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Scienza e informazione nell’epoca della comunicazione


Oggigiorno la quasi totalità dei mass media non informa veramente. Le informazioni presenti sui mezzi d’informazione tradizionali (giornali, telegiornali) sono assai poche. Le testate giornalistiche seguono logiche diverse da quella che contempla la sola diffusione delle pure notizie. L’aspetto guida della comunicazione, perché solo di questo si tratta, è trainato soltanto o prevalentemente da logiche che si concretizzano fattivamente in ascolti e/o copie vendute. Conseguentemente non vengono diffuse le notizie più importanti o utili, ma solo quelle che si ritiene possano attrarre maggior pubblico. Le informazioni che poi si tramutano in servizi o articoli, occupano una piccola parte di essi. La maggior parte dello spazio dell’articolo e del servizio, è riempito da commenti o ipotesi formulate dal giornalista che lo redige, spesso sulla base della logica sopra esposta, oltreché sulla base della linea editoriale, dettata dal caporedattore, dal direttore, dall’editore o dal proprietario del mezzo di informazione. Non sto dicendo che è sempre così, ma ciò accade più frequentemente di quanto si possa immaginare.

Possiamo quindi concludere che oggi, nell’era della connessione globale, dei social network con cui tutti possono dire la loro, c’è molta comunicazione e poca informazione.

Le notizie considerate funzionali a vendere copie o acquisire audience, vengono quindi oltremodo amplificate e ripetute per giorni, occupando anche gli spazi di approfondimento nei programmi televisivi pomeridiani o serali. Assistiamo dunque a notizie di cronaca che vengono trasformate in eventi mediatici, senza alcun motivo reale, come ad esempio nei casi riguardanti la cronaca nera. I casi degli omicidi di Avetrana, quello della piccola Yara Gambirasio o ancor prima quello di Cogne solo per citarne alcuni, ancor prima che la legge si pronunci sulla colpevolezza degli imputati, in base alle prove raccolte e alla verosimile ricostruzione dei fatti, occupano spazi di informazione in modo ingiustificato. Mediaticamente vengono diffuse ipotesi, spesso spacciate per notizie, sulla base di presunte indiscrezioni col solo scopo di fare audience. Lo spazio occupato in tal modo non trova giustificazione, anche quando ci sono dei piccoli passi avanti nelle indagini di polizia o nell’iter dei processi in corso.

Indipendentemente dal fatto che si possa ritenere che sia solo questa la logica che guida l’informazione, o che al contrario si possa pensare che dietro ci sia la volontà di distogliere l’attenzione della popolazione dalle cose veramente importanti per meglio poter esercitare e conservare il proprio potere, da tale processo ne escono penalizzate tutte quelle informazioni e notizie considerate “poco trainanti” in termini di ascolti e copie vendute, ma che invece potrebbero avere una valenza certamente maggiore nel proseguo della nostra esistenza e quella dell’intera umanità in generale.

Le notizie di carattere scientifico sono certamente tra quelle più penalizzate, ovviamente con delle eccezioni. Conseguenza ne è che gran parte della popolazione non ha la corretta percezione del progresso scientifico, e questo ha ripercussioni sul modo di agire delle persone.

Un esempio su tutti potrebbe essere quello relativo alla percezione che comunemente si ha riguardo i progressi della ricerca sulle malattie rare o sui tumori. Spesso le scoperte ed i passi avanti che vengono fatti, non hanno adeguato risalto. Su giornali, radio e TV, si da spazio alla ricerca scientifica e se ne parla genericamente, soltanto in occasione delle varie campagne di raccolta fondi che a turno una volta l’anno, chiedono un contributo economico alla ricerca, “regalando” come ringraziamento arance, bonsai, azalee, ecc.

Questo atteggiamento dei mass media, si concretizza nei discorsi della gente comune, con l’idea che i fondi raccolti con queste campagne e donati spontaneamente dalla popolazione, non si tramutino effettivamente e  proporzionalmente in concreti progressi nella comprensione e nella cura delle varie malattie. Comincia quindi a diffondersi l’idea che contribuire alla ricerca, effettuando donazioni in denaro sia una pratica inutile. Se si indaga però più approfonditamente, ci si può rendere conto che i frutti della ricerca sono molti e che probabilmente nell’arco di pochi anni, consentiranno di mettere a punto cure più efficaci, meno invasive e più mirate.

Per fare un esempio riportò qui di seguito le principali scoperte o invenzioni, intervenute soltanto negli ultimi 12 mesi per quel che riguarda la lotta ai tumori. Quanto segue non riguarda soltanto gli aspetti della comprensione dei meccanismo di diffusione della malattia, ma anche sistemi di diagnosi e cura, alcuni dei quali già accessibili anche se soltanto in via sperimentale. Ma andiamo con ordine, cominciando dai passi avanti fatti nella ricerca per quel che riguarda la comprensione dei meccanismi che sottintendono al diffondersi della malattia e alla sua capacità di resistere alle cure tradizionali.

