I preconcetti della scienza



C'era una volta, nella mente di tutte (o quasi) le persone, l'idea che la Scienza, quella con la "S" maiuscola, fosse un qualcosa di affidabile, sebbene avesse dei limiti di conoscenza.

Si pensava che i cosiddetti Scienziati, quelli con la "S" maiuscola, agissero nell'interesse collettivo, spinti da un fuoco quasi mistico che portava a mettere continuamente in discussione tutto, perché il vero premio finale era la conoscenza da mettere al servizio dell'umanità.

Il metodo scientifico basato su esperimenti e risultati, doveva guidare il progresso umano, togliendo sempre più spazio a interpretazioni forzate e strumentalizzazioni di ogni tipo.

Di questo mondo ideale, idealista e forse fin troppo idealizzato, sempre ammesso che sia mai esistito, oggi cosa rimane?


Se si analizza in modo critico la storia, la presunta oggettività nella valutazione di medesimi fenomeni o dati sembra, di fatto, non aver mai attecchito a sufficienza, se è vero com’è vero che la quasi totalità del settore scientifico vive di teorie (e non fatti) non del tutto certe e di dogmi inviolabili alla pari di quelli religiosi.

Una considerazione troppo severa?


Mentre in molti settori gli Scienziati, quelli con la "S" maiuscola (quelli che continuano a svolgere il loro compito con passione, facendo ricerca sul campo e senza aver timore di quello che potranno essere le conseguenze delle loro scoperte) sembrano ormai potersi contare con le dita di una sola mano, il resto dei settori scientifici è stato "occupato" da scienziati (quelli con la "s" minuscola), che si definiscono tali soltanto per gli studi accademici effettuati, mestieranti della scienza che si preoccupano prevalentemente, se non esclusivamente, del mantenimento delle proprie posizioni dominanti e della protezione e conservazione delle teorie accademiche tradizionali. Questi scienziati (con la "s" minuscola) ricoprono purtroppo ruoli di assoluta rilevanza, sovente non svolgono alcun tipo di ricerca sul campo, limitandosi a esprimere pareri (spesso con valore quasi di sentenze) sui lavori altrui, assurgendo al ruolo di detentori del sapere universale e orientando le idee e le opinioni di gran parte della popolazione mondiale, mossi soventemente da interessi economici d'industrie, governi e istituzioni anziché del benessere collettivo.


Molti sobbalzeranno dalla sedia ascoltando una critica così diretta e dura a una categoria apparentemente così "neutrale" e poco politicizzata o "corrotta" da logiche economiche, come quella scientifica.

Eppure non si può non evidenziare come tale faziosità preconcetta, sia continuamente manifestata anche di fronte a situazioni apparentemente identiche, valutate però in modo completamente opposto. Si potrebbero fare molteplici esempi ma onde evitare di prestare il fianco a interpretazioni di tipo politico, ritengo sia più opportuno proporre un qualcosa di apparentemente poco rilevante (anche se non è così) a livello d’incidenza sulla vita collettiva che può far ben capire come tale faziosità sia presente in tutte le cose, in quelle più marginali, figuriamoci in quelle ben più importanti e attuali.

Faccio un esempio abbastanza semplice da valutare, anche agli occhi di chi non è esperto della materia.



In molti avranno certamente visto almeno una volta, le pitture rupestri del paleolitico presenti nelle grotte di Lascaux in Francia o Altamira in Spagna. Le prime (vedi immagine) risalenti a circa 25-30 mila anni fa, rientrano nei siti protetti dall'Unesco giacché considerate Patrimonio dell'Umanità.

Secondo l'unanime interpretazione del mondo accademico, rappresentano scene di vita reale, descrizioni di momenti di un passato realmente accaduto, figlie di una mano tanto abile quanto semplice nella sua capacità di rappresentare il suo mondo.

Non si può che condividere tale scontata quanto oggettiva valutazione e interpretazione, figlia esclusivamente di ciò che è rappresentato.

