Google sa tutto di te!



Google sa tutto di te! Ma quanto noi sappiamo di lui?

Quando si dice Google, la mente va subito al più principale motore di ricerca internet del pianeta oltre ad essere il sito internet più visitato al mondo.

Fondata nel 1998 da due studenti, Larry Page e Sergey Brin, dell’Università di Stenford, Google è oggi parte e società principale della holding Alphabet Inc..

Tuttavia Google non è soltanto un motore di ricerca come molti pensano.


Grazie allo sviluppo di apposite applicazioni, all’utilizzo di nuovi software all’interno di moltissime delle nuove tecnologie, Google è ormai presente nella vita di tutti, i giorni. Borwser (Chorme), social network (G+ e Youtube), cloud (Drive), email (Gmail), Store (Google Play), Mappe (Mappe e Google Earth), servizi di traduzione, news, foto, spazi gratuiti per blog (Blogger), servizi di messaggeria istantanea e chat (Hongouts) sono solo alcuni dei servizi in gran parte gratuiti (apparentemente) che quotidianamente vengono utilizzati da miliardi di persone nel mondo.

Ma non finisce qui, Google è in continuo sviluppo e sta già predisponendo nuovi servizi che spaziano dallo sviluppo di applicazioni per le auto senza pilota allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Si stima che per far funzionare questa enorme mole di dati Google utilizzi oltre 1.000.000 di server distribuiti in 10 datacenter, di cui 6 negli Stati Uniti, 2 in Europa e 2 in Asia, a cui fanno capo oltre 100.000 diversi indirizzi IP.

Grazie a questa enorme potenza di calcolo, Google è in grado di effettuare una ricerca su milioni di pagine Web in alcuni millisecondi, di indicizzare un elevato numero di contenuti ogni giorno, di fare molti mirror istanze dello stesso processo informatico su più server, senza che le contemporanee richieste che  arrivano da più utenti rallentino l'efficienza di queste ricerche.

Bene ora che sappiamo un po’ di più su Big G, come viene chiamato spesso Google, ora vediamo quanto lui sa di noi.


Con il passare del tempo i dati in possesso del solo Google sono già ampiamente sufficienti per tracciare un profilo di ciascun utente.

In questo senso dunque, i servizi internet, social ecc., sono solo apparentemente gratuiti. Il prezzo lo si paga inserendo dati ed informazioni di qualunque genere, che ci riguardino!

Ho già esposto i rischi connessi alla presenza di dati personali nei server di qualunque tipo nei post precedenti (SmartPhone o SmartSpy,  Automobili e tattoo: strumenti per il controllo globale?, Grande Fratello, Big Data, controllo globale: una minaccia tangibile, La minaccia del Big Data arriva dai supercomputer ) dimostrando anche come è facile per chiunque abbia competenze informatiche, una volta entrato in possesso eventualmente di password, provvedere ad una schedatura attraverso Facebook ad esempio (clicca qui per testare quanto facebook sa di te).

Considerati i casi emersi in cui i server di vari social (leggi la notizia sul furto dati a Linkedin) o anche enti governativi (vedi ad esempio le violazioni del telefono Blackberry di Obama nel 2015 o quelli della CIA e della Nasa negli anni precedenti), sono stati violati da hacker che si sono impossessati dei dati e delle password di milioni di utenti e considerato che nei prossimi anni saranno proposti sempre di più i servizi in cui l’accesso avverrà attraverso i dati biometrici (impronte digitali, scansione dell’iride, DNA) al posto delle password, il rischio di archiviare tutti questi dati aumenta considerevolmente.


Per quanto ne possano dire le singole aziende informatiche che propongono questi servizi (Google compreso) NESSUN SISTEMA INFORMATICO E’ PER DEFINIZIONE INVIOLABILE!

Fantasia?

Guarda cosa consigliano in merito, le stesse aziende che forniscono browser per la navigazione come Mozilla/firfox ad esempio. Come leggerai, consigliano addirittura di mettere un adesivo per oscurare in qualche modo le webcam.

Sono paranoici anche loro?


La prova la si può trovare facilmente nella recente (2016) querelle avvenuta tra l’FBI e la Apple, a cui era stato richiesto di “sbloccare” l’iPhone dell’attentatore/ terrorista di San Bernardino, in modo da poter acquisire l’eventuale materiale presente sul dispositivo.

Di fronte al rifiuto della Apple di collaborare per paura che la vicenda potesse costituire un precedente e dunque potesse ledere l’immagine dell’azienda stessa quale garante della privacy dei suoi clienti, la vicenda si è protratta per varie settimane. L’FBI aveva anche avviato una richiesta legale presso il tribunale addetto per ottenere legalmente lo sbocco del telefono. Alla fine la vicenda si è conclusa con la dichiarazione dell’FBI di essere riuscita, senza l’aiuto di Apple (almeno ufficialmente), ad accedere il telefono. Come dicevo in precedenza, questo dimostra ancora una volta come avendo risorse e competenze, qualunque sistema informatico può essere violato.


