Su Marte c'è un intero sistema interconnesso di laghi sotterranei



Su Marte c’è un intero sistema interconnesso di laghi sotterranei!

Lo ha detto il ricercatore Francesco Salese dell’Università di Utrecht e leader dello studio pubblicato il mese scorso su Journal of Geophysical Research – Planets.


È ormai certo che in passato Marte sia stato fortemente caratterizzato dalla presenza di acqua.

Tutte le recenti missioni hanno confermato la presenza di antichi fiumi, laghi e oceani marziani.

I segni lasciati da questi antichi corsi e bacini idrici, sono ancora ben visibili in ogni luogo del pianeta rosso e non lasciano spazio a dubbi. Gli astronomi ormai si sono convinti e hanno abbandonato l’ormai datata idea di un Marte secco e arido, forse anche per quanto riguarda il presente.

Se, infatti, possiamo dire con certezza assoluta che c’è stata acqua nel passato di Marte, oggi possiamo dire che c’è anche nel suo presente. Mentre un tempo, il mondo rosso era probabilmente ricchissimo d’acqua in superficie, oggi il prezioso liquido che potrebbe indicare la presenza di microrganismi si trova intrappolato nei meandri del suolo marziano.


Sappiamo che acqua allo stato ghiacciato è abbondante nelle zone polari di Marte ma anche che, periodicamente e in modeste quantità, scorre ancora allo stato liquido in alcune zone del pianeta, come confermato dalla Nasa nel settembre del 2015.

In seguito abbiamo scoperto che nell’immediato sottosuolo esistono consistenti bacini di acqua (probabilmente anch’essa in parte ghiacciata) perfino nelle zone equatoriali del pianeta, là dove nessuno pensava potesse nascondersi. Eppure i dati raccolti dalle sonde orbitali che da anni analizzano in continuazione il pianeta rosso, non hanno lasciato, anche in questo caso, alcun dubbio. 


Nel luglio scorso, grazie al radar italiano Marsis a bordo della sonda europea Mars Express, abbiamo scoperto che l’acqua nel sottosuolo marziano è presente in larga quantità anche allo stato liquido.

La sonda europea ha, infatti, individuato un ampio lago d’acqua salmastra a circa 1,5 chilometri di profondità sotto il ghiaccio.

Questa che di per sé rappresentava un’ennesima scoperta rivoluzionaria riguardo il presente di Marte, sembra essere stata soltanto un piccolo antipasto di ciò che è emerso in seguito.


Una nuova ricerca pubblicata su Journal of Geophysical Research – Planets, condotta in collaborazione con il gruppo di Gian Gabriele Ori, dell'Università Gabriele D'Annunziò di Pescara, e di cui ho già accennato in un precedente articolo, fornisce un quadro ancora più completo della presenza liquida su Marte, come uno zoom che si allarga da un particolare mostrando un disegno sempre più complesso.

Non solo esiste un deposito d’acqua nel sottosuolo marziano (quello appena citato rilevato dal radar italiano Marsis), ma c’è un intero sistema interconnesso di laghi sotterranei, e almeno cinque di essi hanno una composizione di minerali tale da poter ospitare forme di vita.

La scoperta arriva ancora una volta da Mars Express, che da oltre 15 anni orbita attorno al mondo rosso inviandoci preziosissimi dati.


Emerge ora che i dati analizzati da un team di scienziati provenienti da Olanda, Germania e Italia, hanno posto in evidenza 24 crateri marziani molto profondi, all’interno dei quali si snodano particolari strutture geologiche che per formarsi hanno richiesto la presenza di acqua liquida.

Il pavimento dei 24 crateri analizzati si trova a circa 4.000 metri sotto il “livello del mare” marziano, un livello che su Marte è arbitrariamente definito in base all’altitudine e alla pressione atmosferica del pianeta, non essendoci più un mare o oceano a far da riferimento univoco.

Francesco Salese dell’Università di Utrecht e leader dello studio ha commentato la pubblicazione dello studio con queste parole: “In passato Marte era un mondo acquoso ma quando il suo clima è cambiato l’acqua, si è ritirata progressivamente sotto la sua superficie, per formare bacini e falde sotterranee.

Noi abbiamo cercato le tracce di quest’acqua, e abbiamo trovato la prima evidenza geologica di un sistema planetario di laghi sotterranei”.


L’origine di questa rete di laghi sotterranei, affermano i ricercatori, risalirebbe addirittura a circa 3.5 miliardi di anni fa e si sarebbe quindi “salvata” dai cambiamenti superficiali che Marte ha subito nel corso del tempo.

Non è da escludersi dunque, che ci sia un nesso tra il sistema di laghi d’acqua appena scoperto nel sottosuolo e gli antichi oceani superficiali marziani che gli scienziati ritengono esistessero tra i 3 e 4 miliardi di anni fa e che, secondo molti altri studi sarebbero stati presenti addirittura fino a “soli” 200.000 anni fa.


"La presenza acqua per un lungo periodo è una condizione necessaria per l'esistenza di un'eventuale vita passata, ma da sola non sufficiente", ha osservato ancora Salese.

“Altre possibili spie sono i minerali, come quelli scoperti in uno dei bacini analizzati, il cratere McLaughlin: i sedimenti sul fondo di questo antichissimo lago sono ricchi di minerali compatibili con l'ipotesi della vita, come "smectiti ricche di magnesio, serpentino e minerali di ferro-idrato", ha detto il ricercatore”.

Sono infatti minerali legati a reazioni che potrebbero avere a che fare con processo all'origine della vita.

Altri 14 degli antichi laghi marziani conservano le tracce di delta di fiumi, molto ben conservati.

“Questi depositi - ha rilevato Salese - permettono di individuare i siti ad alta priorità per la ricerca della vita, dove prodotti organici potrebbero avere avuto una alta probabilità di conservarsi".

Una teoria che sarà vagliata dalle future missioni sul pianeta rosso, che perforeranno il suolo marziano alla ricerca di eventuali forme di vita presenti ancora oggi, che potrebbero essere nate, proliferate ed evolute proprio grazie all’acqua conservata per tutti questi anni sotto la superficie di Marte.


Ormai non passa giorno che non venga pubblicato uno studio scientifico che indica la possibilità, sottendente la certezza o conferma la probabilità che su Marte c’è stata vita per lungo tempo (e ciò presuppone implicitamente e necessariamente l’estrema probabilità che si sia evoluta in più forme) e che ci possa essere vita ancora oggi.

Come interpretare questo piccolo ma continuo “bombardamento mediatico”, riguardo queste rivoluzionarie scoperte provenienti dal pianeta rosso? Si tratta semplicemente di divulgazione scientifica? Si vuole invece attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica per far sì che si accetti la spesa pubblica a favore delle missioni spaziali, facendo leva sulla suggestione di poter trovare forme di vita aliene? Oppure tutto ciò nasconde la volontà di preparare l’opinione pubblica all’annuncio ufficiale del ritrovamento di vita aliena, così com’è stato con l’annuncio dell’acqua liquida su Marte di cui la Nasa era a conoscenza già dal 2006 sebbene ne abbia diffusa pubblica notizia solo nel 2015?

Probabilmente un po’ tutte e tre le cose.


L’aspetto più importante da rimarcare è che da moltissime pubblicazioni scientifiche emerge ormai chiaro che evidenze di vita passata su Marte siano già state trovate.

La vita marziana non è quindi più in discussione. Si cerca ora di capire se esista ancora oggi.


Autore Testo: Stefano Nasetti

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