Quel verde pallido e sbiadito sul tricolore italiano



Avvertenze: questo articolo tratta di valori e principi e parla di fatti concreti, pertanto potrebbe non essere compreso da tutti. È poi un articolo lungo (la conoscenza e la consapevolezza necessarie per difendere la propria libertà possono costare un po’ di fatica). Non è adatto dunque ai dissonanti cognitivi e/o agli analfabeti funzionali che spesso hanno la soglia di attenzione solo di pochi minuti.

Sono consapevole che questo porterà la maggioranza delle persone a leggere solo in parte o a non leggere quest’articolo, ma non essendo in cerca di popolarità o cose simili, sarò felice di sapere se anche soltanto una persona avrà avuto l’amor proprio di provare a capire di più o anche soltanto di aver provato a vedere le cose da un punto di vista diverso.

Non per me, ma per se stesso.

L’intento, infatti, è solo quello di informare e non di convincere.

Mi rivolgo dunque a quelli che prediligono il “sapere” al “credere”.

Buona lettura.


“La libertà deriva dalla consapevolezza, la consapevolezza dalla conoscenza, la conoscenza (anche) dall’informazione, dallo studio e dalla lettura senza pregiudizi” (Stefano Nasetti.)


La bandiera è il simbolo distintivo per antonomasia.

È usata in molti ambiti ma sempre con la stessa finalità.

Ancor più dei moderni loghi, la bandiera serve per identificarsi e distinguersi da altri.

Tutti gli elementi della bandiera o contenuti in essa, hanno sovente un preciso significato e vengono scelti perché considerati sintesi di caratteristiche specifiche tipiche dei soggetti che rappresenta. Forma, dimensioni, colori contenuti nella bandiera o della bandiera stessa, la loro disposizione oltre agli eventuali altri simboli raffigurati sono in genere attentamente studiati. Ciò è ancor più vero quando parliamo di bandiere nazionali.

 

Esistono bandiere più complesse e articolate come quella degli Stati Uniti, quella del Brasile o di alcuni paesi del sud-est asiatico e bandiere apparentemente più semplici.

Ogni bandiera ha la sua storia. La bandiera d'Italia, comunemente conosciuta come il Tricolore, è il vessillo nazionale della Repubblica Italiana.

Tutti sanno che il tricolore italiano è una bandiera composta, così come dispone l’articolo 12 della Costituzione, da tre bande verticali di eguali dimensioni, di colore verde, bianco e rosso e verde (partendo dall’asta).

Nonostante la legge ne disciplini l’utilizzo e l’esposizione, tutelandone la difesa prevedendo il reato di vilipendio della stessa, ne prescriva l'insegnamento nelle scuole, non tutti ne conoscono la storia e il significato dei colori. L’attribuzione del significato ai colori della bandiera Italiana è importante, perché dovrebbe simboleggiare i principi o i valori che identificano il popolo italiano o a cui il popolo italiano dovrebbe fare riferimento.


Qual è quindi questo significato? In un’epoca di relativismo, e soprattutto alla luce degli accadimenti degli ultimi anni e dell’ultimo mese (marzo 2020), cosa rimane del significato originario di quei colori?

Quest’analisi ci permetterà di riflettere profondamente su ciò che il nostro Paese è diventato oggi, e di quanto si sia distaccato dagli ideali che si riteneva rappresentassero il sentimento comune del popolo italico, solo poco più di settant’anni fa.


Per meglio comprendere tutto questo, è innanzitutto necessario fare prima un po’ di storia.

In araldica (che può essere definita come “la scienza del blasone” cioè quella che “regola e governa la composizione degli stemmi”) ogni colore ha un significato specifico.

Il verde è simbolo della vittoria, dell'onore, dell'abbondanza.

Il bianco è utilizzato per rappresentare la purezza, l'innocenza, la giustizia e l'amicizia.

Il rosso, richiamandosi al sangue versato in battaglia, solitamente simboleggia il valore, l'audacia, la nobiltà e il dominio.


Ogni bandiera però ha la sua storia, e le vicissitudini in essa narrate sovente hanno influito sulla scelta dei colori, sulla loro disposizione e sul significato attribuito ai colori stessi. Questo è proprio il caso del Tricolore italiano, in cui la scelta dei colori verde, bianco e rosso NON si rifà al significato che questi hanno nella pluricentenaria “scienza araldica”.

Il periodo storico in cui ha fatto la sua prima comparsa e i motivi che ne hanno portato all’adozione, prima per il Regno d’Italia e poi, dal 1947 come bandiera della Repubblica Italiana, hanno, di fatto, determinato l’attribuzione di un significato diverso a ciascun colore. Il cambio di significato attribuito a ciascun colore della bandiera d’Italia, ha generato moltissima confusione nella popolazione, dando origine a spiegazioni diverse da quelle storiche, nel tentativo di trovare origine in fonti “poetiche”, letterarie e addirittura naturalistiche. La confusione è ormai tale da farne perdere a molti, la conoscenza del significato autentico.


