Edward Snowden: nell'Area 51 non ci sono alieni, ma l’11 settembre …



Edward Snowden, l’ex tecnico informatico della CIA e collaboratore della NSA (National Security Agency), dopo una serie di libri e di film che hanno narrato la sua vicenda e la decisione di rivelare i programmi top-secret di sorveglianza di massa del governo americano, ha pubblicato (il 20 settembre scorso – 2019) un libro dal titolo “Permanent Record” (titolo italiano “Errore di sistema”), nel quale racconta la sua versione dello scandalo “Datagate” e il perché ha deciso di rivelare i piani (e non solo) di sorveglianza di massa messi in atto dal governo statunitense.


Nel libro espone anche il suo punto di vista su molte altre vicende della storia recente americana e mondiale, opinioni maturate sulla base delle indagini da lui stesso effettuate, in anni di “consultazione” più o meno autorizzata, dei supersegreti server di NSA, CIA e FBI e di tutte le altre agenzie di Stato.


I temi toccati vanno dagli attentati dell’11 settembre 2011, alle scie chimiche, passando per gli allunaggi, il cambiamento climatico e gli alieni nell’area 51.

Cosa ha scoperto?


Iniziamo prima con il riassumere velocemente perché oggi il nome di Edward Snowden è conosciuto (o ci sia augura lo sia) in tutto il mondo e perché oggi è esiliato in Russia.

Snowden è abituato a nascondersi  fin da ragazzino, quando come hacker adolescente si era già dimostrato capace di entrare nei sistemi governativi.

Da semplice tecnico informatico della CIA, la sua attività all’interno dell’apparato di intelligence governativa si intensifica dopo gli attentati dell'11 Settembre, quando decide di mettere a tempo pieno le sue abilità al servizio del Governo.

Ad appena 22 anni, era già operativo con la licenza di maneggiare materiale Top Secret, lo stesso tipo di materiale, che alla fine, da analista della NSA (National Security Agency) farà trapelare per inchiodare gli Stati Uniti alle proprie responsabilità.


Durante la sua attività spionistica, terminata nel 2013, per conto dei servizi segreti statunitensi, Snowden si rese conto, infatti, che il governo USA sorvegliava illegalmente i cittadini statunitensi, europei e di altri paesi, in aperta e palese violazione di ogni accordo internazionale o legge costituzionale.

Scoperto quell’abuso e dopo aver raccolto prove inoppugnabili, decise di collaborare con i giornalisti Glenn Greenwald, Laura Poitras, ed Ewen MacAskill, consegnando loro documenti classificati riguardanti i sistemi d’intercettazione e sorveglianza delle comunicazioni telefoniche e Internet, documenti che provavano inequivocabilmente le sue dichiarazioni.


Quando i quotidiani The Guardian, Washington Post, Der Spiegel e New York Times, iniziarono a pubblicare articoli basati su quel materiale da lui consegnato, Snowden si trovava in un albergo di Hong Kong, ma sentendo sul collo il fiato della CIA, fuggì.


Nel giugno 2013, infatti, il Dipartimento della giustizia degli Stati Uniti d’America accusò Snowden di violazione dell’Espionage Act del 1917, cioè furto di proprietà del governo.

Con le sue rivelazioni, tutte documentate da prove tangibili e inoppugnabili, aveva mostrato al mondo il vero volto degli Stati Uniti.

Altro che paese libero ed esempio di democrazia.

L’attività di spionaggio di massa non si limitava alla ricerca di potenziali cellule terroristiche che potessero mettere a rischio la sicurezza nazionale, ma riguardava tutti.

L’intera popolazione mondiale era potenzialmente e sostanzialmente, sotto controllo senza distinzione alcuna. Paesi “nemici”, paesi alleati, cittadini statunitensi, cittadini europei e di altri paesi, semplici cittadini, primi ministri, capi di stato e di governo, generali ed esponenti delle forze armate e di altri apparati d’intelligence di altri paesi, nessuno era al sicuro.