Nel settembre del 2014 è stato pubblicato sulla rivista Cancer Research, il risultato di uno studio effettuato dall’Istituto nazionale tumori di Milano. Lo studio ha aggiunto un tassello di vitale importanza, secondo gli esperti, per la comprensione dei meccanismi attraverso i quali il cancro si diffonde, che consentirà nell’immediato futuro di sviluppare farmaci in grado di contrastare lo sviluppo di metastasi. Lo studio infatti, ha focalizzato la sua attenzione sui tumori al seno, riuscendo ad individuare una sostanza, una proteina chiamata “osteopontina” quale fattore essenziale nelle molecole tumorali, per assicurarne la sopravvivenza anche nel caso di metastasi, rendendolo quindi più resistente all’attacco del sistema immunitario e dei farmaci chemioterapici tradizionali. Riuscendo a controllare la quantità di questa proteina attorno alle cellule tumorali, proteina che normalmente è già presente al di fuori delle cellule umane ed è coinvolta nel regolare diversi processi fisiologici, tra cui la stessa sopravvivenza cellulare, si potrà rendere le cellule tumorali e le metastasi meno resistenti alle varie cure.

Soltanto un paio di mesi dopo, nel Novembre del 2014, la rivista Cancer Cell, ha pubblicato il risultato della ricerca condotta in Australia grazie alla collaborazione di tre diverse strutture: l’Istituto Garvan di Sidney, il Peter MacCallum Cancer Center e il  Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research entrambi di Melbourne. Il gruppo di ricerca coordinato da David Thomas e Tony Papenfuss, ha scoperto che nel 3% di tutti i tumori, con particolare riguardo nei liposarcomi, nei sarcomi e in alcune forme di tumori del sangue e del cervello, sono presenti enormi molecole di DNA chiamate “neocromosomi”, derivanti dall’assemblaggio di diversi frammenti del genoma umano. Per tale peculiarità, queste molecole di DNA si sono meritate l’appellativo di DNA Frankestein, a richiamare il personaggio creato dalla scrittrice Mary Shelley. Questi tratti di DNA sono vengono creati dall’esplosione spontanea di alcuni cromosomi, che innescano così una consistente amplificazione genetica delle cellule che regolano lo sviluppo del cancro, garantendo dunque la sopravvivenza del tumore o la sua ricomparsa. Anche in questo caso, i ricercatori sostengono che la ricerca potrà portare a nuovi bersagli per le future cure anticancro.

Sempre nel Novembre 2014, sul Journal of American Chemical Society, è stato pubblicato uno studio effettuato dai ricercatori dell'Istituto Regina Elena (Ire) di Roma, coordinato da Annamaria Birocci, in collaborazione con l'università Federico II di Napoli. Questa volta i ricercatori hanno trovato il modo di bloccare una proteina, chiamata “Trf2”, che svolge un ruolo importante nella formazione dei tumori. Grazie alla sinterizzazione di una molecola chiamata “Apo42d” che legandosi ad un’altra proteina presente nel’organismo chiamata “Trfh”, riesce a bloccare la Trf2 fermando i segnali coinvolti nella formazione dei tumori. L’obiettivo è quello di giungere presto alla creazione di farmaci contenenti la molecola Apo2d, permettendo di arrestare la crescita dei tumori.

Nel Giugno del 2015, la rivista Cell ha pubblicato la scoperta effettuata dall'italiano Davide Ruggero, dell'università della California a San Francisco. Il gruppo di ricerca ha scoperto che è possibile “soffocare” i tumori, colpendo esclusivamente le cellule malate, dimezzando la produzione di una proteina, chiamata “eIF4E”, contenuta all’interno dei ribosomi presenti in tutte le cellule. La proteina alimenta la crescita delle cellule, comprese quelle tumorali. Gli esperimenti condotti anche su cellule umane coltivate in laboratorio, hanno dimostrato in modo inequivocabile, che dimezzare la proteina nelle cellule sane non crea problemi, mentre danneggia invece le cellule tumorali. In questo modo in pratica si riesce a bloccare la proliferazione delle cellule malate senza danneggiare quelle sane. La strategia si è rivelata efficace per molte forme di tumore, come quelli di polmone, prostata, cervello oltre ad alcuni linfomi e potrebbe aiutare a mettere a punto nuove terapie contro il cancro.

