Dalla teoria alla realtà': creato il primo tunnel spazio-temporale


Concetti come il viaggio nel tempo, i tunnel spazio temporali, l’invisibilità, il teletrasporto, il trasferimento wi-fi dell’energia, il motore a curvatura, le comunicazioni alla velocità della luce, la telepatia e gli universi paralleli sono tutt’altro che fantasie.

Sebbene nell’immaginario collettivo queste cose siano considerate pura fantascienza, in realtà sono invece frutto di alcune delle menti più brillanti della storia umana, come ad esempio Albert Einstein e Nicola Tesla. Non si tratta soltanto di teorie che per quanto scientifiche rimangono pur sempre idee astratte, ma di veri e propri concetti che sono stati o si stanno già concretizzando nei nostri giorni, passando quindi da idee astratte a tecnologia applicata.


Ho già parlato ad esempio di come il teletrasporto quantistico, il controllo di mezzi tramite telepatia e l’invisibilità ottica (quella radar è già realtà da decenni) siano ormai una realtà, soltanto in attesa di piccoli perfezionamenti, in attesa di trovare applicazione nei vari settori della nostra civiltà, primo tra tutti quello dell’industria bellica ovviamente.

Mentre l’industria cinematografica attinge ormai da decenni a piene mani in quelli che possono sembrare studi scientifici “pioneristici”, per poi trasporre le tecnologie sul grande schermo, proprio per tale motivo nella mente della maggioranza della persone comuni, si forma l’idea che tutto ciò sia soltanto fantasia.

Nel frattempo però la scienza, quella vera, evolve velocemente.


Poche settimane fa, la rivista Scientific Reports ha pubblicato il risultato di una ricerca ottenuto dai fisici dall’Università Autonoma si Barcellona. E’ stato infatti creato il primo tunnel spaziotemporale. Quella che per molti sembrava pura fantascienza da film è ora diventata realtà.  I tunnel spaziotemporali creati in laboratorio dai fisici dell’università spagnola, sono comunque molto diversi da quelli teorizzati già nel 1916 da Ludwig Flamm  e poi ripresi nella celebre teoria della relatività di Einstein con la successiva teorizzazione dei celebri ponti (o tunnel) di Einsten-Rosen. Mentre Einstein aveva teorizzato l’esistenza o la possibilità di creare questi cunicoli spazio temporali sfruttando il campo gravitazionale, grazie all’utilizzo di una grande quantità di energia (il che presupponeva l’esistenza di una materia utilizzabile per tale scopo, poi scoperta e denominata “materia oscura”) per piegare il tessuto dello spaziotempo ed unire due punti distanti nello spazio, nei tunnel creati oggi viene sfruttato un campo magnetico.

Sebbene quindi il risultato di collegare due punti distanti nello spazio sia identico, il principio di realizzazione è diverso. Per intenderci non sono i tunnel che si vedono in film come Star Trek, Stargate o Interstellar. Il dispositivo sperimentale che crea tunnel spaziotemporali oggi creato è una sfera composta da tre diversi strati, uno esterno con una superficie ferromagnetica, uno interno fatto di un materiale superconduttore e un foglio ferromagnetico arrotolato su un cilindro che attraversa la sfera da un estremo all'altro e che risulta magneticamente invisibile all'esterno. Questo dispositivo è stato quindi realizzato utilizzando i materiali che compongono il "mantello dell'invisibilità", materiali speciali che reagiscono alla luce in modo da rendere impossibile osservare il passaggio del campo magnetico.


Una delle prime applicazione di questa rivoluzionaria scoperta scientifica potrebbe riguardare il mondo della medicina. Si ritiene che la nuova invenzione possa essere applicata alle apparecchiature diagnostiche, per rendere la risonanza magnetica nucleare più efficace e sicura.

Ma le implicazioni di tale invenzione sono in realtà molto più ampie. Oltre alla probabile futura possibilità di utilizzarlo come mezzo di trasporto per percorrere grandi distanze attraversando i tunnel spaziotemporali, anche quelle che ci separano da altri sistemi solari o galassie, in modo pressoché istantaneo abbattendo i confini che attualmente limitano l’esplorazione spaziale, creando questi dispositivi con dimensioni maggiori di quello creato attualmente, questa invenzione potrebbe forse far rivalutare alcuni “strani racconti” dei nostri giorni e del passato.


E’ singolare notare che alcuni film di fantascienza, anche di animazione, spesso le macchine del tempo che utilizzano tunnel spazio-tamporali siano rappresentate da sfere che sfruttano un campo magnetico e che sono in grado di scomparire alla vista. Tutte queste caratteristiche le ritroviamo anche in questa scoperta. Sebbene come detto in precedenza, l’industria cinematografica nella realizzazione dei suoi film faccia spesso ricorso a studi scientifici all’avanguardia o addirittura pioneristici, fornendo una facile e semplice spiegazione a questa particolare coincidenza, alcuni hanno formulato ipotesi diverse. C’è chi pensa infatti, che l’industria cinematografica sia utilizzata come strumento di diffusione della conoscenza di una tecnologia di origine extraterrestre, allo scopo di preparare la popolazione ad un prossimo contatto, realtà inevitabile. Anticipando mediante la trasposizione cinematografica determinati concetti scientifici, secondo queste persone, la popolazione mondiale riuscirebbe meglio ad assorbire lo shock derivante dal contatto con civiltà tecnologicamente più avanzate della nostra di migliaia di anni.

Il che presuppone e sottintende che qualcuno sul nostro pianeta sia a conoscenza dell’esistenza di queste civiltà.

Che si sia d’accordo o meno su questa teoria, è invece interessante sottolineare come in molti racconti che parlano di avvistamenti di Ufo, o addirittura di quelli che raccontano di contatti del terzo o addirittura del quarto tipo, si faccia espresso riferimento all’esistenza intorno a questi oggetti, di un campo magnetico percepibile sulla pelle e nell’ambiente circostante e alla possibilità di questi oggetti di scomparire alla vista istantaneamente, proprio come avviene con i mantelli dell’invisibilità creati dall’uomo. Soltanto coincidenze o realtà? Forse molti devono rivalutare l’attendibilità di questi racconti?


Autore Testo: Stefano Nasetti


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