La vita si è formata prima su Marte e poi sulla Terra?



La vita si è formata prima su Marte e poi sulla Terra?

Questa è la domanda che si pongono tutti gli astrobiologi a seguito della pubblicazione, il 24 giungo 2019, sulla rivista Nature Geoscience della ricerca scientifica dal titolo “Decline of giant impacts on Mars by 4.48 billion years ago and an early opportunity for habitability” (Declino degli impatti giganti su Marte di 4.48 miliardi di anni fa e una prima opportunità di abitabilità).

Oggi sappiamo con certezza che Marte, così come la Terra, è stato esposto a un periodo di bombardamenti meteoritici subito dopo la sua formazione. Il numero e le dimensioni degli impatti dei meteoriti sul pianeta rosso e sulla Terra diminuirono gradualmente dopo la formazione dei pianeti, diventando sempre meno frequenti e di minore entità, così da creare le condizioni ideali per consentire alla vita di svilupparsi.


Sebbene presentino caratteristiche simili (entrambi i pianeti sono rocciosi, si trovano alla giusta distanza dal Sole, hanno una quasi identica durata del giorno, hanno un’inclinazione simile dell’asse di rotazione il che fa sì che entrambi i pianeti abbiano le stagioni), Marte e Terra hanno dimensioni differenti e si trovano a distanze diverse dal Sole. Ciò ha fatto sì che, con ogni probabilità, abbiano cominciato a presentare condizioni favorevoli alla presenza di forme di vita, in momenti differenti.   Fino a pochi anni fa la domanda che fa da titolo a quest’articolo era quasi un’eresia, per la quasi totalità degli aderenti alla comunità scientifica.

Chiedersi se la vita si fosse formata su Marte prima che sulla Terra era considerata una follia e, chiunque avesse avuto il coraggio di formulare questa ipotesi, sarebbe (come in alcuni casi è stato) considerato un folle, screditato ed emarginato dai propri colleghi scienziati.

Come si poteva formulare questa domanda se l’assunto scientifico da cui tutta la scienza ufficiale partiva era quello che sul pianeta rosso non c'è mai stata vita?

Oggi, grazie alle tante missioni di esplorazione robotica sul pianeta rosso, conosciamo meglio ciò che si trova sul pianeta rosso e, nonostante l’annuncio ufficiale sul ritrovamento della vita marziana tardi ancora ad arrivare (arriverà ufficialmente solo nei prossimi anni, a seguito delle missioni Exomars2020 e Mars2020), evidenze che la vita ci sia stata e forse, ci sia ancora, sono ormai moltissime e, oserei dire quasi inequivocabili.

Ciò è ormai ufficiosamente chiaro in ambito scientifico.

Lo dimostra proprio lo studio appena pubblicato su Nature Geoscience, che si pone la domanda partendo dall’ormai certezza che la vita abbia fatto la sua comparsa anche su Marte. Lo studio è stato condotto sui grani minerali di antichi meteoriti che si pensa abbiano avuto origine negli altopiani meridionali di Marte, rimasti quasi del tutto immutati dopo essersi cristallizzati sulla superficie miliardi di anni fa. I campioni sono stati confrontati con quelli terrestri e lunari, per cercare caratteristiche da ricondurre agli impatti, come l’esposizione a pressioni e temperature intense. Utilizzando la microscopia elettronica e la tomografia con sonda atomica, il team di scienziati ha dimostrato che nessuno dei campioni di meteoriti marziani esaminati è stato esposto al limite di pressione shock in grado di limitare la vita (calcolato in 78 GPa).

Infatti, il 97% dei grani di meteoriti marziane esaminate presenta caratteristiche metamorfiche di scostamento da debole a nulla e nessuna sovrapposizione dal punto di vista termico, o evidenza di fusione causata da uno shock riconducibile a un impatto meteoritico. Al contrario, circa l'80% dei campioni di rocce studiati della crosta terrestre e lunare, mostrano invece le caratteristiche tipiche di giganteschi e successivi impatti meteoritici, occorsi a Terra e Luna diversi milioni di anni dopo quelli verificatesi su Marte.

Il gigantesco impatto che si pensa possa aver creato la dicotomia emisferica di Marte deve quindi aver avuto luogo più di 4.48 miliardi di anni fa, senza successivi bombardamenti cataclismici. Considerando i modelli di abitabilità termica, gli scienziati hanno quindi concluso che porzioni della crosta di Marte raggiunsero pressioni e temperature tali da rendere abitabile il pianeta rosso, già 4,2 miliardi di anni fa. L'inizio del periodo "bagnato" marziano, avvenne quindi almeno 500 milioni di anni prima della prima registrazione conosciuta della vita sulla Terra. L'abiogenesi precoce di 4,2 milioni di anni fa è ora sostenibile per entrambi i pianeti.