Snowden dimostrò che già dal 2008, gli Stati Uniti potevano intercettare qualunque comunicazione, scritta o vocale, trasmessa con qualunque mezzo, telefono, fax, email, messaggi sui social. Gli Stati Uniti, infatti, erano (e sono tuttora) in grado di accedere e utilizzare qualunque sistema connesso alla rete.

PC, smartphone e ogni altro dispositivo “smart” poteva (e può) essere attivato anche se spento e registrare conversazioni, girare filmati, e scattare foto utilizzando i microfoni contenuti nei dispositivi stessi, senza che il proprietario se ne potesse (e se ne possa) rendere conto.  Insomma, un vero e proprio “Grande Fratello” in stile Orwell.


Le rivelazioni di Snowden sulle continue violazioni della privacy degli USA, portarono l'amministrazione Bush prima, e quell’Obama poi, a considerarlo un traditore e ad accusarlo di spionaggio per aver rivelato segreti di Stato.

Braccato dagli Stati Uniti, Snowden riuscì comunque a partire per Mosca, dove le autorità lo fermarono a causa del passaporto invalidato (che gli era stato annullato in contumacia dagli USA, nel tentativo di impedirgli la fuga), confinandolo nel terminal del Šeremet’evo airoport della capitale russa.


La scelta della Russia avvenne solo per mancanza di alternative, dato che tutti i Paesi occidentali e “democratici” (teoricamente), fra cui l'Italia, nonostante avessero ricevuto richiesta di asilo, glielo negarono (come confermato dallo stesso Snowden in un'intervista rilasciata a Roberto Saviano per la Repubblica a metà del 2019).


Dopo un mese di permanenza presso lo scalo aeroportuale, la Federazione Russa lo fece liberare e gli concesse il diritto di asilo temporaneo rinnovabile.

Dal 2013 Edward Snowden vive in Russia, a Mosca, dove si è sposato ed è divenuto scrittore e giornalista.

All’epoca dei fatti, la vicenda dello spionaggio di cittadini europei da parte degli USA fece clamore, ma mediaticamente l’eco della vicenda si spese dopo poche settimane.


Incredibilmente, nonostante Snowden abbia mostrato al mondo l’ipocrisia e l’inaffidabilità degli Stati Uniti, sacrificando la sua vita e agendo quindi a tutela di tutta la popolazione mondiale, in particolare anche di quella europea, i cui leader politici erano costantemente spiati dal subdolo e infido alleato americano, nessun cambiamento c’è stato nei rapporti diplomatici e commerciali con il paese natale di Snowden.

Ancor peggio, Snowden è mal visto dai politici italiani e, a cascata da tutti i mass media mainstream che ne parlano di rado e malvolentieri.

È chiaro che parlare di Snowden significherebbe dover poi, per coerenza, agire di conseguenza e diffidare di ogni cosa quando si intrattengono rapporti con gli Stati Uniti.


Come se nulla fosse, i politici italiani ed europei, si recano sovente oltre oceano, ben contenti di ricevere indicazioni sulle politiche da adottare, soprattutto in tema di politica estera, dimostrando chiaramente il rapporto di sudditanza verso gli Stati Uniti.

Paradossalmente, anziché rivedere radicalmente i rapporti con lo zio Sam, i paesi europei, Italia in primis, sembrano invece aver adottato lo stesso sistema già in voga negli USA.

La violazione della privacy in barba a qualunque legge o principio democratico, avviene sistematicamente ormai anche nel nostro paese (ne ho parlato su questo blog nell’articolo “Polizia di Stato o Stato di polizia?”).


Tutte le persone di buon senso, a questo punto dovrebbero porsi delle domande, a partire dalla più importante: com’è possibile far finta di nulla e continuare a vivere sapendo che tutte le informazioni della nostra vita, le nostre foto, anche quelle più intime, le nostre chat di WhatsApp, le nostre ricerche su internet possano essere a disposizione dei governi (e anche imprese private)? Com’è possibile accettare che ogni nostro dispositivo connesso alla rete che può essere utilizzato per spiarci, spesso con la complicità delle aziende telefoniche?

È assurdo e paradossale costatare come quotidianamente, miliardi di persone vivano la violazione della nostra privacy come un aspetto normale della propria vita, e non ci sia nessun politico che cerchi di contrastare realmente quest’abuso.