Nel Luglio del 2015 il Journal of Cell Biology, ha pubblicato la scoperta realizzata da un gruppo internazionale guidato dall’University College di Londra. L’equipe ha scoperto i meccanismi attraverso i quali le cellule tumorali riescono a diffondersi nei vari organi. I ricercatori hanno scoperto l'importanza di una molecola detta “acido lisofosfatidico” (Lpa). Questa molecola sarebbe infatti capace di trasformare le cellule in una sorta di stato liquido, rendendole capaci di viaggiare attraverso l'organismo, aiutandole quindi a fluire tra i tessuti del corpo. Lo studio ha anche permesso di comprendere come bloccare il Lpa, rendendo possibile lo sviluppo di nuove cure per contrastare la diffusione delle cellule tumorali.

Se quanto scritto finora evidenzia soltanto i progressi nella ricerca di cure sempre più efficaci, anche sotto il profilo della diagnosi sono stati fatti consistenti passi avanti.

E’ notizia di Settembre 2014, che la clinica Urologica del Policlinico Gemelli di Roma, ha iniziato i test per verificare la bontà dell’efficacia di un nuovo metodo diagnostico grazie ad un dispositivo che è costato poco più di 25 mila euro. L’ospedale romano è stato il primo in Italia ad avere a disposizione questa nuova apparecchiatura che richiede tra l’altro pochissima manutenzione. L’apparecchio è una sorta di “naso elettronico” in grado di scovare attraverso un semplice esame delle urine, i tumori alla prostata e alla vescica. Mentre consente un cospicuo risparmio economico per il Servizio Sanitario Nazionale, consente ai pazienti di evitare esami più invasivi e meno precisi come quello del sangue. Gli studi in merito pubblicati nel Maggio 2015 sul Journal of Urology, hanno dimostrato in linea di principio, che il dispositivo è efficace e riesce ad individuare e ad distinguere il tumore alla prostata dall’ipertrofia prostatica benigna, cosa che solitamente viene confusa con i normali test del sangue. A Roma le prime sperimentazioni hanno riguardato 100 pazienti con il tumore, per testare se effettivamente l’apparecchio era in grado di trovarli. Ad oggi il sistema è utilizzato parallelamente a quelli tradizionali.

Nel Febbraio del 2015, l’azienda biotech Cellular Research di Palo Alto, in California, ha reso noto attraverso la pubblicazione di un articolo sulla rivista Science, i risultati dell’efficacia di una loro invenzione. Grazie ad una nuova tecnica di sequenziamento del DNA, chiamata Next Generation Sequencing (NGS), è stato possibile “etichettare” con una sorta di “codice a barre molecolare” vari tratti del DNA. Comparando poi il DNA etichettato con quello di altre cellule simili con in DNA non etichettato, è stato possibile risalire all’attività di ogni singolo gene. Una tecnica molto sensibile, dunque, che permette di scovare anche cellule rare all'interno di un campione numeroso. La tecnica è considerata un importante passo avanti per la diagnosi precoce di malattie come i tumori.

Una tecnica simile è quella messa a punto dall’istituto Gervan di Ricerca Medica di Sydney, pubblicato sulla rivista Nature Methods nel marzo 2015. La tecnica di sequenziamento genetico chiamata “Capture Sequencing”, permette di esplorare il genoma umano con una risoluzione molto più alta di quanto finora ottenuto, con implicazioni "rivoluzionarie" per la ricerca e la diagnosi dei tumori, consentendo di scrutinare in un sol colpo centinaia di geni poco conosciuti, come i cosiddetti 'geni Frankenstein' implicati nella leucemia, nei linfomi e nei sarcomi

Queste nuove tecniche di sequenziamento del DNA, hanno prodotto subito risultati concreti nella diagnosi dei tumori.

Nell’Aprile del 2015 sulla rivista Lancet Oncology, è stato pubblicato il risultato dello studio effettuato dal National Cancer Institute degli Stati Uniti. Grazie all’utilizzo delle nuove tecniche di sequenziamento genetico, è stato possibile diagnosticare un tumore e prevedere recidive, attraverso un semplice esame del sangue. Nello studio, condotto su 126 pazienti con la più comune forma di linfoma, il test ha previsto la ricomparsa del tumore con oltre tre mesi di anticipo rispetto alla tac, e identificato i pazienti che probabilmente non avrebbero risposto alla terapia. L’obiettivo dei ricercatori è quello di arrivare, tramite l'analisi del sangue, a capire se la terapia effettuata sul paziente sta funzionando, e se il tumore sviluppa delle resistenze. I trattamenti inefficaci potrebbero così essere abbandonati velocemente, contenendo gli effetti collaterali e permettendo ai medici di cercare alternative. Ogni cancro ha una mutazione genetica e con questo metodo è possibile monitorarla utilizzando l’analisi del sangue come una sorta di biopsia liquida, evitando interventi chirurgici al solo scopo diagnostico.

