Sionisti sulla Luna


AVVERTENZE: l’articolo che segue contiene ironia e un po’di satira. Benché tutti i fatti narrati siano assolutamente reali, documentati da fonti ufficiali, le opinioni espresse in merito sono formulate coerentemente sulla base dei principi fondamentali della democrazia. Se ne sconsiglia pertanto la lettura a chi è privo d’ironia, non comprende la satira, a chi disconosce o non applica coerentemente i valori base della democrazia (poiché è solito abbeverarsi esclusivamente alle fonti d’informazioni mainstream), a chi è afflitto da dissonanza cognitiva (che non gli permette di vedere e valutare le cose per quelle che sono in realtà) e/o agli analfabeti funzionali.

Sionisti sulla Luna! No, non è il titolo del sequel del film "Fascisti su Marte" (2006) in cui il comico romano Corrado Guzzanti, ironizzando sullo spirito colonialista che permeava gran parte degli stati europei nei primi decenni del ‘900, immaginava una spedizione fascista alla conquista di Marte, “rosso pianeta bolscevico e traditor”. Questa volta si parla di una missione spaziale reale.


L’11 aprile 2019, il primo veicolo privato nella storia dell’umanità toccherà il suolo lunare.

Si tratta di un veicolo di proprietà della società israeliana SpaceIL.

Sebbene lo spirito colonialista riconosciuto al regime fascista italiano sia assolutamente riscontrabile nell’attuale Stato israeliano (con la differenza che quello fascista è durato appena un ventennio, mentre il colonialismo israeliano perdura da oltre 70 anni!), l’indole persecutoria e assolutista dello Stato d’Israele trova, certamente, molte più similitudini con il regime nazista piuttosto che con quello fascista (non a caso Le Nazioni Unite in una risoluzione del 1975, equipararono il sionismo al razzismo, ma la risoluzione fu poi ritirata nel 1991, come condizione da parte di Israele per partecipare alla Conferenza di Madrid; il ritiro è dunque da imputarsi a una scelta di opportunità politica più che un reale cambio d’idee a riguardo).

Detto ciò le similitudini finiscono dunque qui (forse).


A differenza della parodia immaginata da Guzzanti in Fascisti su Marte, la navicella sionista non ha a bordo alcun equipaggio. Si tratta infatti di una missione robotica. I sionisti poi, non sono andati sulla Luna per espandere il loro territorio (almeno ufficialmente), così come volevano fare i fascisti su Marte del film di Guzzanti.


Almeno questa volta, infatti, i motivi che li hanno spinti a lasciare la Terra per arrivare sulla Luna, non sono riconducibili a improbabili promesse di ottenere prelazioni o diritti su qualche territorio, fatte da fantasiose ed immaginarie divinità della guerra.

Abbiamo controllato e, almeno nella Bibbia, non sembra esserci traccia di tutto questo, e non sembra essere presente alcun elemento che possa essere interpretato in tal senso, anche se in questa storia la Bibbia è comunque presente.

Allora cosa ha spinto la società israeliana a compiere questa impresa? Certamente non lo spirito di avventura, né tanto meno la sete di conoscenza.

Che cosa potrebbe essere allora? Cosa può interessare allo Stato di Sion oltre ad un pezzo territorio?

Se avete risposto tesori e ricchezze, non siete andati molto lontani dalla verità.


La compagnia israeliana SpaceIL infatti, è stata fondata nel 2011 per partecipare al Google Lunar XPrize, competizione internazionale che puntava a premiare il primo team privato in grado di far atterrare con successo un veicolo spaziale senza equipaggio sulla Luna.

La prima squadra a fare questo avrebbe vinto il primo premio da 20 milioni di dollari. Il secondo posto avrebbe guadagnato 5 milioni e altri 5 milioni erano disponibili per vari risultati speciali, portando il montepremi totale a 30 milioni di dollari.

La gara si è ufficialmente chiusa a gennaio senza vincitori, poiché Google aveva indicato come marzo 2018 il termine ultimo per riuscire nell’impresa.

Nonostante questo, se l’allunaggio della sonda israeliana andrà come previsto, SpaceIL dovrebbe comunque ricevere un premio “di consolazione” di un milione di dollari.


Al Google Lunar XPrize, si erano iscritte inizialmente 32 squadre, provenienti da diversi Paesi come Stati Uniti, Giappone, Israele, India, Italia, Romania, Malesia, Russia, Spagna, Germania, Ungheria, Brasile, Canada, Cile e altre squadre “internazionali”. Tuttavia solo 16 squadre hanno poi partecipato attivamente a tutte le attività e soltanto 5 sono state in grado di presentare entro il 31 dicembre 2016, un regolare contratto firmato, con qualche agenzia spaziale, per il lancio del proprio lander.