Nel libro appena pubblicato e divenuto subito un bestseller, Snowden fa nuove rivelazioni, toccando argomenti considerati, spesso a torto, complottismo. Dagli attentati dell’11 settembre 2001 agli allunaggi del 1969, per arrivare ai cambiamenti climatici, alle scie chimiche passando per i misteri dell’Area 51 sugli alieni.

Sono molti i temi su cui l’ex agente CIA, esprime le sue opinioni, frutto dell’attività d’indagine effettuata ai tempi in cui era un agente attivo, e in cui poteva, più o meno liberamente o lecitamente, girovagare per i server delle varie agenzie statunitensi.


Alcune delle principali testate e agenzie giornalistiche italiane (Ansa, Agi, Aska news, SkyTG24, ecc.) hanno dedicato dei piccoli articoli annunciando l’uscita del libro nelle settimane precedenti. Ma pochissime tra quelle qui citate, hanno poi dedicato servizi al contenuto del libro, una volta pubblicato.

Nei rari casi in cui lo hanno fatto, hanno selezionato con “cura” gli argomenti.

Del resto è comprensibile che l’annuncio del l’uscita di un libro di un personaggio così importante trovi spazio nei media, ma sia chiaro, che ciò accade soltanto per scopi commerciali, per fare pubblicità del libro insomma, così come accade per tanti altri personaggi nostrani che vengono invitati in trasmissioni televisive soltanto per il lancio del proprio libro. Ci si dovrebbe interrogare sul perché poi, non è stato dato spazio alle questioni importanti, cioè alle dichiarazioni del libro stesso, che ricordiamo, non è un romanzo di fantasia.

Il motivo della poca visibilità data alle dichiarazioni di Snowden è perché non sono gradite?


A conferma di quanto detto in precedenza, tra le cose scritte nel libro di Snowden che sembrano aver attratto l’attenzione dei pochi media che hanno ritenuto interessante le nuove rivelazioni, ci sono soltanto alcune informazioni, e non altre.

La selezione delle informazioni rivelate da Snowden e il modo di presentarle, è estremamente indicativo dell’atteggiamento che i mass media mainstream hanno nei confronti dell’ex agente CIA e di taluni argomenti.


Snowden ha dichiarato nella prefazione del libro, e poi più recentemente (il 24 ottobre 2010) durante il podcast "The Joe Rogan Experience" (commentatore televisivo statunitense), che le difese informatiche a protezione dei server dove è andato a curiosare erano ridicole e per lui è stato abbastanza semplice potervi accedere (aspetto da tenere a mente).  

Ma cosa ha detto Snowden di interessante?


Iniziamo con il puntualizzare che nel suo libro, Snowden fa delle affermazioni che possono essere considerate, nella maggioranza dei casi, semplici opinioni.

Questo perché tali opinioni sono sì maturate sulla base dell’attività di ricerca che Snowden ha condotto, ma la ricerca non sempre ha dato i frutti sperati.

Andiamo però con ordine, iniziando con l’affermazione che, a mio modesto parere, è quella più significativa e riguarda gli attentati dell’11 settembre 2001.



Snowden ha dichiarato di aver trovato evidenza oggettiva che nei giorni immediatamente prima degli eventi “terroristici” che hanno colpito gli Stati Uniti all’inizio del nuovo millennio, per motivi non chiari era stata comandata e disposta la sospensione delle attività spionistiche di tutte le agenzie d’intelligence.

Nel libro, l’ex agente CIA s’interroga sul perché la rete spionistica statunitense fu tagliata fuori proprio alla vigilia di quel momento critico.

Solitamente l’establishment statunitense, e tutti Governi occidentali e i mass-media mainstream relegano le varie ipotesi sul coinvolgimento degli apparati statunitensi negli attentati dell’11 settembre fatte in questi anni, a improbabili e congetturali teorie della cospirazione.

Nel libro, Snowden dichiara apertamente di non avere intenzione di farsi coinvolgere in teorie cospirazioniste, pur continuando a domandarsi perché i direttori delle agenzie abbiano sospeso temporaneamente gli agenti in servizio proprio a ridosso degli attentati. Solo una casualità?