Contemporaneamente, nel marzo 2015, presso l'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) in provincia di Forlì, è stato inaugurato un innovativo macchinario all’avanguardia in Europa, per la diagnosi e cura dei tumori. L’apparecchiatura chiamata Rm 3Tesla con sistema Hifu (High-Intensity Focused Ultrasound), ha una potenza doppia rispetto alla risonanza standard e ciò permette di individuare lesioni tumorali di solo un millimetro quando in genere sotto i 5 millimetri non sono monitorabili. Non solo, è possibile analizzare meglio i tessuti compresi quelli molli. L'innovativo macchinario è inoltre in grado di registrare gli aspetti di funzionamento degli organi. Si tratta quindi di una sorta di super risonanza magnetica combinata con un macchinario che emette ultrasuoni ad elevata intensità. L’apparecchio svolge dunque una duplice funzione. Sotto l’aspetto diagnostico oltre a quanto già detto, è infatti in grado di monitorare il flusso del sangue e come i farmaci si diffondono nei vari organi, rendendo possibile studiare le alterazioni che fegato e cuore subiscono a causa della tossicità dei chemioterapici e correggere i dosaggi prima che si verifichi un danno permanente. Sotto l’aspetto curativo la nuova super risonanza è in grado di  “bruciare” con precisione, in modo non invasivo e con effetti collaterali quasi assenti, le cellule maligne, consentendo di migliorare le condizioni di salute del paziente oggi invece duramente provate dalla tossicità della chemio e della radioterapia. Il macchinario è entrato a pieno regime nel mese di aprile e la sperimentazione che ha lo scopo di valutare l’accuratezza diagnostica, la sicurezza, la tollerabilità, il confort e il rapporto costo-efficacia, durerà tre anni. Chiunque potrà subito avere accesso a questa nuovo macchinario, a patto che abbia i requisiti per la sperimentazione.

Infine un ultima notizia, dell’aprile 2015, relativa ad un brevetto messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, riguardo le proprietà di una pianta con un elevata efficacia dal punto di vista antitumorale. Si tratta di un arbusto  spinoso proprio della regione del Molise. Si chiama Prunus spinosa trigno, ha dei piccoli frutti di colore blu e veniva usato fino ad ora per produrre un liquore, il Trignolino. Lo studio condotto dall’ISS ha scoperto che l’estratto di questa pianta, se addizionato con una particolare miscela di amminoacidi, è in grado di  uccidere il 70-78% delle cellule tumorali, utilizzate per i test in vitro, nell’arco di sole 24 ore e di inibirne la proliferazione. I test hanno già dimostrato la non tossicità del composto, tant’è che l’autrice della scoperta Stefania Meschini, assieme all’ISS e all’azienda che produrrà il composto, hanno depositato il brevetto della miscela chiamata Prunus-Can. Il nuovo farmaco, dopo essere stato ulteriormente testato dal'Iss nella formulazione di integratore, è stato reso disponibile, in vendita nelle farmacie su indicazione medica, a partire dai mesi di maggio-giugno 2015. Vista l’importanza della scoperta, è stato ottenuto che il prezzo a confezione sia assolutamente accessibile, intorno ai 20 euro.

Di tutte queste notizie, quante hanno avuto il dovuto risalto e spazio nell’ambito dei principali telegiornali nazionali sulle reti pubbliche e private? Forse un paio potrebbero essere state menzionate nelle rubriche di approfondimento specialistiche che seguono talvolta alcuni telegiornali, altre potrebbero aver trovato spazio nei Tg regionali o forse potrebbero aver avuto un trafiletto su qualche pagina interna dei quotidiani generalisti o, ancor peggio, aver trovato spazio soltanto nelle edizioni on-line delle testate.

Certamente è sconcertante che all’interno dei telegiornali non venga dato adeguato spazio alle notizie di carattere scientifico come queste (ma ciò vale anche per quelle riguardanti le scoperte tecnologiche in tema di energia, ambiente, biotecnologie, astronomia, ecc.), mentre sempre più spesso i telegiornali trovano spazio per “promuovere” il programma, solitamente di intrattenimento, di prima serata della rete televisiva.

Se questo atteggiamento fa sorgere idee sbagliate nelle persone, rendendo oscuro e misterioso il progresso scientifico e la comprensione del mondo in cui viviamo, allora bisogna cominciare a porsi domande e cercare autonomamente risposte, cambiando se necessario il nostro punto di vista.


Autore Testo: Stefano Nasetti


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