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Il mistero (quasi) svelato del metano marziano.


L’origine misteriosa del metano marziano sta per essere ufficialmente svelata.

Le evidenze dei dati raccolti sul pianeta rosso sono ormai talmente tante che ogni spiegazione “convenzionale” all’origine del metano marziano non è più sostenibile.


L’annuncio potrebbe avvenire in tempi bevi ma, poiché le conseguenze della portata di tal evidenza sarebbero a dir poco rivoluzionarie non solo dal punto di vista strettamente scientifico ma anche sociale, più verosimilmente le autorità scientifiche la tireranno ancora un po’ per le lunghe, in attesa di trovare la “pistola fumante” sul pianeta rosso.

Ciò avverrà, se tutto procederà come previsto, alla fine del prossimo anno (2020) quando giungeranno su Marte le missioni di Esa e Nasa.


Ad avvisare i membri più conservatori della comunità scientifica del prossimo rivoluzionario annuncio è lo studio supportato dalla Canadian Space Agency e dal Mars Science Laboratory, pubblicato sull’ultimo numero (agosto 2019) della rivista Geophysical Research Letters. Nella ricerca, si spiega che gli scienziati hanno perfezionato le stime del gas presente nell’atmosfera di Marte, proveniente dall’enorme cratere Gale che vanta un diametro di circa 154 chilometri e un’età stimata di 3,8 miliardi di anni.

La scoperta è stata compiuta grazie ai dati messi a disposizione dal Trace Gas Orbiter della missione ExoMars dell’Esa e del rover Curiosity della Nasa.


Gli scienziati cercano di individuare la fonte del metano marziano da più di un decennio e la novità portata dal nuovo studio è che la concentrazione del gas sembra variare durante la giornata e non solo stagionalmente come già noto da anni.


In questi dieci anni, i ricercatori hanno presentato diverse ipotesi, all’inizio tutte in apparenza plausibili, sull’origine del metano.


Molte di queste, quelle che hanno subito e fino ad ora riscosso maggior consenso presso la comunità scientifica, erano quelle che vedevano il gas generato da reazioni chimiche tra le rocce (prima dell’annuncio della presenza di acqua su Marte), quelle che vedevano il gas periodicamente presente nell’atmosfera marziana come prodotto delle reazioni che avvengono tra rocce e acqua o da materiali in decomposizione che lo contengono (dopo l’annuncio del ritrovamento di vasti depositi d’acqua salata sul pianeta rosso) e quella che sosteneva la presenza di depositi di metano originatesi nel passato e liberati nell’atmosfera a causa di movimenti sismici (solo dopo che si è accettata l’evidenza di un’attività geologica, ancora presente), da attività vulcanica (ma il cratere Gale, dove è stato rilevato metano, non è di origine vulcanica) o dall’erosione delle rocce generata dal vento (ipotesi venuta a cadere non più tardi di un paio di mesi fa).


In ultima era stata contemplata anche l’ipotesi che il gas possa essere generato dalla presenza di alcuni microbi nel sottosuolo di Marte, che proprio come accade anche sulla Terra, possono sopravvivere senza ossigeno e rilasciano metano come parte dei loro rifiuti. Questa ipotesi benché fin dall’inizio fosse la più coerente con le rilevazioni e i dati raccolti, e fosse in grado di spiegare sia la circoscritta presenza del metano solo in alcune aree di Marte, sia la sua variabilità a livello stagionale, era stata quella meno presa in considerazione, se non addirittura scartata dalla comunità scientifica.


Questo perché avrebbe implicitamente stravolto tutte le affermazioni della comunità scientifica riguardo all’inabitabilità del pianeta rosso, oltre che cambiato per sempre uno degli assunti più longevi della storia, riguardo la visione centrale, preminente e quasi esclusiva della vita sulla Terra e dell’uomo in particolare.

Scoprire o meglio, accettare l’idea, che su un altro pianeta esiste una forma di vita extraterrestre, significa, di fatto, aprire la porta a tutta una serie di possibilità che oggi le autorità scientifiche (e non solo) hanno sempre rigettato.


Un primo colpo assestato alla prevalente teoria dell’origine abiotica del metano marziano era avvenuta lo scorso anno, quando gli scienziati avevano notato che le concentrazioni di metano cambiavano nel corso delle stagioni con un ciclo annuale ripetibile.


Da qui erano partite le nuove misurazioni, ancora più precise, che hanno permesso di calcolare un singolo numero per il tasso d’infiltrazioni di metano nel cratere Gale che equivale a una media di 2,8 chilogrammi al giorno marziano. I ricercatori sono stati  così in grado di conciliare i dati di ExoMars e di Curiosity che, all’inizio, sembravano contraddirsi a vicenda.


John Moores, uno degli autori del nuovo studio ha dichiarato: “Siamo stati in grado di risolvere queste differenze mostrando come le concentrazioni di metano erano molto più basse nell’atmosfera durante il giorno e significativamente più alte vicino alla superficie del pianeta durante la notte, poiché il trasferimento di calore diminuisce".


Il metano sarebbe quindi emesso costantemente durante l’intero Sol (giornata marziana), ma nelle ore di luce, complice la radiazione solare e il maggior calore, si diluirebbe rapidamente nell’atmosfera, sfuggendo alle rilevazioni delle sonde orbitali ma non ai rover presenti sul posto.


Sebbene lo studio non lo affermi esplicitamente, ciò è compatibile esclusivamente con l’ipotesi che il metano marziano sia realmente prodotto da forme di vita presenti nel sottosuolo marziano. Di fatto, procedendo per esclusione, è l’unica ipotesi plausibile e coerente con tutti i dati fon qui raccolti, che rimane sul tavolo. 


Come ricorda anche il portale dell’ASI (Agenzia spaziale Italiana e quello dell’house organ della stessa, la rivista Global Science) “… il prossimo anno la missione ExoMars 2020 dell’Esa potrebbe portare nuovi elementi a queste ricerche, con la possibilità di scavare in profondità nel sottosuolo fino a due metri, alla ricerca di eventuali forme di vita batteriche …” trovando così conferma che potrebbero essere queste ultime, (che saranno ufficialmente le prime forme di vita extraterrestri trovate) responsabili della produzione del metano.


A quel punto tutto ciò che la maggior parte delle persone pensava di sapere su Marte, sulla Terra, sull’origine della vita e la visione sul nostro posto nel nostro sistema solare e nell’universo, cambierà.

In molti saranno costretti a seppellire le anacronistiche teorie tradizionali e rivalutare possibilità o evidenze che ancora oggi, sembrano fantasie.


Del resto ormai si sa “la scienza avanza un funerale alla volta” (Max Plank).



Autore Testo: Stefano Nasetti

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