Lo studio è quindi importantissimo non solo perché implicitamente ci sta confermando, dandolo per scontato poiché parla di abiogenesi marziana, che sul pianeta rosso c’è stata vita, ma anche che questa sia comparsa con ogni probabilità prima che sulla Terra. La conclusione cui sono giunti gli scienziati arriva a giugno del 2019 benché, come detto, le evidenze erano ben chiare a chi avesse sufficiente conoscenza scientifica e nessun interesse personale da tutelare.

Non a caso nel mio libro “Il lato oscuro di Marte – dal mito alla colonizzazione”, in cui ho formulato ipotesi e spiegazioni esclusivamente sulla base di tutta una moltitudine di studi scientifici pubblicati riguardo al pianeta rosso negli ultimi 15 anni, un capitolo che proponeva il medesimo interrogativo.

Dopo oltre 100 pagine di esposizione, nel capitolo dal titolo “Marte culla della vita?” presentavo, con oltre un anno di anticipo (2018) rispetto alla ricerca appena apparsa su Nature Geoscience(2019), tutte le evidenze scientifiche, tratte solo da fonti ufficiali, che facevano (e fanno) propendere per una risposta affermativa al quesito.

Effimere soddisfazioni per chi come me, ha come unico intento, quello di far riflettere le persone sulla realtà del mondo che ci circonda.

Le informazioni che ho proposto nel libro, e che rafforzano ulteriormente quanto affermato oggi nello studio appena pubblicato su Nature Geoscience (che concorda anche sul periodo, 4,2 miliardi di anni fa, indicato sempre nel mio libro), ci dimostrano ancora una volta che chi tratta di scienza e lo fa in modo disinteressato, senza interessi personali, o di lobby da tutelare, può giungere alle giuste conclusioni, anche se ritenute in quel momento folli, solo perché provengono dall’esterno della comunità scientifica ufficiale o non da un’autorità scientifica. Al contrario, chi fa parte della comunità scientifica e opera principalmente nell’interesse personale o di lobby, si limita a fare affermazioni pubbliche solo riguardo ai suoi studi, evitando scientemente di considerare le conclusioni di altri colleghi.

E sia chiaro, la cautela non c’entra nulla! 

Così facendo infatti, evitano pubblicamente di trarre conclusioni “pericolose” benché oggettive e ovvie, soprattutto se queste contraddicono la teoria dominante. Come in questo caso, nessuna autorità ha fino ad ora affermato che esiste la vita extraterrestre e la vita marziana in particolar modo.

Nessuno ha detto chiaramente “Ci siamo sbagliati! Per decenni abbiamo raccontato balle sull’unicità della vita terrestre o sulla rarità di vita aliena”.

No, nulla di tutto ciò.

In ballo c’è la credibilità che le istituzioni e le autorità scientifiche, devono mantenere presso il pubblico. Ammettere errori marchiani o l’aver spacciato per decenni ipotesi evidentemente irragionevoli o opinioni personali per certezze scientifiche, potrebbe compromettere la propria reputazione e quella dell’intera categoria.

Dopo chi vorrebbe dare ancora credito a questi “scientifici bugiardi”? Chi finanzierebbe più le loro ricerche? Come potrebbero mantenere il proprio lavoro?

Per ciò, tutti rimangono “coperti e allineati”, in attesa che, come per l’annuncio del ritrovamento dell’acqua liquida su Marte fatto dalla Nasa nel 2015 (ma che la Nasa sapeva almeno dal 2008), qualche autorità non decida di “sdoganare” finalmente il concetto dell’esistenza di vita marziana, raccontando poi alla popolazione civile e dalla scarsa memoria, che questo era un qualcosa che la scienza ha sempre sostenuto.

Non a caso tutti gli articoli che continuano a susseguirsi e che, come in questo caso, sottintendono tacitamente che la vita marziana c’è stata, servono proprio a “ripulire” la reputazione della scienza e di molti scienziati, e a creare quelle condizioni necessarie affinché la credibilità della “scienza” non sia danneggiata o compromessa.

Questo perché alla gente le autorità politiche, così come scientifiche, insegnano a credere e non a sapere. La gente sviluppa quindi una sorta di bisogno cognitivo basato sulla fiducia incondizionata verso le autorità e un contrapposto scetticismo su chi di quel cerchio fiduciario non fa parte. La gente ha bisogno perciò di credere e non ha voglia di sapere.


Ma come dico spesso: chi sa non ha bisogno di credere e chi crede, non saprà mai. In attesa che tutto ciò accada, per chi ha voglia di sapere e non di credere, per chi vorrà conoscere il contenuto di tutte le prossime rivelazioni che legano l’uomo, la Terra a Marte riguardo al passato, il presente e il futuro non posso che consigliare la lettura del mio libro.

Autore Testo: Stefano Nasetti

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