Tra le spiegazioni più fantasiose ancora oggi molto diffuse, e senza alcun fondamento storico, c’è quella secondo cui i colori verde, bianco e rosso rappresenterebbero rispettivamente il colore dei prati e della macchia mediterranea, quello delle nevi delle montagne italiane e il sangue versato dai soldati italiani nelle molte guerre a cui hanno preso parte.

Facendo invece riferimento a fonti storiche ufficiali, l'origine dei colori che diventeranno poi quelli nazionali italiani, risale al 21 agosto 1789 a Genova, quando apparvero su una coccarda tricolore, per poi comparire sullo stendardo militare della Legione Lombarda l’11 ottobre del 1796.


La comparsa ufficiale del tricolore sul suolo italiano come bandiera identificativa di uno stato nazionale e sovrano invece, avvenne per la prima volta il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, quando fu adottato quale bandiera della Repubblica Cispadana, sulla scorta degli avvenimenti susseguenti alla rivoluzione francese (1789) che aveva propugnato, oltre i suoi famosi ideali (uguaglianza, fratellanza e libertà), anche il diritto all’autodeterminazione dei popoli. È proprio in ricordo della prima apparizione del tricolore a Reggio Emilia che dal 1996, lo Stato italiano dedica alla sua bandiera la festa del Tricolore, il 7 gennaio di ogni anno.


Fu poco dopo gli eventi rivoluzionari francesi, infatti, che anche in Italia iniziarono a diffondersi estesamente gli ideali d’innovazione sociale, proprio sulla scorta della propugnazione della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789.

Anche nella politica italiana i moti francesi ebbero un impatto rilevante, con i primi fermenti patriottici indirizzati all'autodeterminazione nazionale.

Non a caso la bandiera francese blu, bianca e rossa diventò il primo riferimento dei giacobini italiani e fonte d’ispirazione per la creazione di un vessillo identitario italiano.

È abbastanza evidente che, come somiglianza, il tricolore italiano derivi da quello transalpino, che nacque durante la rivoluzione francese dall'unione del bianco (il colore della monarchia) con il rosso e il blu (i colori di Parigi).

La bandiera francese divenne dunque simbolo del rinnovamento sociale e politico. Le gazzette italiane dell'epoca avevano poi creato confusione sui fatti francesi, in particolar modo sulla sostituzione del verde con il blu, riportando la notizia che il tricolore francese fosse verde, bianco e rosso.

Il verde fu poi mantenuto dai giacobini italiani perché rappresentava la natura e quindi metaforicamente, anche i diritti naturali, cioè l'uguaglianza e la libertà.


Dopo il 7 gennaio 1797, la considerazione popolare per la bandiera italiana crebbe costantemente, sino a farla diventare uno dei simboli più importanti del Risorgimento, che culminò il 17 marzo 1861 con la proclamazione del Regno d'Italia, di cui il tricolore assurse a vessillo nazionale, accompagnato sul bianco, dello stemma dei Savoia.

Durante il precedente periodo napoleonico, i tre colori avevano acquisito per la popolazione un significato più idealistico: il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso l'amore. Altre ipotesi, supportate però da scarsa documentazione storica, spiegano l'adozione del verde sulla bandiera italiana, ipotizzandone un tributo che Napoleone avrebbe voluto dare alla Corsica, dove nacque, oppure, come già accennato, a un possibile richiamo al verdeggiante paesaggio italiano.


Per l'adozione del verde esiste anche la cosiddetta "ipotesi massonica".

Anche per la massoneria, infatti, il verde era il colore della natura, emblema quindi dei diritti dell'uomo, che sono, infatti, naturalmente insiti nell'essere umano.

Il colore verde sul tricolore italiano, indipendentemente dall’origine giacobina, napoleonica o massonica che sia, sembra comunque poter essere ricondotto, fin dalla sua prima adozione, a simbolo di uguaglianza e libertà o, più generalmente, ai diritti fondamentali dell’uomo.


Nel periodo successivo, la caduta di Napoleone e la Restaurazione dei regimi assolutistici, si ripercosse anche sull'uso delle bandiere e delle coccarde: il tricolore italiano fu sempre più sostituito da quello francese, con il blu della bandiera d'oltralpe che prese il posto del verde nel vessillo italiano. Nonostante queste limitazioni, il tricolore verde, bianco e rosso ebbe un forte impatto sull'immaginario collettivo degli italiani, diventando in poco tempo e a tutti gli effetti, simbolo inequivocabile d’italianità. Il tricolore italiano entrò quindi in clandestinità, diventando simbolo dei fermenti patriottici che iniziarono a serpeggiare in Italia, la cui stagione è conosciuta come Risorgimento.