Ad ogni modo il potere di Google è addirittura destinato ad aumentare nel corso del tempo.

Pensate che oggi la maggioranza degli smartphone e tablet utilizza il sistema Android. Su tutti questi apparecchi per far funzionare le varie applicazioni è necessario un account Gmail. Quanti dati acquisisce su di noi tutti i giorni Google?

E’ possibile rendersene conto (per chi ha un account Gmail quindi certamente tutti quelli che hanno un telefono, tablet o altro dispositivo con Android)  monitorando i dati che lo riguardano e, in un certo limite, anche rimuoverli accedendo ad esempio a questo link https://www.google.com/settings/ads, dopo essersi autenticati su Google (da tablet e telefoni l’autenticazione non è necessaria perché di fatto l’accesso avviene automaticamente ogni volta che accendiamo il dispositivo).

Google infatti, ha un profilo per ciascuna persona e raccoglie dati per renderli più adeguati ai suoi banner e avvisi pubblicitari. Ognuno però può vedere quali sono le proprie informazioni in possesso di Google e vedere quindi su quali parametri si basano le pubblicità che gli vengono somministrate.

Per chi usa Android su smartphone o tablet, c’è anche un servizio che traccia tutti i luoghi in cui si è stati. Si può vedere, cioè, la intera location history che il cellulare o il tablet hanno mandato a Google. Dunque se non si è disattivata la funzione della localizzazione che è attiva di default dal momento della creazione dell’account Gmail, a questo link potrebbe essere registrati tutti i propri spostamenti https://maps.google.com/locationhistory

Al contrario di come molti possono pensare, non è sufficiente navigare attraverso le pagine anonime fornite dai vari Browser o cancellare la cronologia delle ricerche online. Infatti la cancellazione di questi dati avviene soltanto sul dispositivo e non sui server di Google.

Anche in questo una copia di ogni ricerca rimane segnata su un database di Google che dunque sa e salva tutto. Si può vedere a questo link: https://www.google.com/history.

Non finisce qui!

Per capire quali applicazioni sul computer, sul tablet o smartphone hanno accesso a tutti i tuoi dati, e anche capirne il grado di penetrazione, basta andare su questo tool, https://security.google.com/settings/security/permissions.


L’occhio di Google ovviamente non si limita a questo o ai soli dispositivi Android. Ne è prova la vicenda del 2012 in cui è emerso che Google insieme ad altre compagnie pubblicitarie, bypassava le impostazioni dei browser di computer ed iPhone, tracciando le attività anche degli utilizzatori dei prodotti con della Apple.



Era stato accertato infatti, che le impostazioni di default di Safari, il browser più diffuso per la navigazione da mobile su iPhone, avrebbero dovuto bloccare l’attività di tracking da parte dei cookies, ma un test effettuato dal Wall Street Journal in collaborazione con il ricercatore di Stanford Jonathan Mayer sui 100 siti più visualizzati negli Stati Uniti, ha dimostrato che uno speciale codice aggirava queste impostazioni, permettendo di raccogliere informazioni sulla navigazione, tracciando i comportamenti degli utilizzatori di Safari su 22 domini della sola top 100.

Una volta che il codice veniva attivato dopo l’apertura di una di questi siti, il controllo del cookie si estendeva alle successive pagine visitate, contraddicendo con questo sistema, i messaggi precedentemente pubblicati dall’azienda, che rassicuravano gli utilizzatori del browser Apple sull’impossibilità di azioni di tracking da parte di Google, garantita dalle  impostazioni per la privacy impostate su Safari.


Infine è notizia del 31 Maggio 2016 che ad appena 1 anno dal suo lancio l’applicazione Google Foto ha immagazzinato ben 24 miliardi di foto etichettate come “selfie” oltre un miliardo e mezzo di animazioni, collage e 'film' creati a partire dagli scatti del cellulare e una quantità di immagini memorizzata pari a 13,7 petabyte: servirebbero 424 anni per guardarle una ad una, mentre gli utenti mensili hanno superato quota 200 milioni nel mondo!!

Ora che hai toccato con mano quanto Google sa di te, pensi ancora che il controllo globale sia solamente una teoria complottista?


Tieni conto che navigare in anonimo attraverso il browser TOR ad esempio, è certamente possibile, ma non potrai utilizzare alcun servizio di Google. Google infatti, non gradisce accessi con questi browser. Se proverai ad accedere a servizi Google attraverso questi browser che garantiscono l’anonimato, effettuando un login, Google bloccherà il tuo account Gmail (e con esso perderai la funzionalità di tutte le applicazioni ad esso collegate) se non addirittura lo cancellerà.