È stata proprio l’analisi dei fatti di quei giorni a portarlo a convincimento che se gli agenti fossero stati in ascolto, gli attacchi avrebbero potuto essere prevenuti ed evitati.

Dunque, sebbene non abbia trovato le prove di un coinvolgimento degli Stati Uniti nell’organizzazione degli attentati (come alcune teorie hanno supposto), le prove trovate da Snowden certificano quantomeno una responsabilità indiretta sugli accadimenti.

Se Gli Stati Uniti non hanno organizzato loro stessi gli attentati, li hanno certamente non ostacolati e, dunque favoriti.

La sospensione del servizio, il far si che le agenzie d’intelligence non potessero condividere le informazioni lavorando in rete, gettano dunque una luce nuova sulla vicenda.


Ha seguito di quanto accaduto l’11 settembre 2001, con l’emanazione dal Patriot Act (che ha legittimato la sorveglianza di massa e circoscritto le libertà democratiche e individuali dei cittadini americani e di riflesso di tutti gli altri paesi del mondo), si è susseguito quasi ventennio di guerre.

Nel corso di questi anni, un fiume di denaro pubblico è affluito nelle tasche di appaltatori della difesa e politici guerrafondai, che hanno inventato prove per spingere i paesi alleati a partecipare a guerre immotivate, inutili e sanguinose.

Veri e propri attacchi deliberati alla sovranità di altri stati.


In base a questa evidenza, nel libro Snowden denuncia il fatto che nei tre rami del governo degli Stati Uniti sono presenti funzionari corrotti, che lungi dal sorvegliare l’operato delle agenzie appaltatrici della difesa, nascondono la verità al popolo americano.

Gli iniziali sospetti di Snowden diventano dunque tutt’altro che illazioni.


Di tutto queste nuove informazioni e dichiarazioni contenute nel libro appena pubblicato da Snowden, i mass media mainstream non hanno fatto menzione.

L’agenzia ANSA (la 5a agenzia giornalistica più importante al mondo, che “produce” notizie e “indirizza” buona parte della stampa italiana), non ha dedicato una sola parola alla questione. Le altre hanno preferito concentrarsi (ma Tra le testate italiane che ho citato in precedenza, soltanto l’AGI ha dedicato poche righe al contenuto del libro, ignorando la questione 11 settembre e scegliendo di concentrarsi su aspetti molto che appaiono meno importanti. Non perché questi temi lo siano in assoluto, ma piuttosto perché le dichiarazioni di Snowden sulle altre tematiche, non sono affatto rilevanti e/o non sono supportate da documenti che ha trovato.

Le opinioni di Snowden su cui i pochi mass media mainstream interessati si sono concentrati riguardano si basano su quello che NON ha trovato.


AGI ad esempio (e tutti gli altri siti che con il classico “copia e incolla” hanno ripreso l’articolo), ha titolato il suo articolo così “Nell'Area 51 non ci sono alieni. Parola di Edward Snowden” per poi porre l’accento anche su altre questioni, con un taglio giornalistico molto significativo ad evidenza della finalità per cui, a differenza altre testate, abbia deciso di dare spazio all’inviso Snowden.

Nell’articolo di Agi si legge infatti: “…"Non esistono alieni conservati dalla Nasa e sulla Luna, ci siamo andati davvero". Un brutto colpo per tutti i cospirazionisti arriva da Edward Snowden… a che aggiunge altre due "rivelazioni". "Il cambiamento climatico è reale, le scie chimiche no".  


Appare abbastanza chiaro che le appena 21 righe dedicate alla vicenda mirino ad accumunare strumentalmente teorie o visioni che non hanno alcun punto di contatto tra loro e che hanno sostenitori e gradi di veridicità o verosimiglianza completamente differenti, oltre al fatto che le opinioni (perché di questo si tratta) di Snowden non certificano nulla.


Si tratta quindi di un articolo redatto, se volessimo considerare la buona fede, con una visione preconcetta delle cose, un articolo che mira alla ricerca dei “bias di conferma” tipici degli analfabeti funzionali e degli irriflessivi ossequiosi delle autorità e delle verità di Stato.