Con l’unità d’Italia prima (nel 1861) e con la proclamazione della Repubblica poi (nel 1946), il tricolore italiano fu mantenuto. Secondo la maggioranza degli storici quindi, il significato dei colori della bandiera italiana è il seguente: il verde simboleggia i diritti fondamentali dell’uomo, in particolar modo l’uguaglianza e la libertà; il bianco la fede (non solo verso la patria ma anche in senso religioso, poiché l’influenza della chiesa cattolica è stata sempre molto elevata nel nostro Paese); il rosso simbolo di amore verso la patria e del sangue versato come estremo sacrificio per proteggerne l’identità e dunque gli ideali.


La bandiera tricolore ha attraversato più di due secoli di storia d'Italia, salutandone tutti gli avvenimenti più importanti. Dopo oltre settant’anni dall’adozione del tricolore come bandiera della Repubblica Italiana possiamo fare un bilancio e vedere se i principi e i valori rappresentati dai colori verde, bianco e rosso sono ancora attuali e rispecchiano i valori del popolo italiano.


Per quanto sopra visto, è indubbiamente il colore verde quello più importante e rappresentativo del popolo italiano, sia per il significato che a esso è stato attribuito, sia perché è il vero elemento distintivo. Il colore verde è quello che, ad esempio, fa distinguere la bandiera italiana da quella francese, da cui traeva ispirazione.

Il verde è il colore che rappresenta i valori e i diritti fondamentali dell’uomo, come l’uguaglianza, la libertà di pensiero e di espressione, l’inviolabilità del corpo, e tutte le altre libertà fondamentali su cui si fonda il concetto di democrazia, declinato e poi attuato nelle varie forme di governo, in cui quella della repubblica parlamentare costituisce la forma più equa, almeno sulla carta.

La nostra carta costituzionale sembra aver accolto, almeno in apparenza, tutti questi valori, dichiarandoli inviolabili e inderogabili e prevedendo tutele normative molto rigide al fine di garantirne o scoraggiarne la messa in discussione. Ciò nonostante, negli ultimi venticinque anni, i diritti fondamentali sono stati fortemente messi in discussione, mediante leggi liberticide, antidemocratiche e incostituzionali, fatte accettare alla popolazione mediante vere e proprie campagne di propaganda mediatica e commistioni politiche con altri poteri dello Stato che avrebbero dovuto invece tutelare, secondo quanto disposto dalla costituzione stessa, tali valori.


La nostra epoca è ormai governata non soltanto da logiche di tipo consumistiche e da economie capitaliste orientate alla crescita indefinita e all’altrettanto assurda idea di privilegiare i bilanci a discapito dei servizi sociali e, più in generale, a quelli al cittadino, ma anche governata dall’ideologia progressista.

Questo micidiale mix, venutasi a combinare verso la metà degli anni ’90 con la fine della guerra fredda, ha portato nel corso degli anni a sgretolare i principi e i valori fondamentali e democratici. Questo perché il progressismo è intriso di quella forma di relativismo per il quale tutto ha un prezzo e può essere messo in discussione.

Questa visione si è sposata alla perfezione con l’individualismo proprio delle economie capitaliste e consumiste, provocando una diffusa e generalizzata perdita di qualunque valore fondamentale.


Oggi le persone valutano le situazioni esclusivamente sulla propria individuale convenienza del momento e non in un’ottica più ampia, che contempli il benessere sociale e quei principi e valori che dovrebbero guidare le azioni di ogni persona che si definisce democratica, e che in un contesto sociale e democratico dice di voler vivere.

Nel corso degli anni quindi, abbiamo assistito: a leggi che hanno messo in discussione la libertà di pensiero ed espressione (mediante l’introduzione del reato di opinione) basate sulla forma di discriminazione peggiore che possa esistere, quella del cosiddetto razzismo gnoseologico; a leggi che hanno aperto alla possibilità che uno Stato possa appropriarsi, anche se solo momentaneamente, del corpo del cittadino (obbligo vaccinale) e deciderne cosa farne, le stesse leggi che hanno aperto a forme di discriminazione fondate su presunte, ipotetiche e potenziali contagiosità dei cittadini considerati non più tali, ma "potenziali untori"; a leggi che hanno violato palesemente articoli costituzionali, come la possibilità di violazione della corrispondenza, introdotta attraverso l’autorizzazione alla raccolta sistematica e non necessariamente motivata di dati attraverso la tecnologia (legge sull’intercettazione e sui Trojan di stato), che costituiscono oltretutto palesi violazioni di quello che è considerato, anche a livello internazionale, un altro caposaldo della democrazia, vale addire il diritto alla privacy.