SpaceIL, nell’ottobre 2015, era stata la prima squadra ad annunciare di aver sottoscritto un contratto di lancio e, dopo che Google a marzo 2018, ha annunciato ufficialmente la fine della competizione senza alcun vincitore, SpaceIL si è comunque impegnata a portare a termine la missione e atterrare sulla Luna.

Questo per tentare comunque di raggiungere l’obiettivo secondario di contribuire al progresso dell'istruzione scientifica e tecnologica in Israele.

D’altro canto non poteva più tirarsi indietro, poiché è stata la squadra che ha ricevuto il maggior numero di donazioni, un importo pari quasi a 100.000.000 di dollari!


Andare nello spazio costa ed è anche molto difficile, soprattutto se bisogna sviluppare da zero una tecnologia idonea. L’associazione no-profit è riuscita così in poco tempo a raccogliere ingenti fondi e stringere accordi strategici per portare a termine l’obiettivo.

I co-fondatori del team erano Yariv Bash, ex ingegnere elettronico e informatico nel Centro interdisciplinare di Herzliya; Kfir Damari, docente di reti informatiche e imprenditore; e Yonatan Winetraub, precedentemente ingegnere dei sistemi satellitari presso Israel Aerospace Industries e attualmente candidato al dottorato di ricerca in biofisica presso la Stanford University.

Morris Kahn (imprenditore miliardario israeliano e sionista di origine sudafricana) è il presidente del consiglio di amministrazione e ha donato 27 milioni di dollari al progetto.

Molti altri imprenditori hanno risposto all’appello di SpaceIL, di poter portare Israele oltre la Terra.

Sheldon Gary Adelson, imprenditore del gioco d’azzardo (possiede più della metà dell’impero del gioco USA), di nazionalità statunitense ma di origine ebraica (con un patrimonio stimato di circa 33,3 miliardi di dollari, è stato nel 2018 considerato da Forbes, il 15° uomo più ricco degli Stati Uniti), convinto sostenitore del Partito Repubblicano (nel 2016 ha finanziato la campagna presidenziale di Donald Trump con una donazione di oltre 25 milioni di dollari, donazione che sommata alle precedenti lo hanno reso più grande donatore della campagna di Trump e il più grande donatore alle elezioni presidenziali di qualsiasi partito tra il 2012 e il 2016) ha finanziato SpaceIL con 16,4 milioni di dollari.

Altri 5 milioni sono stati donati nel 2018 da un altro convinto sionista, imprenditore immobiliarista l’israeliano-canadese Sylvan Adams, appassionato di ciclismo, conosciuto alle nostre latitudini per aver per primo “suggerito” che il Giro d’Italia 2018, facesse tappa per la prima volta fuori dall’Europa e, in particolare in Israele, “donando” per tale scopo la considerevole somma di 80 milioni di dollari.

A queste già cospicue donazioni, si sono aggiunte quelle di altri facoltosi imprenditori, istituti di ricerca, come l’Industrie Aerospaziali Israeliane (Iai) e l’Agenzia Spaziale Israeliana (Isa) che ha donato all’incirca 2,6 milioni di dollari, tutti mossi da un’unica idea: "Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di cambiare, e vogliamo portare il piccolo Israele fino alla Luna", ha detto Yonatan Winetraub, co-fondatore di SpaceIL, durante il briefing prelancio. "Questo è lo scopo di SpaceIL".


Tuttavia soldi e determinazione non erano sufficienti per raggiungere il primato di essere il primo paese a giungere sulla Luna con un veicolo privato, ed ecco che i “buoni uffici” del popolo di Sion hanno aperto parecchie porte al motto di “Tutti per Sion, Sion per tutti!”.


L’Israel Aerospace Industries, ha materialmente assemblato la navicella che ha compiuto il percorso Terra-Luna e il lander destinato a toccare il suolo lunare. Ma alla costruzione hanno partecipato anche la svedese Swedish Space Corporation (che ha costruito le antenne), la Nasa (che ha contribuito con le tecnologie che permettono al rover di comunicare con la Terra) e l’italiana Leonardo (che ha realizzato a Nerviano – in provincia di Milano - i pannelli solari del rover, integrati in modo tale da consentire al veicolo di essere operativo a diverse inclinazioni rispetto alla luce solare, permettendogli di continuare a trasmettere a terra immagini e video ad alta risoluzione). Per il lancio la SpaceIL non ha sviluppato un proprio lanciatore ma ha stipulato un accordo con l’azienda spaziale privata SpaceX di Elon Musk.