Attraverso i link sopra citati, è possibile anche cancellare o disattivare certi automatismi, tuttavia ciò non risolve del tutto il problema, in un mondo sempre connesso e sempre più globalizzato.

Pensa a quanti altri server di banche, istituzioni, negozi, ecc. hanno al loro interno dati che ti riguardano. Quanto guadagni, da chi ricevi soldi, come e quando spendi (sui server di banche, carte di credito e istituzioni), cosa compri, quando e dove compri (sui server dei negozi attraverso le varie fidelity card), come va la tua salute (dati presenti sui server di ospedali, cliniche pubbliche e private, laboratori di analisi, farmacie), quale sport pratichi, dove e quando lo pratichi (sui server di palestre oltre che su quelli collegati a tutte le app per lo sport legate all’uso di tecnologie quali braccialetti contapassi, cardiofrequenzimetri ad esempio), cosa ti piace guardare in TV (sui server collegati alle TV a pagamento o su quelli a cui le smart TV si connettono), dove vai e per quanto tempo ti fermi in un posto (sui server collegati ai dispositivi che utilizzano GPS come ad esempio navigatori delle auto, quelli nei telefonini o quelli già citati legati alle attività sportive), come preferisci muoverti cioè se con i mezzi pubblici o con auto private (quelli presenti nei server collegati alle obliteratrici degli abbonamenti del trasporto pubblico e alle telecamere presenti in ogni dove all’interno delle metropolitane, sulle piazze, ai semafori, per le strade, nei centri commerciali, ecc, telecamere che sempre più spesso sono collegate a software per il riconoscimento facciale), chi frequenti e quali sono i tuoi orientamenti politici, sessuali e religiosi (dati presenti sui social network), e in futuro anche le tue impronte digitali e la scansione dell’iride del tuo occhio (dati presenti sui server di tutte quelle aziende che utilizzano o utilizzeranno questi parametri biometrici per l’accesso ai propri servizi) sono tutte informazioni che per quanto ora frammentate apparentemente in più server, possono già ora e con ancora maggiore facilità in futuro, essere filtrati per controllare ogni singolo aspetto delle nostre vite.

Tieni conto che ogni server di quelli sopra citati è collegato alla rete, ogni sistema informatico può in qualche modo essere violato, dunque tutto ciò che ti riguarda potrebbe essere unificato su un solo server, probabilmente anch’esso collegato in qualche modo ai server di Google.


Se tutto questo non fosse ancora sufficiente, aggiungo che nel mese di Marzo 2014, Google ha registrato il brevetto di una fotocamera impiantabile sulla pupilla tramite lenti a contatto. La fotocamera dovrebbe essere in grado, secondo quanto risulta dal brevetto depositato,  di scattare fotografie e di trasmetterle wi-fi ad uno smartphone o ad un altro dispositivo.

Il dispositivo dovrebbe essere controllabile tramite l’apertura e la chiusura delle palpebre.

Ad esempio, tramite un’applicazione di riconoscimento facciale (caratteristica che Google pur avendola a disposizione, non ha comunque attivato su ben più noti Google Glass) le forze dell’ordine sarebbero capaci di capire all’istante se sospetto che si trovano di fronte sia incensurato o meno.

Qualche settimana fa, nell’Aprile 2016, l’ufficio brevetti americano ha pubblicato un altro progetto di Google, che descrive un particolare dispositivo da iniettare direttamente nell'occhio e che può correggere difetti della vista.

Una volta rimosso chirurgicamente il cristallino (la lente naturale dell'occhio), sarà possibile iniettare un fluido che, una volta diventato solido e posizionato correttamente, andrà a costituire una nuova lente artificiale che si occuperà di concentrare la luce sulla retina e di compensare problemi visivi esistenti.

All’interno di questo dispositivo, però, Google pensa di inserire varie tecnologie come una memoria interna, una lente elettronica, sensori, una batteria con ricarica wireless ed un modulo radio per connettersi ad un’unità esterna dedicata all’elaborazione dei dati.

A breve gli occhi di Google si moltiplicheranno e con essi l’acquisizione dei dati in suo possesso, facendo aumentare a dismisura il potere di quest’azienda.

Solo follia?


Al link sottostante si può accedere alla mappa interattiva (che risale a qualche mese fa, ma che anche se on aggiornatissima rende comunque bene l’idea) che mostra con chi sono collegate tutte le maggiori aziende web come: google, youtube, facebook,  ecc. (mapper.nndb)

Alla fine, in un modo o nell’altro, sono tutte collegate a istituzioni governative e servizi segreti americani, al gruppo Bilderberg e alla Commissione Trilaterale.


La prossima volta che accendi la TV, o il pc, fai una telefonata, esci per strada, vai al cinema, a fare shopping o a fare sport, ricordati che Google (e non solo) potrebbe guardarti, perché Google sa tutto di te!



Autore Testo: Stefano Nasetti

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