Gli articoli della costituzione disattesi, poiché i diritti tutelati sono stati violati, nonostante fossero stati definiti inviolabili, solo da queste tre situazioni sono molteplici:


  • Art.2 che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo con particolare riferimento alla Dichiarazione dei diritti fondamentali e la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino;

  • Art. 3 che afferma che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione alcuna;

  • Art.13 che afferma che la libertà personale è inviolabile. In particolare al comma 3 punisce e condanna ogni forma di violenza fisica e morale sulle persone;

  • Art.15 che dispone che la corrispondenza è anch’essa inviolabile;

  • Art. 21 che afferma la libertà di manifestazione del pensiero con qualunque mezzo;

  • Artt. 33 e 34 che dispongono che la scuola è aperta a tutti.

Come se tutto ciò non fosse ancora abbastanza, con “l’emergenza coronavirus”, si è permesso a chi ci governa di fare un altro passo verso la trasformazione della Repubblica in stato totalitario, calpestando ogni principio e ogni contrappeso tra i poteri dello Stato, che era stato inserito nella costituzione italiana liberal-democratica.

La prima mossa del Governo infatti, è stata quella di dichiarare lo “stato di emergenza” e di emanare leggi speciali che consentissero a chi lo guida, di emanare provvedimenti normativi individuali. È stato così creato lo strumento normativo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (divenuto noto con l’acronimo di DPCM), non previsto dalla costituzione italiana. Questo provvedimento è, a tutti gli effetti, un atto autoritaristico individuale, in cui una sola persona (il Presidente del Consiglio dei Ministri) decide e dispone arbitrariamente cosa fare in ogni materia, anche in quelle come la sanità pubblica, di competenza delle Regioni.


Così facendo, una persona diventa il capo supremo di un Paese, aggirando anche quei provvedimenti collegiali, costituzionalmente previsti come i Decreti Legge (espressione di volontà del Governo inteso come organo collegiale composto da tutti i Ministri e presieduto dal Presidente del Consiglio), più immediati e veloci per gestire un'emergenza, rispetto alla classica emanazione di una legge e/o di un decreto legislativo che prevedono l'intervento del Parlamento quale massimo organo rappresentativo del popolo.

La spiegazione stessa portata dal Presidente del Consiglio per l’emanazione di leggi speciali, costituisce un atto incostituzionale, poiché si è detto più volte che” l’emergenza sanitaria da Covid-19” è equiparabile a uno “stato di guerra” e dunque necessità di leggi speciali. Ovviamente l’accostamento è improprio dal punto di vista giuridico.

Ma volendo comunque far finta di nulla, la situazione non cambia.


Infatti, l’articolo 78 della Costituzione italiana riserva alle Camere l'esclusiva possibilità di dichiarare lo "stato di guerra" e di  conferire poi poteri speciali al Governo (e non a chi ne è a Capo), che dunque non può arrogarsi tale diritto in modo arbitrario, com’è di fatto avvenuto. Come si è assistito in passato con l’ascesa al potere di ogni regime totalitario, anche in questo caso i successivi atti del Governo, e in particolar modo del Presidente del Consiglio, sono andati tutti nella direzione di andare circoscrivere i diritti democratici e fondamentali costituzionalmente previsti.


Con i vari Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono succeduti dal mese di marzo 2020 in poi, il Presidente del Consiglio ha violato diversi articoli della Costituzione.

Il primo DPCM ha disposto la chiusura di molte attività commerciali e lavorative in genere.

I successivi DPCM hanno via via aumentato il numero dell’attività economiche e lavorative temporaneamente vietate, in aggiunta a numerose limitazioni dei diritti fondamentali dei cittadini. Con questi atti, il Presidente del Consiglio ha contravvenuto ai seguenti articoli costituzionali:

  • Art.1 in cui si riconosce il diritto al lavoro come elemento centrale e fondante della repubblica (art.1 “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”).

L’articolo è stato violato disponendo la chiusura di gran parte delle attività lavorative;


  • Art. 3 comma 2, in cui si garantiva la parità di trattamento per l’esercizio del diritto al lavoro (“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

C'è stato palesemente un difforme trattamento poichè alcune attività sono state consentite, mentre altre no;


  • Art.4 in cui era disposto l’impegno della Repubblica a promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”).

Al contrario, con i DPCM sono stati inseriti ostacoli oggettivi all’esercizio di tale diritto, impedendo, ad esempio gli spostamenti sul territorio.


  • Art.5 in cui si riconoscono e promuovono le autonomie locali.

I vari DPCM hanno legiferato in materie (tutela della salute pubblica e organizzazione del territorio) che sono a esclusivo appannaggio delle Regioni.


  • Art.13 “La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità e urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori che devono essere comunicati entro 48 ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive 48 ore, s’intendono revocati e restano privi di ogni effetto”.