Nella notte del 21 febbraio 2019, alle 02:45 ora italiana, il veicolo spaziale israeliano chiamato “Beresheet” (che in lingua israeliana significa “In principio”, con chiaro riferimento al primo capitolo della Genesi contenuto nella Bibbia) è stato lanciato dal Cape Canaveral Air Force Station in Florida, con il razzo Falcon 9 di Space X (foto in alto).

Alto circa un metro, largo 2,3 m. e pesante 585 chilogrammi, il veicolo di Israeliano è stato il primo a separarsi dal Falcon 9, che ha portato in orbita anche un satellite indonesiano per le telecomunicazioni e un microsatellite militare americano per la sorveglianza spaziale.


L’evento ha aperto ufficialmente le celebrazioni in occasione dei 50 anni dallo sbarco sulla Luna, ha indicato come la nuova corsa all'esplorazione lunare veda i privati fra i suoi protagonisti. A rilevare la novità di questa missione è stato l'amministratore capo della Nasa, Jim Bridenstine, che l'ha definita "un traguardo storico per tutte le nazioni" e un augurio in vista delle future attività congiunte con i privati nella corsa verso la Luna e Marte.


Beresheet, dopo aver eseguito una serie di manovre preliminari, ha acceso i suoi motori per 30 secondi, per collocarsi in un’orbita ellittica sempre più pronunciata. Così facendo si è allontanata progressivamente dalla Terra, per arrivare in orbita lunare, dove è entrata il 4 aprile.

Alle 16:18 ora italiana, il lander ha acceso il suo motore principale per sei minuti, riuscendo a rallentare alla velocità di 1.000 chilometri orari, abbastanza perché la capsula venisse “catturata” per così dire, dalla forza gravitazionale del nostro satellite.

Finora nessun veicolo costruito da privati era arrivato fino all'orbita lunare. Lo avevano fatto soltanto missioni sostenute dall’agenzia spaziali governative di altri 6 paesi come Stati Uniti, Russia e Cina, seguiti da Giappone, Europa e India.


Per 6 giorni Beresheet orbiterà seguendo una traiettoria ellittica con un perilunio (il punto più vicino alla Luna) di 500 chilometri e un apolunio (il punto più lontano di 10.000 chilometri).

Dopo 7 settimane nello spazio, l’11 aprile 2019 Beresheet tenterà l’allunaggio.

Se riuscirà a eseguire con successo un atterraggio morbido sulla superficie lunare, Israele diventerà la quarta nazione a raggiungere un tale risultato.  

Il primo atterraggio morbido sulla Luna fu realizzato dalla navicella spaziale Luna 9 dell'Unione Sovietica nel febbraio del 1966. La sonda Surveyor 1 della NASA atterrò sulla superficie lunare quattro mesi più tardi (giugno 1966). La Cina è entrata in scena nel 2013, con il suo lander Chang'e 3 e il suo rover Yutu per poi giungere nel 2019 sul lato oscuro della Luna.


La discesa di Beresheet, della durata di circa 30 minuti, ed è previsto l’allunaggio nel Mare della Serenità, la stessa area in cui l'11 dicembre 1972 erano arrivati, almeno ufficialmente, gli astronauti americani dell'Apollo 17 nel 1972. 

Considerata l’indole belligerante di Stati Uniti e Israele, soprattutto quando operano l’uno affianco all’altro, speriamo che quel luogo mantenga lo stesso nome anche in futuro.


Nella remota e fantasiosa ipotesi che là ci fossero dei seleniti (immaginari abitanti della Luna) ci sarebbe da preoccuparsi. Se nel 1969, quando ufficialmente gli Stati Uniti portarono per la prima volta un uomo sul nostro satellite, lasciarono una targa con su scritto: “Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 DC. Siamo venuti in pace…”.

C’è da augurarsi che non abbiano omesso di aggiungere un “per ora”, dettaglio di non poco conto e che deve essere sempre ritenuto sottinteso quando si ha a che fare con queste due nazioni.

Eventuali seleniti lo sapranno?

La sonda di Sion sopravvivrà solo per due giorni circa, prima di rimanere senza energia. Durante questo periodo, studierà i campi magnetici della Luna (che potrebbero fornire informazioni sul nucleo ferroso del nostro satellite) e farà delle foto della sua superficie.