Quanto può essere complesso interpretare dei disegni così chiari ed esplicativi, per quanto vecchi che siano?

Eppure le cose non sempre vano così.

" [...] Nel Sud Ovest dell'Egitto, in pieno deserto, nella località di Wadi Sura, sulle alture del Gilf Kebir, là dove 30.000 anni fa c’era un mare o un oceano, si trova una grotta di arenaria, oggi conosciuta con il nome di “Caverna dei Nuotatori”.

Anche se l’acqua non c’è più, così come nelle grotte di Altamira o Lascaux, sulle pareti della grotta sono impressi i ricordi della vita delle persone che vivevano qui[...]


Nella grotta di Wadi Sura osserviamo disegni stilizzati di scene di caccia e pesca, in cui sono raffigurati sia uomini, sempre armati di lance e reti, e sia uomini con la coda di pesce, anch’essi talvolta armati di lance, che a volte sembrano collaborare con gli uomini bipedi per la cattura di pesci enormi e in altre scene, sembrano combattere contro di loro. Benché le rappresentazioni della Grotta dei Pescatori siano sorprendentemente simili, sia nello stile e sia anche come periodo di realizzazione (paleolitico), a quelle rinvenute ad Altamira e Lascaux, l’archeologia ufficiale sostiene che si tratti delle più antiche immagini mitologiche fatte dall’uomo.

Questa difformità d’interpretazione, non può che essere spiegata se non affermando che, per giungere a tale conclusione, la scienza accademica è partita dal preconcetto che la teoria evoluzionistica darwiniana, non contempla l’esistenza di uomini pesce o per meglio dirla, di quello che oggi definiremmo tritoni e sirene: pertanto tutti questi disegni, non possono che essere spiegati se non come frutto dell’immaginazione della mano che li ha realizzati.

Eppure la storia di queste creature leggendarie è menzionata nelle mitologie di quasi ogni cultura umana. La gente di tutti i continenti racconta di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, riprendendo un’iconografia sostanzialmente sempre identica.

Dalle prime civiltà mesopotamiche con il Dio pesce Oannes, al filosofo greco Plinio il Vecchio, che nel suo trattato “ Naturalis Historia” era dell’opinione che, ogni cosa esistente sulla terra avesse il suo omologo nel mare, passando per Omero e i racconti delle Sirene, soltanto per citare i casi forse per noi più facilmente riscontrabili, l’idea dell’esistenza di una creatura acquatica simile all’uomo, è presente fin dall’antichità [...]" (brano tratto dal libro Il Lato Oscuro della Luna).

Non è questa la sede per disquisire sull'esistenza o meno di tali creature, ma ciò che emerge chiara è la difformità di interpretazione tra raffigurazioni pressoché identiche per datazione (circa 30.000 anni fa) e per stile di realizzazione.

Ma la cosa si fa ancora più evidente ascoltando l'interpretazione che si è fatta di un altro disegno presente a poca distanza, sempre nella Gilf el-Kebir, in Egitto in quella che è chiamata "Grotta dei Genitori".


In questa rappresentazione di età più recente (siamo nel neolitico in una raffigurazione datata circa 5.000 anni fa) è possibile vedere raffigurati tre figure umanoidi, due più grandi e un'altra al centro, più piccola. Secondo l'interpretazione della comunità scientifica, la raffigurazione sarebbe addirittura la prima rappresentazione della "natività".

In una interpretazione palesemente forzata, non soltanto perché l'eventuale riferimento alla natività cristiana appare quantomeno fuori luogo in quanto si sarebbe verificata soltanto circa 3.000 anni dopo (ma siamo certi che il geologo che l'ha scoperta nel 2005, Marco Morelli, direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato che ha recentemente rilasciato un intervista in Merito all'agenzia ANSA, lo sapesse bene), ma perché si è arrivati addirittura a vedere una sorta di presepe ante-litteram.