Il 2° comma vieta quindi qualsiasi forma di detenzione e/o ogni altro intervento restrittivo inserendo, proprio per l’importanza di tale diritto fondamentale, quella che in giurisprudenza è definita “doppia riserva”. La frase “… se non nei casi previsti dalla legge” costituisce una “riserva assoluta” mentre la riserva giurisdizionale viene rafforzata dalla necessità di motivare il provvedimento. Il Presidente del Consiglio dei Ministri non è un’autorità di pubblica sicurezza e non può disporre alcun tipo di restrizione alla libertà personale dei cittadini. Ancor più se opera in un regime di presunta emergenza, la cui fattispecie, tra l’altro, non rientra nei casi previsti dalla legge.  I DPCM che hanno disposto il divieto di uscire dalla propria abitazione, fatto salvo le eccezioni previste dagli stessi DPCM, sono quindi palesi violazioni di quest’articolo!


  • Art.16 libertà di circolazione, soggiorno ed espatrio.

“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. … Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo obblighi di legge”.

Si tratta di libertà strettamente connesse e dipendenti da quella personale (art.13) e anch’esse godono di una “riserva di legge rafforzata”, per quel che riguarda i limiti, che si manifesta dalle necessarie motivazioni di sanità e sicurezza che devono essere alla base dei vari e possibili provvedimenti limitativi.

Tuttavia numeri ufficiali alla mano, dati forniti dalle stesse istituzioni, come ampiamente documentato in un precedente articolo dal titolo “Speciale Coronavirus: il coronavirus svela le fake news di autorità e mass media” le motivazioni ufficiali, che fanno riferimento a esigenze di carattere sanitario che sarebbero alla base dei provvedimenti di restrizione contenuti nei DPCM, sono alquanto opinabili.

Le reali motivazioni “di carattere sanitario” non riguardano la reale pericolosità del virus in sé, quanto piuttosto l’incapacità dello Stato di prestare cure adeguate ai cittadini.

Ciò considerato quindi, i DPCM violano anche il presente articolo 16.


  • Art. 17 diritto di riunione “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per riunioni, anche il luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità che possono vietarlo soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”.

Quest’articolo dispone che i motivi per eventuali limiti a questa libertà sono principalmente due: 1) limite assoluto (sono cioè consentite tutte le forme di riunione se a scopo pacifico e senz’armi); 2) un’autorizzazione per l’esercizio delle attività, se tali riunioni sono alla base di essa. Unico altro motivo è quello di sicurezza e incolumità pubblica.

Nei DPCM, il Presidente del Consiglio impedisce invece qualunque forma di aggregazione senza distinzione alcuna.


  • Art.19 libertà di culto e religione. Quest’articolo recita “Tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto…”

Questo diritto è di fatto leso, con l’impossibilità di recarsi nei luoghi di culto e il divieto di assembramento.


  • Art. 21 Libertà di manifestazione del pensiero con qualunque mezzo.

Già lesa in passato dalle leggi che hanno introdotto il reato d’opinione (vedi leggi sul negazionismo), oggi questo diritto viene ulteriormente calpestato,in considerazione dell’impossibilità di esercitarlo in luoghi pubblici assieme ad altre persone.


  • Art.24 difesa dei propri diritti.

Con la sospensione dei processi e delle udienze prevista nei DPCM, è stata circoscritta la possibilità di difesa dei cittadini. Anche se i termini di prescrizione sono stati sospesi, alcuni procedimenti considerati urgenti proseguono con delle sostanziali variazioni.

Ad esempio nei casi di carcerazione preventiva (quella cioè senza un giudizio definitivo, ma esercitata a scopo cautelare) la decisione di applicazione di tale provvedimento era in origine demandata a un consiglio di giudici. Con il DPCM invece, viene accentrata nelle mani di un solo soggetto, facendo venir meno l’equità di giudizio a garanzia del cittadino imputato. Si tratta ovviamente solo di un numero di casi circoscritti.

Tuttavia con ciò si configura una palese violazione o limitazione del diritto di difesa oltre che e di quello ribadito nel successivo art.25 che dispone che “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”, poiché in questo caso, il giudice naturale sarebbe il "collegio di giudici "e non un singolo giudice.


  • Art.32La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

L’ammissione alla violazione di questo diritto, è stato, di fatto, apertamente dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri e da vari altri Ministri del Governo, nel momento dell’emanazione di primi DPCM. Infatti, come da loro stessi dichiarato, la reale motivazione per le restrizioni contenute nei DPCM è quella di "evitare il collasso del sistema sanitario nazionale", non più in grado di garantire le adeguate cure ai cittadini, come da disposizioni costituzionali. I motivi di tale inadeguatezza strutturale sanitaria, li ho già esposti nel succitato e precedente articolo. Rimando pertanto a esso l’approfondimento di questo punto. Lo Stato dunque, non è in grado di adempiere il proprio dovere ledendo i diritti dei propri cittadini. Poco vale, ovviamente, che ciò sia stato pubblicamente e ufficialmente ammesso, o che l’attuale governo sconti gli errori della politica fatti negli ultimi venticinque anni. 