Accumunare l’argomento “Alieni e Area 51” con la teoria dei finti Allunaggi del ’69, è un esercizio intellettualmente disonesto e scorretto.

Così come lo è accumunare superficialmente la teoria della presunta negazione dei cambiamenti climatici, con quella delle scie chimiche.


C’è, infatti, da sottolineare come Snowden abbia maturato le sue idee sulla base di quello che ha trovato ma, soprattutto, di quello che non ha trovato. Anche in questo caso procediamo con ordine e per gradi.


Ha trovato evidenze e documenti che attestano gli allunaggi.

La teoria dei falsi allunaggi è una teoria che, sebbene sia molto popolare (probabilmente perché rilanciata in occasione del cinquantesimo anniversario degli allunaggi che è ricorso quest’anno, nel 2019), è una teoria da sempre poco credibile.

Il suo eventuale fascino o “credibilità”, termina immediatamente, non appena ci si addentra nelle nozioni di fisica, astronomia, astrofisica e ingegneria aerospaziale.

Le evidenze che gli allunaggi siano reali sono talmente tante, da rendere abbastanza ovvio e scontato il fatto che Snowden abbia trovato evidenze e abbia fatto dichiarazioni in tal senso.


Medesimo discorso può essere fatto per quanto concerne il cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico è qualcosa di oggettivo che tutti possiamo constatare.

Le teorie che discutono lo stesso sono diverse e variegate. Si va dalla negazione pura (ma che come detto lascia il tempo che trova) a quelle certamente più oggettive che non negano il cambiamento in sé, malo spiegano in modo scientificamente più plausibile di quanto comunemente è fatto dai politici, dai meteorologi (che non sono climatologi) e dai mass media mainstream.

In queste teorie si sostiene solo l’evidenza scientifica della questione e cioè che il nostro pianeta ha sempre subito nel corso del tempo cambiamenti climatici, anche in periodi in cui l’uomo era assente o la sua attività non era significativa.


Eventi naturali quali eruzioni vulcaniche, impatti asteroidali e, come oggi sappiamo (ma solo da pochi anni) soprattutto l’attività solare, influiscono in modo determinante sul clima terrestre. Il fatto che ci troviamo in un periodo di cambiamento è evidente, le teorie prevalenti in tema di discussione del cambiamento climatico, riguardano piuttosto la quantificazione dell’incidenza dell’attività antropica sul clima e, eventualmente quanto questo dipenda da attività involontarie (effetti collaterali dell’attività umana, inquinamento atmosferico, sfruttamento delle risorse, ecc.) e quanto invece dall’attuazione volontaria di sistemi di geoingegneria.


Accumunare volutamente tutte queste teorie diverse come fossero una sola, e volendo ergere a rappresentativa solo la più assurda (quella della negazione) è chiaramente un esercizio intellettualmente disonesto, che mira soltanto a screditare ogni teoria non ufficiale.

Anche per il cambiamento climatico quindi, le dichiarazioni di Snowden non sorprendono, così come non sorprende che possa aver trovato documenti che evidenziano la situazione.


Ma ciò che sembra aver avuto maggior gradimento da parte dei media mainstream, sono certamente le dichiarazioni di Snowden riguardo agli alieni.

Anche in questo caso però, le dichiarazioni sono state riportate in modo capzioso.

Si è data enfasi al fatto che l’ex agente CIA abbia detto di non aver trovato nulla riguardo al fatto che nell’Area 51 ci fossero dischi volanti alieni o copri di alieni, così come di non aver trovato alcuna evidenza di contatti tra il governo americano e gli alieni.


Non è stato riportato o è stata data meno enfasi, alla puntualizzazione fatta dallo stesso Snowden che ha, infatti, precisato che il fatto di non aver trovato nulla non significhi che le teorie (che poi tanto teorie non sono) sono false, aggiungendo che se fossero vere, il segreto è molto ben custodito.


Quest’ultima parte però, evidentemente non era funzionale, a confermare le verità di Stato a cui i mass media mainstream fanno riferimento, dunque la notizia è diventata che gli USA non hanno avuto contatti con alieni e non ne nascondono l’esistenza.