Infatti, secondo l'interpretazione accademica, "Al centro della pittura rupestre sono raffigurate tre figure umane: un uomo a destra, una donna a sinistra (identificabile per le mammelle laterali stilizzate e per la sinuosità delle forme) e al centro un bambino, posizionato poco più in alto rispetto ai genitori, probabilmente a rappresentare l'auspicio per una nascita o una gravidanza. Più lontani sono invece visibili due animali di difficile interpretazione: il primo, posto più in alto, ricorda i mitici 'leoni acefali' presenti in molte pitture rupestri della regione, mentre il secondo, in basso a destra, assomiglia a un babbuino o ad una scimmia antropomorfa.

Sulla destra, infine, è visibile una piccola figura circolare che potrebbe rappresentare un astro all'orizzonte".


La diffusione della notizia avvenuta qualche giorno prima dell'ultimo Natale (2016), del ritrovamento di questa raffigurazione, la sua faziosa interpretazione di "ispirazione cattolica" che punta a far leva su un sentimento religioso ben radicato, unitamente al fatto che la raffigurazione appare palesemente danneggiata al punto da far supporre ragionevolmente che altre figure avessero potuto far parte del disegno, ben evidenzia come la scienza non abbia problemi a prendere in considerazione interpretazioni "fantasiose" di reperti antichi (in questo caso di pitture rupestri) a patto che non mettano in discussione la teoria dogmatica dell'evoluzione come potrebbe accadere nel caso delle raffigurazioni degli uomini pesce, presenti nella Grotta dei Pescatori.


Quale atteggiamento possiamo aspettarci riguardo all’interpretazione delle centinaia di altri dipinti rupestri presenti in ogni angolo del pianeta e risalenti a epoche differenti, che raffigurano strane figure umanoidi, con teste e occhi giganti, antenne o caschi che fanno da contorno a quelle che sono considerate leggende locali, che narrano di esseri venuti dallo spazio?



Solo l'esistenza di un preconcetto può spiegare tali difformità di valutazione di raffigurazioni così simili.

Ma la Scienza è una cosa seria e anche chi la rappresenta, dovrebbe avere il coraggio in assenza di certezze, di prendere in considerazioni possibilità apparentemente fantascientifiche.

D'altro canto se la storia ci ha insegnato qualcosa, soprattutto alla luce dei progressi tecnologici attuali, è che una cosa non deve considerarsi impossibile soltanto perché non disponiamo di adeguata tecnologia o conoscenza per replicare o spiegare un evento.

Ritenere "mitologiche" le immagini che raffigurano uomini pesce solo perché non ne sono mai stati ritrovati resti appare quantomeno surreale.

Continuamente vengono scoperti nuovi fossili di dinosauro di cui non s’ipotizzava nemmeno l'esistenza.

Eppure sono lì.


Che cosa dire del declassamento a miti dei petroglifi che raffigurano esseri venuti dalle stelle? 

Sono considerati così solo perché noi non siamo al momento ancora in grado di viaggiare nel cosmo?

Eppure è unanime convinzione del mondo scientifico, ritenere che prima o poi riusciremo a farlo.

Allora cosa faremo?

Improvvisamente tutti i miti che parlano di esseri celesti scesi sulla Terra, diverranno invece racconti di fatti reali?

La scienza non dovrebbe avere preconcetti, ma limitarsi a valutare le cose in modo oggettivo tutte le informazioni disponibili (e non solo quelle "funzionali" al confermare il paradigma precostituito) e, in assenza di elementi sufficienti, sospendere il giudizio.


L'impressione è che il mondo ideale in cui la scienza e il sapere seguono solo le logiche della conoscenza, del progresso e del benessere collettivo abbia lasciato un ricordo di sé, solo nella mente di tutti quelli che continuano ad accettare tali paradossali, anacronistiche, incoerenti e fantasiose spiegazioni scientifiche a patto che siano le Autorità scientifiche a divulgarle.


Autore Testo: Stefano Nasetti

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