Una volta rimasta senza energia, Beresheet non sarà del tutto inutile. Montato sul veicolo spaziale c’è, infatti, un retroriflettore laser, un dispositivo composto da una serie di specchi che non richiede alimentazione, e può essere utilizzato per le comunicazioni spazio-terra tramite Deep Space Network (DSN) della NASA. La NASA, infatti, ha fornito il dispositivo a questa missione come parte di un accordo con SpaceIL, che avrebbe consentito alla società israeliana di utilizzare il DSN per la sua futura missione lunare.


A bordo del lander Beresheet poi, è stata alloggiata una capsula del tempo. All’interno di questa capsula ci sono una varietà di “cimeli” israeliani.

Rassicuriamo eventuali seleniti che, almeno ufficialmente, non ci dovrebbero essere fantomatiche "arche dell'alleanza" o altre armi fornite da alcuna immaginaria divinità belligerante, così come non dovrebbero esserci, come già detto “in principio” (beresheet), rivendicazioni territoriali o esercizi di prelazioni su eventuali ricchezze lunari.

Già, perché il rinnovato interesse verso la Luna anche da parte dei privati, ha un interesse prettamente economico, più che scientifico.


La Cina, gli Stati Uniti, così come la Russia e l’Europa sono interessate, sia attraverso compagnie private sia con agenzie spaziali governative, a tornare sul nostro satellite per riuscire a sfruttarne nei prossimi decenni, le ricchezze minerarie (l’elio3 in particolare).

Sono molti i progetti già avviati e finanziati, che intendono realizzare la costruzione di stazioni orbitali lunari e basi lunari permanenti.

Insomma, nei prossimi decenni la Luna potrebbe diventare piuttosto trafficata.


Con tutto questo trafficare, mercanteggiare e commerciare, volete che prima o poi non ci sarà la necessità di avere un istituto di credito anche sulla Luna o, addirittura, di coniare una nuova moneta?

Vuoi vedere che il reale obiettivo della sonda di Sion, sia quella di creare i presupposti per la costruzione della prima banca centrale lunare per controllare l’economia anche lì?


Forse è solo una suggestione derivante dall’esame del contenuto della capsula del tempo.

La capsula del tempo presente all’interno di Beresheet è un enorme database digitale noto come Arch Lunar Library, un progetto della fondazione senza scopo di lucro di Arch Mission.

La biblioteca contiene milioni di documenti provenienti da tutto il mondo, dizionari diversi e enciclopedie, file digitali che contengono informazioni sul veicolo, canzoni ebraiche, opere d'arte create da bambini israeliani e una foto di Ilan Ramon, il primo e unico astronauta di Israele morto nella tragedia dello Shuttle Columbia (esploso durante il rientro sulla Terra il 1 febbraio 2003), oltre all’immancabile copia libro (o meglio, di quella raccolta di libri) di ambigua interpretazione, che racconta i rapporti passati tra il popolo ebraico e un’entità dispotica e sanguinaria considerata divina. Sì, stiamo parlando dell’Antico Testamento biblico.

Non a caso le principali religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islamismo) che fondano il loro credo su questo libro (o buona parte di esso), si sono poi macchiate, seguendo l’esempio o gli ordini di questa “entità”, di stermini ed eccidi nel corso di tutta la storia umana, fino ai giorni nostri.


Tutte queste informazioni, compresa l’intera copia della Bibbia ebraica, sono incise a laser su tre monete, ciascuna delle dimensioni di una moneta da 2 euro (foto qui sopra).


Yonatan Winetraub, un co-fondatore di SpaceIL ha commentato:  "Sarà il manufatto più pieno d’informazioni a raggiungere il suolo lunare e resterà lì per le generazioni future che, se un giorno riusciranno a recuperarlo, potranno vedere com'era la Terra nel 2019" (almeno dall’ottica di Sion NDR).


Nell’attesa di vedere se la sonda israeliana riuscirà o no a completare la sua missione, vogliamo augurarci che la compagnia privata abbia, al pari delle altre agenzie spaziali governative, rispettato i rigidi protocolli di sterilizzazione della sonda. Questo per evitare che la “vita terrestre” giunta lì fortuitamente (processo noto in astrobiologia con il nome di "forward contamination").

Se così non fosse, ci sentiamo di mandare un sentito messaggio di solidarietà a eventuali seleniti, dicendogli: “Ci dispiace, la maggioranza dell’umanità non voleva contaminare la Luna. Vorremmo condividere solo le cose belle ma non possiamo controllare tutto”.

Speriamo non sia il "beresheet" della fine.



Autore Testo: Stefano Nasetti

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