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Esopianeti ed Esoscienza



Negli ultimi 5 anni si sono scoperti  una quantità incredibile di esopianeti.

Eppure fino a non più di 15-20 anni or sono, parlare apertamente di esopianeti era, anche nella comunità scientifica, quasi un tabù. Sebbene fosse logico immaginare, considerato l'enorme numero di stelle presenti e visibili anche solo ad occhio nudo, che ci fossero anche altri pianeti, spesso gli astronomi evitavano il discorso, semplicemente perché non potevano dimostrare l'esistenza.  

L'argomento finiva per essere semplicemente sminuito o addirittura ridicolizzato o considerato null'altro che semplice fantasia. Come frequentemente accade e come la storia dovrebbe aver insegnato a tutti (anche se invece non è così), le cose che solo pochi anni fa sembravano solamente fantascienza, oggi sono addirittura considerate un'ovvietà.

Con i progressi tecnologici intervenuti negli ultimi anni e con la messa in orbita di opportuni telescopi spaziali, oggi siamo in grado di cercare, scovare e vedere migliaia di esopianeti.


Altri cinque possibili esopianeti 'fratelli' della Terra, si troverebbero dietro l'angolo, in orbita intorno a stelle vicine a noi: il primo pianeta, descritto sul numero di Agosto 2017 di sull'Astrophysical Journal, potrebbe trovarsi a 16 anni luce, intorno alla stella Gliese 832; altri quattro esopianeti, descritti su Astronomical Journal, sono stati individuati a 12 anni luce da noi intorno alla stella Tau Ceti. Due di questi esoèianeti orbiterebbero nella cosiddetta zona abitabile, ossia a una distanza tale dalla loro stella da poter avere acqua liquida in superficie.

Il condizionale è d'obbligo giacché questi nuovi 5 esopianeti non sono stati scoperti con l'ormai consueto metodo del transito (quello che rivela la presenza del pianeta quando, transitando davanti al suo sole, ne determina una diminuzione della luminosità) ma da calcoli gravitazionali effettuati riguardo all’osservazione delle due stelle in questione.

Da tali calcoli si è visto che l’oscillazione di queste due stelle è compatibile con la presenza di pianeti posti ad una certa distanza e di certe dimensioni.

Dal risultato di tali calcoli quindi gli astronomi hanno dedotto (l'uso di questa parola non è casuale da momento che è il termine utilizzato nella presentazione di queste notizie nelle citate riviste, oltreché in tutti i mass media che ne hanno dato risalto) la presenza di questi esopianeti.

Mentre gli scienziati ufficiali, basano le loro affermazioni sulle deduzioni, noi umili ricercatori indipendenti, rei di utilizzare spesso il nostro cervello, sulla base di dati concreti ed oggettivi, applicando il metodo scientifico, possiamo invece affermare con certezza alcune cose riguardo il modus operandi della comunità scientifica e dell'informazione.


Ironia a parte (non voglio fare di tutta l'erba un fascio), mi piace evidenziare come, ancora una volta, per determinate notizie o "scoperte" che provengono dagli ambienti accademici tradizionali e che non contrastano in alcun modo con le teorie scientifiche (e dogmatiche) prevalenti, non si utilizza alcuna cautela nel diffondere queste informazioni. Il tutto è dato, sebbene come in questo caso non ci sia una prova tangibile ma solamente dei calcoli, quasi per assodato.

Non sto mettendo in discussione la bontà dei calcoli o del lavoro effettuato dagli astronomi autori di questo studio, né tantomeno voglio obbiettare circa la probabile presenza o esistenza di questi esopianeti.

Il mio vuole essere soltanto una sottolineatura di come la scienza, poiché gestita dagli uomini, possa non essere così obiettiva come spesso si sente affermare dagli adepti delle teorie ufficiali a tutti i costi!


Queste persone per difendere la dottrina ufficiale o annichilire le tesi che posso metterla in discussione, spesso chiamano in causa il cosiddetto metodo scientifico, sovente non sapendo neanche con precisione di cosa s’intenda per metodo scientifico e, ancor più frequentemente, senza informarsi se, negli studi considerati "alternativi" tale metodo non sia stato applicato con rigore.

Infatti, al contrario di quanto avviene con le notizie ufficiali, le informazioni non provenienti da ambienti esterni alla comunità scientifica tradizionale e/o che mettono in discussione le teorie prevalenti, si pretende sempre una prova inequivocabile, senza riserva alcuna e senza la possibilità di considerare il nuovo punto di vista semplicemente come una possibilità da prendere in considerazione o un qualcosa di molto più probabile rispetto alla versione ufficiale.


Nella rigidità e nella chiusura mentale di coloro che difendono ad oltranza la scienza precostituita, si finisce per considerare, senza distinzione alcuna, tutte queste informazioni alternative o controcorrente, spazzatura, fake news (tanto per utilizzare un termine molto in voga al momento, a cui spesso queste persone sono affezionate) o pseudoscienza.

Sia ben chiaro, sono il primo ad affermare che gran parte di ciò che circola in rete è spazzatura, anche in ambito scientifico, tuttavia, come dicevo poche righe fa, fare di tutta l'erba un fascio è sbagliato, così com'è sbagliato fare una selezione delle informazioni esclusivamente sulla base dell''attendibilità (o presunta tale) di una qualsiasi fonte (non fosse altro perché nessuno è infallibile e nessuno può dirsi detentore della verità assoluta).

Come diceva il filosofo francese Gaston Bachelard "C'è solo un modo di far progredire la scienza, dar torto alla scienza già costituita".