  • Art. 33 e 34 riguardo il diritto di accesso alla scuola e all’insegnamento.

La chiusura di scuole e atenei ha di fatto reso complesso l’accesso all’insegnamento, considerato il fatto che, nonostante viviamo in un epoca incui la tecnologia è alla portata di tutti, non tutte le persone o le famiglie dispongono di dispositivi adeguati per l’accesso all'istruzione a distanza. Con la chiusura senza alcun preavviso delle università e delle scuole di ogni ordine e grado, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha di fatto posto ostacoli all’esercizio del diritto all’istruzione, non consentendo alle scuole e/o alle università di organizzarsi dal punto di vista logistico e tecnologico, inpedendo oltretutto ai  cittadini di procurarsi eventualmente mezzi tecnologici per l’accesso, vista l’impossibilità di acquistarli nei negozi, chiusi per legge.

A ciò si aggiungono rinvio del referendum e sospensione a tempo indeterminato di ogni altra consultazione elettorale sia locale, sia nazionale.


Alla luce di tutte queste violazioni, possiamo senza alcun timore affermare che la Costituzione Italiana è, di fatto, stata sospesa, ma la stragrande maggioranza delle persone, completamente in balia dei mass media mainstream, non ha quasi battuto ciglio.

D’altro canto, come detto in precedenza, nel corso degli anni è stata costruita una società piena d’individui completamente privi di spirito sociale e svuotati di ogni valore.

Le persone che costituiscono l’odierna società sono, senza alcun dubbio, mediamente più acculturate rispetto a quelle presenti nel nostro Paese alla fine del secondo conflitto mondiale. Ciò nonostante, risultano mediamente meno consapevoli, e quindi meno capaci di difendere i propri diritti fondamentali o i valori propri di quella società democratica in cui sono nati e cresciuti. Come spesso amo ripetere il titolo si studio non è sinonimo di cultura, la cultura non è sinonimo d’intelligenza. L’intelligenza è spesso la capacità di osservare e vedere le cose anche da altri punti di vista” non solo quelli proposti o imposti dalle autorità e dai mass media.


Questo perché conoscere non basta, è necessario essere consapevoli, perché, come diceva il filosofo cinese Han Fei Tzo, “il difficile non è sapere una cosa, ma saper far uso di ciò che si sa”. Ma ciò ancora non basta. È necessario anche essere presenti a se stessi, evitando di vivere prevalentemente o esclusivamente in un mondo virtuale.

Non mi riferisco ovviamente soltanto all’utilizzo eccessivo dei social o in una propria costante presenza sul web, ma al prediligere la conoscenza oggettiva e quindi il mondo reale, a quella soggettiva, parziale e virtuale cioè alla visione del mondo proposta da autorità e mass media. Insomma, Conoscenza, Consapevolezza e Presenza sono le tre parole chiave per provare a mantenere la propria libertà”.


Le violazioni sistematiche protratte nel tempo di tutti quei diritti e valori fondamentali e che son alla base dei moderni paesi democratici, sono le medesime che si registrano in paesi come la Cina ad esempio, che autorità politiche, mass media mainstream e opinion leader (o “influencer” come qualcuno preferisce chiamarli oggi), non hanno problemi a definire “regimi autoritari o totalitari”! Quindi anche noi siamo in un regime totalitario non molto differente da quello presente in Cina.

In questo clima da regime totalitario, ci prepariamo a un nuovo passo in avanti, quello della geolocalizzazione del cittadino (ne ho parlato nel precedente articolo “Coronavirus+tecnologia: scacco matto alla liberta?") che equiparerà definitivamente il comune cittadino a un criminale.


Non è forse un caso che nel cosiddetto “Decreto Cura Italia”, decreto legge firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2020, sono stati disposti iter semplificati - fino al 30 giugno 2020- per la detenzione domiciliare di chi deve scontare una pena (anche residua) fino a 18 mesi (prevista dalla legge n.199/2010), con la previsione di "controllo mediante mezzi elettronici", il cosiddetto "braccialetto elettronico", per pene comprese tra 7 e 18 mesi. Nel decreto legge "Cura Italia" vengono confermate - all'articolo 123 - le misure giustificate per "alleggerire" il sovraffollamento carcerario in questo momento di emergenza sanitaria.

Sebbene siano esclusi dal beneficio i reati più gravi (quelli indicati dall'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario), i maltrattamenti in famiglia e lo stalking, si tratta in altre parole di un’altra evidenza dell’incapacità dello Stato di garantire i diritti ai cittadini onesti assicurando la certezza della pena.