Abbiamo però detto, che è stato lo stesso Snowden a dire che non bisogna giungere a conclusioni definitive e, in precedenza, ci aveva detto che l’accesso ai server su cui aveva cercato evidenze a queste teorie, avevano misure di sicurezza “ridicole” (cito testualmente).

Non dovrebbe sorprendere quindi, che Snowden non abbia trovato nulla a riguardo.

Del resto quale modo migliore c’è di conservare un segreto oggi, se non quello di non farne copie digitali da conservare su dispositivi connessi alla rete?

Non a caso la quasi totalità dei documenti emersi nel corso del tempo, documenti ufficiali divulgati dagli Stati Uniti e da molti altri paesi, nell’ambito del Free Of Information Act (FOIA), che attestano il fenomeno Ufo come un fenomeno reale, confermano l’esistenza di programmi segreti per lo studio degli stessi e della loro tecnologia, che attestano il recupero di dischi volanti precipitati, sono sempre rappresentati da fotocopie di documenti cartacei.


Di documenti ufficiali ne esistono migliaia, lo sappiamo con certezza perché il governo USA li ha divulgati, di ciò non possiamo non tener conto quando formiamo la nostra opinione sulla vicenda, eppure Snowden non li ha trovati.

Solo poche settimane fa (settembre 2019) gli Stati Uniti hanno ufficialmente confermato l’autenticità dei filmati divulgati nel dicembre del 2017 (ripresi da aerei dell’aeronautica militare statunitense, che immortalano oggetti non identificati non terrestri), confermando al contempo l’esistenza del fenomeno UFO e di un nuovo (l’ennesimo) programma segreto (ne ho parlato in quest’articolo) nell’ambito del quale le riprese erano state compiute.




Più specificatamente, in merito all’attività nell’Area 51, c’è da ricordare poi alcuni aspetti. L’Area 51 è entrata a far parte della cronaca ufologica solo alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, quando l’ingegnere Bob Lazar rivelò di aver preso parte all’attività di retro ingegneria su dischi volanti presenti nella base di cui fino allora, molti ignoravano l’esistenza.

Fino a quel momento, l’Area 51 era una base segreta sconosciuta al mondo, dove gli Stati Uniti, a partire dagli anni ’50, avevano sviluppato la tecnologia di veicoli per lo spionaggio durante la guerra fredda.

All’indomani delle sue dichiarazioni, Bob Lazar fu screditato e cancellata qualunque traccia del suo lavoro nella base, tracce che avrebbero potuto avvalorare, agli occhi dell’opinione pubblica, i suoi racconti.

Il Governo USA dichiarò che l’Area 51 non esisteva .

La vicenda di Bob Lazar attrasse l’attenzione di molti e le immagini che testimoniavano l’esistenza della base e strane attività sui cieli della stessa si moltiplicarono di giorno in giorno. Successivamente con la nascita di internet, anche su Google Earth apparvero le immagini satellitari che attestavano l’esistenza dell’Area ’51 (ne ho parlato nel mio libro del 2015). Ciò nonostante, solo nel 2013, gli Stati Uniti ammisero pubblicamente l’esistenza dell’Area 51, pur precisando che fosse adibita solo a scopi militari.


Chi conosce un minimo la materia ufologica, sa che il clamore suscitato dal racconto di Lazar, spinsero verosimilmente gli USA a spostare l’eventuale attività di studio della tecnologia aliena in altri siti, già negli anni immediatamente successivi.

Non è un caso che è proprio tra la metà degli anni ’70 e quella degli anni ’80, secondo quanto rivelato nei decenni passati da molti addetti ai lavori, l’eventuale attività su tecnologia aliena era stata quasi completamente spostata nella costruenda base sotterranea di Dulce, nel New Mexico (vedi quanto riportato sempre nel mio libro del 2015).


È bene ricordare poi, che ci trovavamo in un’epoca in cui i computer avevano, capacità di memorizzazione e archiviazione ancora molto limitate e non esisteva internet. Ogni documento quindi era rigorosamente conservato esclusivamente su carta.

