoziazioni con molti Paesi dell’area del Pacifico con il medesimo scopo di abbattere le barriere commerciali tra gli Stati dell’area, che rappresentano oggi il 40% della produzione economica mondiale. Ad inizio del mese di ottobre del 2015, il Presidente americano Barack Obama ha annunciato il raggiungimento dello storico accordo chiamato Tpp (Trans-Pacific Partnership).

L'accordo sul Tpp prevede l'eliminazione delle barriere tariffarie e non-tariffarie e l'adeguamento degli standard commerciali in una vasta area dell'Asia-Pacifico, associando l'economia statunitense a quella di altri undici Paesi - Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. L’accordo però deve essere ratificato dal Congresso degli Stati Uniti, che soltanto pochi mesi prima, nel Giugno del 2015, aveva negato il mandato allo stesso Obama per accelerare la stipula dell’accordo. Quindi l’esito ancora non è scritto.  

Sempre nello stesso momento gli USA, avevano intrapreso analoghi negoziati anche con l’Unione Europea. L’idea infatti non era nuova per l’amministrazione americana che vede ancora oggi nell’Europa, non nella Cina, il partner economico decisivo. I dati sono lì ancora oggi a dimostrarlo. Europa e Stati Uniti generano insieme un flusso commerciale di 2 miliardi di euro al giorno, un terzo del totale mondiale. Un accordo in tal senso è spinto da anni soprattutto da Germania, Gran Bretagna ed Italia. L’accordo non ancora stipulato è chiamato TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) cioè Trattato transatlantico per il Commercio e gli Investimenti. Ma quali sarebbero le ripercussioni derivanti da tali accordi?


Prima di tutto, la disponibilità di energia a basso costo: la rivoluzione del tight oil and shale gas consentirà in pochi anni agli Usa di ridurre la dipendenza dall’estero e di diventare anzi un esportatore netto di idrocarburi, con grandi vantaggi per le imprese statunitensi e per i partner europei. Il secondo vantaggio è il dominio globale delle tecnologie informatiche e dei nuovi media di cui gli USA sono indiscutibilmente i leader. Sul piano delle barriere al libero scambio non tariffarie, si cercherà di sviluppare una standardizzazione che venga incontro alle opportunità di una crescita degli scambi con l'obiettivo, per esempio, di raggiungere standard ambientali e di sicurezza condivisi nella produzione delle automobili o criteri condivisi sul piano sanitario e igienico nel settore alimentare. Saranno interessati settori specifici come la chimica, l'automotive, il farmaceutico e altri settori sanitari.

Secondo le intenzioni ufficiali dichiarate dunque, l’accordo faciliterebbe i rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti portando opportunità economiche, sviluppo, un aumento delle esportazioni e anche dell’occupazione. Tuttavia anche in questo caso le perplessità non mancano. Come sostengono alcuni, di tale accordi beneficeranno soprattutto i grandi e gruppi multinazionali.


C’è da chiedersi allora, questi accordi possono essere interpretati come piccoli passi verso quel raggiungimento di “nuovo ordine mondiale” che molti esponenti politici e non solo, in passato prefiguravano e si auspicavano? Del resto l’unione politica è un qualcosa che spesso segue, e non precede, gli accordi commerciali. L’unione Europea ne è l’esempio più evidente. Nata inizialmente come CEE con lo scopo di agevolare gli scambi commerciali, si è concretizzata con una unione monetaria solo dopo 50 anni circa, e ancor dopo come unione politica, sempre ammesso che già la si voglia considerare tale. Alla luce di ciò andrebbe rivalutata anche l’ipotesi avanzata anni fa e come detto classificata come pura fantasia, di una futura unione monetaria dollaro-euro. Dollaro che in ultimi anni, ha riacquisito valore, avvicinandosi quasi alla parità con l’euro. Oggi bastano 1,135 dollari per acquistare 1 euro. Solo un caso?


Non è un caso che oggi in qualche discorso ufficiale, ricominci a comparire il concetto di “nuovo ordine mondiale” a margine di importanti eventi del panorama politico internazionale? E’ accaduto infatti, il 2 Ottobre 2015, il Ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, intervenendo alla conferenza sull'impatto geopolitico dei cambiamenti climatici a Palazzo Edison a Milano. Il Ministro ha affermato in merito alla conferenza mondiale sul clima COP 21, che si terrà nelle prossime settimane a Parigi, che l’accordo sul clima “potrebbe essere il paradigma di un nuovo ordine mondiale”.


Sebbene il Ministro abbia tenuto a precisare che "L'Europa a Parigi ha una missione complessa e importante: essere il motore di un'intesa che tanga dentro tutti, che sia accettabile sia per i paesi ricchi sia per quelli poveri. Se, infatti, la crescita dei paesi poveri sarà alimentata a idrocarburi, avrà un impatto distruttivo sul pianeta. Per questo motivo l'efficienza energetica e le rinnovabili rappresentano il nuovo paradigma energetico per il futuro. dovrà essere un fattore di elevazione sociale e di crescita economica per il sud del mondo, senza comportare una decrescita per i Paesi industrializzati. Soltanto se avrà queste caratteristiche inclusive, di sviluppo, di giustizia sociale e ambientale, l'accordo potrà essere siglato e sarà una vittoria per tutti".


Dunque almeno questa volta siamo forse, lontani dall’intendere l’espressione “nuovo ordine mondiale” come obiettivo di un complotto ordito da qualcuno. Le unioni tra popoli sono un bene se l’obiettivo è quello di ottenere un benessere comune. Diventano un male se celano obiettivi che si concretizzano nell’arricchimento di pochi.

I tentativi di unione dunque, dovrebbero partire dalla diffusione di pari condizioni in termini di disponibilità di risorse essenziali come acqua, cibo ed energia.

Come suggerito in alcuni dei miei post precedenti, la ridistribuzione in modo equanime della ricchezza è uno dei passi essenziali.

I trattati commerciali come il TTIP e il TPP non sono un male di per sé, ma certamente non è da lì che si deve partire. Se si da precedenza alle unione commerciali prima che a quelle sociali, è legittimo pensare che dietro si nascondano interessi diversi da quelli relativi al benessere del pianeta e della razza umana.

Da questo punto di vista perciò, associare questi tipi di accordi, il repentino apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro alla teoria del complotto del nuovo ordine mondiale, non appare del tutto azzardato.


Tuttavia vale comunque la pena non abbassare la guardia, tenere d’occhio l’evolversi di questa e di altre situazioni, cambiando se necessario il nostro punto di osservazione, perché “la ricerca della verità è più preziosa del suo possesso”.



Autore Testo: Stefano Nasetti


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