Con la prossima adozione delle app per geolocalizzare i cittadini, motivata dalla necessità di contenere l’epidemia di Covid-19 e in grado di verificare gli spostamenti dei cittadini dalla propria abitazione con l’accuratezza di pochi metri, al comune cittadino sarà riservato un trattamento non dissimile di quello previsto per un detenuto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Anche in questo caso, non si registrano obiezioni di sorta tra la popolazione, tra le forze politiche di maggioranza e opposizione, nei mass media o tra le autorità di altro tipo.

Anche questa volta è prevalsa la logica relativista che “il fine giustifica i mezzi”.

Nel frattempo in un clima da regime totalitario non potevano mancare le intimidazioni personali. Ne stanno facendo le spese diverse centinaia di migliaia d’italiani, che sono stati, e sono costretti ad ascoltare gli altoparlanti delle forze dell’ordine che, passando per le strade dei centri abitati non solo con le automobili ma addirittura con gli elicotteri (è avvenuto a Roma, nel quartiere di Ostia, video al momento ancora disponibili su Youtube), hanno invitato e invitano la popolazione a non uscire da casa, minacciando la denuncia e l’arresto per i trasgressori.

Ma l’intimidazione di stampo autoritaristico e dispotico (a ulteriore testimonianza della cessata esistenza della libertà di pensiero ed espressione) ha toccato pubblicamente anche alcuni virologi, che nei primi giorni dell’”emergenza sanitaria” avevano osato mettere in discussione la versione allarmistica ufficiale diramata dai mass media, dalle autorità politiche e da quelle scientifiche colluse con esse.

È il caso della virologa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che si è vista recapitare una diffida legale dall'associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) "per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche".


L'associazione Patto trasversale per la scienza (Pts) riunisce ricercatori, scienziati, clinici, divulgatori, giornalisti e avvocati, e "ha come principale obiettivo difendere i cittadini e la loro salute dalla pseudoscienza, dalle fake news medico-scientifiche, dai ciarlatani e da chiunque attenti alla salute pubblica". In realtà si tratta di un vero e proprio tribunale dell’inquisizione che agisce, come nella migliore tradizione orwelliana, sostenendo di difendere i cittadini mentre difende soltanto il proprio potere e, più in generale lo status quo.


La Mia frase sul virus come l’influenza? Altri virologi, ad esempio Pregliasco, hanno detto la stessa cosa, e lo diceva anche il direttore generale dell'Oms. In quel momento avevamo un piccolo focolaio a Codogno e due casi dalla Cina" spiega Gismondo. Ma "si attacca solo me, quando invece c'erano altre persone che dicevano le stesse cose - ribadisce - fra cui quella che firma la diffida. Vale la fonte o il contenuto?".

“Se chiedono a me di fare un passo indietro sulle mie dichiarazioni, devono farlo anche per quelle del virologo Pregliasco, di Ilaria Capua e del direttore dell'Oms” - aggiunge Gismondo – “Non devo dimostrare nulla perché quello che ho detto è pubblicato ovunque. La Capua, ad esempio, ha detto che questo virus diventerà come un raffreddore. Inoltre non sono mai stata in un tavolo governativo e non posso aver influenzato nessun decisione - prosegue la Gismondo - Ho espresso un mio parere e ho sempre detto quello che si sa sul coronavirus, ovvero che è un virus sconosciuto e potrebbe rivelarsi positivo o negativo a seconda del cammino che farà".

La Gismondo afferma il vero. Sia le sue dichiarazioni, sia quelle simili di Ilaria Capua e di altri virologi che poi hanno firmato la diffida, le avevo riportate nell’articolo Speciale coronavirus. Il fatto che soltanto lei sia stata minacciata, (perché questo tipo di diffida equivale a un ammonimento a cui segue spesso la radiazione dall’albo dei medici che significa fine (o quasi) della carriera di medico, almeno nel pubblico), è perché altri non sono al momento minacciabili.


Ilaria Capua ad esempio, anche lei perseguita in passato per dichiarazioni non in linea con l’opinione dominante della comunità scientifica, lavora ormai negli Stati Uniti.

Una diffida come quella ricevuta dalla Gismondo, non avrebbe alcun tipo di efficacia sulla Capua, ma anzi metterebbe in ridicolo il Pts, poiché la virologa italiana è stata insignita più volte di varie onorificenze per il suo lavoro scientifico. Si tratta quindi di una persona che non si può far passare pubblicamente per pseudo scienziata.

Come in ogni regime quindi, si colpisce innanzitutto il più debole.

Anche in questo caso, non c’è stata alcuna indignazione pubblica.

La popolazione sembra completamente in uno stato d’ibernazione sospesa.

Quanto ancora durerà quest’apatia generale?


Le autorità e tutti quelli che le appoggiano, sostengono che stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile chiamato Covid-19, che stiamo combattendo questa battaglia per salvare vite, per evitare un’epidemia simile a quella dell’influenza spagnola del primo dopoguerra, quando le vittime del virus furono maggiori di quelle della guerra stessa. Forse tra qualche mese cominceranno a rendersi conto che i provvedimenti estremi e dispotici presi in questi giorni rischiano di invertire la situazione verificatasi un secolo fa.

