300 anni di scoperte di pianeti ed esopianeti in 30 secondi



Lo studente di Astronomia e Astrofisica dell'università di Warwick  Hung Osborn nel 2015 ha creato questa gif che raccoglie l'intera storia della scoperta dei pianeti dal 1750 fino al 2017 (la gif è stata aggiornata recentemente all'inizio del 2017).


Alla data del 17 agosto del 2017 i pianeti extrasolari conosciuti sono 3652, sul grafico ne risultano solo 2954.

Ben 698 altri pianeti sono stati scoperti nei successivi 6 mesi, cioè dalla data di aggiornamento della gif (nel febbraio 2017) e l'Agosto 2017.

Grazie a questa immagine animata è possibile rendersi conto di come, con l'avanzare della tecnologia è stato possibile scoprire un sempre crescente numero di pianeti. La velocità con cui le scoperte si sono succedute, è addirittura esponenziale.

Quanti ne scopriremo nei prossimi anni?


Ricordiamo che uno dei motivi che ha spinto in passato la scienza a negare l'esistenza di altre forme di vita extraterrestre oltre che qualunque racconto riportasse di forme di contatto con esse, era essenzialmente il presupposto che non essendo possibile confermare l'esistenza di altri pianeti, non era possibile ipotizzare l'esistenza di altre forme di vita.

Tale affermazione è stata resa esplicitamente da alcuni astronomi appartenenti alla comunità scientifica ufficiale. Oggi la questione è sensibilmente cambiata poiché non è più possibile basare la negazione su questo presupposto.


Oggi la scienza comincia a prendere ufficialmente  in considerazione la possibilità dell'esistenza di vita aliena, anche se si continua a negare ogni possibile forma di contatto avvenuta in passato.

C'è da rilevare come non tutti i pianeti indicati nella gif, siano pianeti potenzialmente abitabili, almeno per quanto ne sappiamo, tuttavia si tratta di scoperte fatte osservando parti molto piccole della volta celeste.

Ciò lascia presupporre che i pianeti esistenti siano miliardi.

Come si legge il grafico rappresentato nell'immagine?


L'asse delle ascisse (quella orizzontale rappresentata dalla lettera x) identifica i periodi di rivoluzione dei pianeti, vale a dire il tempo impiegato da un pianeta per compiere un'orbita completa attorno al suo Sole.

L'asse delle ordinate (quella verticale rappresentata dalla lettera y) identifica invece le masse dei pianeti.

Il raggio dei pianeti è rappresentato dalla dimensione dei pallini. 

I pianeti sono indicati con colori differenti, a seconda del metodo con il quale sono stati scoperti.

Il Blu indica i pianeti del nostro sistema solare, rimasti gli unici pianeti ufficialmente conosciuti oltre 2 secoli e mezzo, fino a quando cioè, il 5 ottobre del 1995, Michel Mayor e Didier Queloz dell'osservatorio di Ginevra, annunciarono di aver scoperto il primo pianeta extrasolare (51 Peg nel 1995).

Il colore azzurro indica invece gli esopianeti scoperti con il metodo della velocità radiale (cioè le variazioni nella velocità con cui la stella si avvicina o si allontana dal pianeta), primo tra i quali è stato il già citato 51 Peg nel 1995. Tali variazioni rivelano la presenza dei pianeti.

Con il colore arancione sono indicati gli esopianeti scoperti grazie al microlensing gravitazionale, vale a dire l'effetto che si genera quando i campi gravitazionali di due corpi celesti cooperano per focalizzare la luce di una stella, creando il cosiddetto effetto della lente gravitazionale, effetto che rivela la presenza dei pianeti.

Con il colore verde sono rappresentati gli esopianeti scoperti con il metodo della variazione degli intervalli di emissioni.

Una stella Pulsar infatti, emette onde radio a intervalli estremamente regolari, simili ad una pulsazione (da qui appunto il nome). Analizzando le anomalie negli intervalli di queste emissioni, è possibile tracciare i cambiamenti ed evidenziare la presenza di uno o più pianeti.

Infine in rosso sono rappresentati i pianeti scoperti con il metodo del transito.

Se un pianeta si frappone (transita, appunto) tra noi e la sua stella, causa una minuscola variazione della luminosità. Osservando la regolarità della variazione e valutandone il calo di luminosità è possibile determinare la presenza e le dimensioni di un pianeta.

Per quanto riguarda la disposizione dei punti nel grafico, tanto più sono distanti dal margine destro del grafico, quindi distanti dall'asse verticale delle ordinate, tanto più sono distanti dal loro Sole.

Tale distanza non ha alcun tipo di significato circa la potenziale abitabilità del pianeta.

Infatti, una stella nana rossa è molto più fredda, di una stella simile al nostro Sole (nana Gialla) dunque i pianeti che orbitano attorno a nane rosse, anche se molto vicini a essa, potrebbero essere abitabili.

Al contrario pianeti distanti dalla propria stella come Giove o Nettuno o Saturno, potrebbero essere abitabili se la loro stella è una gigante gialla, molto più calda del nostro Sole.

Infine i pallini più vicini al margine superiore del grafico, rappresentano esopianeti che hanno una massa maggiore. Gli esopianeti più vicini al margine inferiore presentano una massa comparabile a quella della Luna, mentre quelli sul margine superiore hanno 10.000 volte la massa terrestre (come 30 volte Giove).


Autore Testo : Stefano Nasetti

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