Come poteva quindi Snowden trovare documenti digitali riguardo l’attività “aliena” nell’area 51 se tutta l’attività eventualmente in essa svolta, era stata spostata anni prima della “rivoluzione digitale” e dell’avvento d’internet, in altro loco?

Come poteva Snowden trovare documenti digitali sull’attività dell’area 51, se questi probabilmente non esistono?

È poi logico supporre che informazioni di questa portata non si trovino archiviate su server con sistemi di sicurezza “ridicoli” come detto dallo stesso Snowden.

Se volessi celare un’informazione in modo sicuro, è chiaro che non ne farei copie digitali, e se decidessi di farne, le terrei solo su dispositivi che non hanno alcun tipo di possibilità di essere connessi alla rete.

Solo così sarei certo di poter custodire i miei segreti e di poterne controllare l’accesso.


Facciamo un esempio.

Supponiamo che Snowden volesse trovare in rete, o su un qualunque computer a essa connesso, la foto di mio nonno o del mio bisnonno (tutti scomparsi prima dell’avvento di internet). Per quanto Snowden sia un abile esperto informatico e possa disporre delle tecnologie in mano alla NSA alla CIA e al FBI, non riuscirebbe a trovare nulla, perché nessuna foto di questi miei parenti è stata mai presente in forma digitale.

Ciò non significa che mio nonno o il mio bisnonno non siano esistiti, che tutti quelli che li ricordano e ne parlano non siano attendibili e raccontino il falso.

Qualunque conclusione che affermasse il contrario, sarebbe certamente errata.


Sebbene dunque, sia un concetto facile da comprendere, forse qualcuno ha difficoltà a contestualizzare gli eventi, è incapace di immaginare un mondo diverso da quello di oggi, si è dimenticato di come era il mondo solo poco più di un paio di decenni fa o, cosa più probabile, sta strumentalizzando Snowden e le sue dichiarazioni.


Per concludere, per quanto io ritenga serio e affidabile Snowden, penso sia sempre necessario ponderare la veridicità delle affermazioni di chiunque, in funzione di tutte quelle che sono le informazioni disponibili provenienti anche da altre fonti e già ufficialmente accertate, e non solo fermarsi a considerare l’attendibilità di quell’unica fonte.

Viviamo in un mondo complesso e la realtà che incontriamo quotidianamente, lo è altrettanto. È sempre necessario incrociare i dati e le informazioni per cercare di capire la complessa realtà dei nostri giorni e avvicinarsi il più possibile alla verità.


Il modus operandi con il quale le dichiarazioni di Snowden sono state filtrate o addirittura ignorate dai mass media mainstream, denota chiaramente l’esistenza di un pensiero preconcetto su talune tematiche probabilmente considerate tutte fantasia.

È chiaro altresì l’intento di utilizzare una figura antisistema come Snowden, per sminuire l’importanza di alcune tesi, accumunando in modo semplicistico e superficiale, alcune palesi e bizzarre teorie, con altre situazioni ben più strutturate, documentate e argomentate.


Il fine è quello di dare credito alle verità di stato e supportare l’attendibilità delle Autorità politiche, militari, scientifiche, ecc. Insomma, tutto sembra essere stato fatto in modo da confermare la veridicità del proprio punto di vista, quello delle verità ufficiali.

Per queste persone il mistero non esiste, le autorità agiscono sempre bene e nell’interesse dei cittadini, e gli uomini al poteri sono tutti onesti e incorruttibili.

In questo idilliaco mondo, in cui ovviamente non c’è posto per chi prova ad utilizzare la propria testa, probabilmente esiste anche Babbo Natale, la fata del dentino e il coniglietto di pasqua, chissà.


Giunti ormai alle porte del 2020, è abbastanza triste vedere ancora qualcuno che, tra compiacimento, soddisfazione e una buona dose di presunzione, pensa di riuscire ad imporre la propria "verità". Pensando a queste miserie prettamente umane, tornano alla mente le parole dello psicologo e filosofo austriaco (naturalizzato statunitense) Paul Watzlawick, che diceva: “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà, è la più pericolosa delle illusioni”.



Autore articolo: Stefano Nasetti

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