Il numero delle vittime di Covid-19 potrebbero essere inferiori a quello delle vittime provocate in conseguenza di tali privazioni, che stanno distruggendo l’economia d’interi paesi e mettendo in ginocchio persone e famiglie.


Come potrà riprendersi l’economia nazionale? Come potranno milioni di persone rientrare del mancato guadagno conseguente all’impossibilità di lavorare e sostentare la propria vita e quella della propria famiglia?


Il protrarsi di tali restrizioni non può che aggravare una situazione, già al momento critica. Che termini il 5 aprile (come annunciato inizialmente dallo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri) o che proseguano ancora per altre settimane o mesi, tra meno di 6, 8 o 10 mesi al massimo, cominceremo a contare le prime vittime di questo disastro.

Ne stiamo cominciando a vedere qualche esempio in questi giorni, con tentativi di assalto ai supermercati (in Sicilia) da parte di chi non ha più soldi per andare avanti.


Mass media mainstream, politica e autorità scientifiche saranno responsabili di ciò che accadrà, poiché con il loro comportamento, con le loro decisioni, con le loro affermazioni stanno piantando i semi di una guerra civile, che si scatenerà tra chi non avrà più nulla da perdere e chi invece, cercherà di rimanere nella legalità, avendo ancora qualcosa a disposizione.


Le cure in questi giorni proposte per rilanciare l’economia, rischiano altresì di peggiorare le cose. Le immissioni di liquidità in modo massiccio e incontrollato potrebbero allargare la massa dei poveri.

Tutte le merci sul mercato hanno un prezzo che è determinato dall’incontro tra domanda e offerta. A parità di domanda, se un bene diviene improvvisamente poco disponibile, il suo prezzo aumenta, poiché le persone sono disposte a pagare di più per averlo.

Per fare un esempio e senza andare troppo lontano, basta guardare ciò che è avvenuto con i prezzi di mascherine e disinfettante delle mani.

Se al contrario viene improvvisamente immessa sul mercato una quantità eccessiva di quel bene, il suo prezzo diminuisce. In questo il denaro non fa eccezione.

Ci troviamo già in una fase in cui i tassi d’interesse (che rappresentano il costo del denaro) sono ai minimi storici. Nei mesi scorsi, alcune banche del nord Europa offrivano mutui con tassi negativi. Chiedevano cioè la restituzione di una somma  priva di interessi e addirittura inferiore a quella erogata.


Immettere in un contesto come quello di oggi, una grande liquidità di moneta, significa svalutare la moneta stessa. Questo significa che i risparmi di milioni di persone rischiano di essere polverizzati con un click. Solo una mia opinione? Eppure lo abbiamo già visto durante i periodi bellici e post bellici nel secolo scorso.

Le soluzioni per il rilancio dell'economia dovranno dunque essere molto ben ponderate, per evitare il peggio.

Si dovrà forse arrivare a questo punto, per far sì che la popolazione con più nulla da perdere, cerchi di riottenere la libertà e quei diritti oggi negati?


Nella speranza che non si debba arrivare a questo punto, concludo costatando che i colori della nostra bandiera, con particolare riferimento al verde, simboleggiavano i diritti fondamentali dell’uomo, l’uguaglianza e la libertà.

Oggi a distanza di settant’anni possiamo dire senza timore di smentite, che il verde del nostro tricolore appare più pallido e sbiadito che mai. I diritti che esso rappresenta sono, di fatto, stati aboliti e/o continuamente calpestati. Erano una volta diritti considerati inalienabili e inderogabili a cui quel pezzo di carta ormai quasi senza valore, la nostra costituzione, riservava addirittura tutele rafforzate, a rimarcarne l’importanza.


In questi giorni molte persone hanno esposto la bandiera italiana alle finestre.

Su iniziativa di alcuni Comuni, il 31 marzo prossimo le bandiere italiane sugli edifici pubblici saranno esposte a mezz’asta in segno di lutto per le vittime del Covid-19.

In realtà sono tutti i cittadini ad essere vittime, perchè la libertà e morta.


INVITO TUTTI COLORO CHE HANNO ESPOSTO IL TRICOLORE O CHE LO ESPORRANNO NEI PROSSIMI GIORNI E FINCHE’ LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’ NON SARA’ RIPRISTINATA, A COPRIRE IL COLORE VERDE, COME SEGNO DI PROTESTA CIVILE VERSO LA PRIVAZIONE DI QUEI DIRITTI FONDAMENTALI E DEMOCRATICI CHE ESSO RAPPRESENTAVA E RAPPRESENTA.

Almeno questa piccola fatica potete concederla a voi stessi, ai vostri figli ai vostri concittadini.


Autore articolo: Stefano Nasetti


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