Non siamo qui per caso


Con il passare del tempo, sono sempre più numerosi i risultati di ricerche scientifiche condotte da prestigiosi enti di ricerca in tutto il mondo, che confermano che non siamo qui per caso, e che la teorie dell’evoluzione proposta oltre un secolo fa da Charles Darwin, non può essere applicata all’uomo.


Fracis Crick, premio Nobel per la scoperta della molecola del DNA, diceva che il DNA non si può essere sviluppato in modo casuale in così poco tempo, cioè da quando le condizioni idonee alla vita, in termini di temperatura, protezione dalle radiazioni solari e cosmiche, si sono verificate sulla Terra. Fino ad oggi si riteneva che tali condizioni si fossero verificate circa 600 milioni di anni dopo la formazione del pianeta. Ora questa data è stata addirittura spostata in avanti, riducendo il tempo a disposizione per lo sviluppo spontaneo di tale molecola, e conseguentemente, riducendo di fatto la probabilità che lo sviluppo sia avvenuto casualmente come sosteneva Darwin.

La notizia in questione è quella pubblicata nello scorso mese di Ottobre 2015, sulla rivista scientifica Nature, a seguito dei risultati di una ricerca condotta da Andrew Biggin, che ha coordinato un gruppo dell'università britannica di Liverpool.


Analizzando le “impronte” lasciate dal campo magnetico, intrappolate nelle rocce in formazione miliardi di anni fa, i ricercatori sono riusciti a datare il momento di cristallizzazione del nucleo interno della Terra. La Terra infatti, si è formata circa 4,5 miliardi di anni fa. Inizialmente come tutti gli altri pianeti in formazione (proto pianeti), era un ammasso di roccia incandescente che nel corso del tempo ha cominciato a raffreddarsi. I materiali più pesanti sono scivolati verso il centro della Terra, mentre quelli più leggeri sono rimasti negli strati più esterni, determinando di fatto una struttura simile a quella di una cipolla. Il nucleo della Terra è infatti costituito da una sorta di sfera metallica solida, delle dimensioni all’incirca di Plutone. Attorno al nucleo è presente invece uno strato liquido fatto principalmente di ferro e nichel. La differenza tra la composizione e lo stato dei materiali, fanno si che essi ruotino a velocità differenti, generando il campo magnetico della Terra che, come detto in uno dei post precedenti, come fosse uno scudo invisibile, difende la Terra e tutti gli esseri viventi su di essa, dalle pericolose e letali radiazioni solari.

Ebbene dai risultati della sopra citata ricerca è emerso che il nucleo della Terra e dunque il campo magnetico da esso generato, si è formato “solo” 1,5 miliardi di anni fa, vale a dire che è presente soltanto da un terzo della vita del Terra. Conseguentemente, da ciò se ne deduce che soltanto a partire da questa periodo, si sono cominciate ad avere quelle condizioni che sono oggi ritenute essenziali per lo sviluppo della vita.


Se già prima alcuni genetisti del calibro del premio nobel Crick, ritenevano assai improbabile se non impossibile lo sviluppo spontaneo e casuale della molecola del DNA, ora addirittura con la metà del tempo utile a disposizione, la teoria dell’evoluzione spontanea di questa molecola, appare del tutto inattendibile.

"È una scoperta che potrebbe cambiare la nostra conoscenza dell'interno del pianeta e la sua storia", ha spiegato Biggin, uno degli autori della scoperta, “Da quel momento la superficie della Terra ha iniziato a essere protetta dalle radiazioni solari più pericolose favorendo la vita fuori dagli oceani”.

Dunque possiamo certamente concludere che se la vita non si è formata spontaneamente sulla Terra, allora è giunta dallo spazio. Ma la domanda è: vi è giunta casualmente o è stata inviata o portata da qualcuno?

Le risposte a queste domande possono avere ripercussioni su quello che oggi crediamo di sapere riguardo la storia dell’uomo e riguardo l’attendibilità di quanto sostenuto in merito dalle religioni.


Un nuovo indizio sul fatto che non siamo qui per caso, ci arriva da una ulteriore conferma al fatto che la Terra si sia formata da un impatto tra due pianeti. Il fatto è ormai noto alla scienza da una decina di anni. Illustri scienziati infatti, negli ultimi anni hanno trovato nelle rocce lunari (anche la Luna si è originata dal medesimo impatto), pesanti indizi a sostegno della teoria riguardo questa collisione cosmica. La notizia pubblicata nel Novembre 2015 sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), e che si deve al gruppo coordinato da Sylvain Petitgirard, dell'università tedesca di Bayreuth,che ha lavorato in collaborazione con il Centro europeo per la luce di sincrotrone (Esrf) a Grenoble, sembra fornire una prova addirittura illuminante riguardo la veridicità della collisone cosmica che ha originato il binomio Terra e Luna, per rispondere alla domanda sulle origini della vita.

Se apparentemente sembra non esserci un nesso tra le due cose, se si approfondisce la questione, ci si può rendere conto che in realtà la cosa è molto chiara.


I fautori della ricerca, hanno individuato, grazie alla luce sincrotrone, minerali fusi nella zona al confine fra nucleo e mantello, che si trova a 2.900 chilometri di profondità: la scoperta conferma per la prima volta che in quella regione si trova una grande quantità di magma. La presenza di questo oceano incandescente all'interno della Terra, era finora solo stata ipotizzata, sulla base dei dati registrati dalle onde sismiche. Nel cuore della Terra si nasconde dunque un antichissimo oceano di magma. Secondo i ricercatori, l'oceano di magma si sarebbe formato prestissimo nella storia della Terra, addirittura 4,5 miliardi di anni fa, e potrebbe essere stato generato dall'impatto di un pianetino delle dimensioni di Marte che ha fatto fondere la crosta e persino parti del mantello.


Tutto molto interessante, ma dov’è la connessione con l’origine della vita e dunque con tutte le domande ad essa connesse?

La connessione è nel fatto che la storia della formazione della Terra avvenuta dall’impatto tra un pianeta preesistente ed un corpo celeste più piccolo, come oggi la scienza ci conferma, benché ancora per noi oggi possa sembrare un qualcosa di inimmaginabile, non rappresenta una scoperta inedita.

La medesima storia è infatti presente in scritti antichissimi di oltre 4000 anni fa. Sono gli scritti lasciati, in caratteri cuneiformi incisi su tavolette di argilla, dai Sumeri. Questo popolo, ancora oggi considerato, forse a torto, la prima vera civiltà della Terra, nelle loro tavolette di argilla raccontano della creazione della razza umana avvenuta ad opera di visitatori dello spazio chiamati Anunnanki. Questi antichi visitatori o colonizzatori, avrebbero trasmesso ai Sumeri parte delle loro conoscenze in campo astronomico, compresa la storia della formazione del pianeta Terra e della Luna. Raccontano infatti dell’impatto tra un pianeta preesistente e una piccola luna (quindi un corpo di minori dimensioni della Terra) di un altro pianeta chiamato Nubiru.


Può tutto ciò essere considerato solo una bizzarra coincidenza? Come può un popolo antico come i Sumeri, conoscere oltre a molti pianeti del nostro sistema solare che noi abbiamo scoperto o riscoperto solo negli ultimi duecento anni grazie all’utilizzo dei telescopi, conoscere così nel dettaglio la circostanza dell’impatto che ha dato origine al nostro pianeta?



Autore Testo: Stefano Nasetti


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