L'impressione è quella che si voglia per forza tentare di imporre un pensiero unico, scoraggiando il libero pensiero alimentato dalla moltitudine d’incongruenze che fanno sorgere, nella mente di coloro che non hanno ancora abdicato alla loro intelligenza rifiutandosi di smettere di pensare in modo autonomo, una moltitudine di ragionevoli dubbi, sovente non dettati dalla scarsa conoscenza della materia, come spesso si vorrebbe far credere, ma al contrario dall'analisi e dal possesso di un maggior numero d’informazioni.

Se quindi una teoria controcorrente (ovviamente ben argomentata e scientificamente documentabile) è definibile come "pseudoscienza" se non addirittura fantascienza, come definire le affermazioni scientifiche che si fondano su deduzioni e non su dimostrazioni oggettive, come nel caso di questi 5 esopianeti?


Appare quanto mai opportuno cominciare ad utilizzare un termine preciso anche per questa categoria di affermazioni provenienti dalla comunità (o Autorità) scentifico-accademica ufficiale.

A voler essere buoni e il termine "esopianeti" da lo spunto per creare un nuovo neologismo: d'ora in avanti queste affermazioni ufficiali (molto simili ad opinioni e fatta salva la buona fede di chi le diffonde) che però di metodo scientifico hanno ancora troppo poco per essere meritarsi l'appellativo di scientifiche, le definirei "Esoscienza". (Eso, dal greco éxō, che significa “fuori”, “dall'esterno”).

Infatti, ritenere che esista un qualcosa sulla base di una semplice deduzione (sebbene supportata da dati) è un qualcosa che esula dall'ambito strettamente inerente al metodo scientifico.


Mi chiedo quale differenza ci sia dal punto di vista Scientifico (con la S maiuscola) affermare sulla base di calcoli, che esistono degli esopianeti (come in questo caso) o che esistano civiltà avanzate aliene (vedi equazione di Drake). Sebbene nel primo caso i dati, poi rielaborati e presi a base per il calcolo, provengano da rilevazioni strumentali e nel secondo, i risultati sono calcoli di tipo probabilistico basati però sulle attuali conoscenze astronomiche (numero di pianeti, stelle, ecc.), in entrambi vediamo applicato un analogo metodo "scientifico".

Eppure, nel caso della diffusione di notizie (di esoscienza) riguardanti l'esistenza (solo probabile, per via del metodo di rilevamento) di nuovi pianeti, si prende quasi per certa la loro esistenza, mentre nel caso dell'esistenza di civiltà aliene il tutto è continuamente ricondotto a più probabili fantasie o a ipotesi remotissime. 

E questo è soltanto un piccolo esempio.


Perché si "accetta", come in questo caso, l'esistenza di esopianeti sulla base di deduzioni fatte dall'elaborazione di dati riguardanti le oscillazioni gravitazionali, e invece si accoglie con scetticismo la possibile esistenza di altri pianeti e/o oggetti (trans nettuniani, cioè oltre l'orbita di Nettuno) nel nostro sistema solare (che qualcuno chiama Pianeta X o Nibiru), calcolata con il medesimo sistema?

Che cosa dire delle diverse considerazioni sulla datazione di siti ed eventi sulla base degli allineamenti astronomici, come nel recente caso della stele dell'Avvoltoio a Gobekli Tepe?

Vogliamo parlare delle differenti e palesemente pretestuose interpretazioni dei petroglifi paleolitici ritrovati in tutto il mondo in cui qualcuno affine alla comunità scientifica ufficiale, ha visto addirittura la natività? 

Che dire poi della teoria dell'evoluzione?

(Potrei continuare ma mi fermo qui)


La differenza non è dunque solamente nella mente di chi fa certe affermazioni (a cui potrebbe dare un peso diverso secondo la propria convenienza o della propria opinione personale) ma anche nella mente di chi le ascolta (che potrebbe dare un peso diverso a queste notizie per gli stessi identici motivi, se non addirittura sulla base di preconcetti derivanti dal tipo di "indottrinamento culturale" ricevuto o dalla scarsa conoscenza delle materie scientifiche).

Tuttavia è bene ricordare che la differenza tra credere e sapere è la stessa che passa tra fede e scienza.


E' bene sempre documentarsi e porsi le opportune domande, cercando poi risposte logiche e intellettualmente oneste, senza abbandonarsi alla pigrizia dell'accettazione della teoria prevalente o delle mode del momento.


Sebbene sia certamente utopistico immaginare di potersi documentare sempre su qualunque cosa, sarebbe certamente opportuno, nell'impossibilità di documentarsi liberamente e provare a formarsi una propria opinione, sospendere ogni giudizio, evitando di abbracciare fideisticamente l'una o l'altra tesi.

Galileo Galilei, considerato il padre della scienza moderna, oltre 6 secoli fa disse: "Non riesco a credere che lo stesso Dio che ci ha dotato di senso, ragione e intelletto, ci ha destinati a rinunciare al loro uso" e ancora "In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto l’umile ragionamento di un singolo individuo. Le verità scientifiche non si decidono a maggioranza."


Non dobbiamo avere timore di manifestare le nostre idee o nel valutare nuove teorie.

Aprire la mente verso possibilità apparentemente irraggiungibili è la strada per l'evoluzione culturale e spirituale dell'umanità. Ciò che sappiamo è solo una parte di ciò che c'è da sapere.

La fantascienza (per lo più) non esiste, siamo noi che in quel momento la definiamo tale per mancanza di informazioni o di capacità tecnologiche.

La scienza nega ciò che non sa dimostrare, la storia ce lo insegna e il tempo lo dimostrerà ancora.


Autore Testo: Stefano Nasetti

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