Caccia alla vita aliena, nuovo strumento calcola probabilità



Nonostante nella mente di una cospicua fetta della popolazione mondiale persista l’idea che la vita extraterrestre sia un qualcosa di fantasioso e addirittura antiscientifico, la scienza continua la sua caccia alla vita aliena, non necessariamente intelligente.


Già perché prima di cercare qualcosa di sofisticato i ricercatori sanno molto bene che è opportuno cominciare dalle cose più semplici. Senza accertare quanta vita semplice ci sia al di fuori del nostro pianeta, non è poi possibile anche solo stimare quanta probabilità ci sia che questa si sia evoluta in forme complesse o addirittura intelligenti.


Nel mese di Agosto 2020, un nuovo strumento statistico per aiutare gli astronomi a calcolare la probabilità di vita aliena nella nostra galassia è stato sviluppato utilizzando i segnali rilevati nell'atmosfera di altri pianeti. Il risultato dello studio è stato pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas) dai ricercatori dell'Università di Roma Tor Vergata coordinati da Amedeo Balbi e dal gruppo del Politecnico federale di Losanna (Epfl) guidato da Claudio Grimaldi.


La tecnica utilizzata è quella della spettroscopia, che analizza la luce che viene diffusa (per riflesso) dall’atmosfera di un altro pianeta, per determinare i gas che contiene e quindi comprendere se ci può o meno, essere vita. Il rilevamento di ossigeno, metano oppure ozono, per esempio, potrebbe indicare la presenza di organismi viventi.

Il numero di queste “firme biologiche” è proprio il dato di base che il nuovo modello statistico utilizza per calcolare la probabilità di vita nella nostra galassia.


Si tratta ovviamente di uno studio statistico che può soltanto fornire stime e probabilità, tutte poi da verificare con eventuali e future missioni robotiche o con altri strumenti ancora in fase di sviluppo. I risultati forniti da questo nuovo strumento non sono quindi in grado di rispondere in modo definitivo alla domanda di quanta e dove ci sia la vita nella nostra galassia (o addirittura nell’universo), ma sono in grado però, di fornire una stima molto più affidabile a quelle frutto di semplici congetture, preconcetti e opinioni personali, o di pochi dati (come la famosa Equazione di Drake), fornite da “autorità scientifiche” fino a qualche anno fa.


I ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata e del Politecnico di Losanna coordinati dall’astrofisico Amedeo Balbi, sono partiti oltre tutto da alcuni limitanti presupposti, che hanno circoscritto le possibilità ottenute come risultato. Hanno infatti supposto che la vita emerga solo e sempre in modo autonomo e indipendente su ciascun pianeta.

Così facendo, i risultati dello studio hanno dimostrato che se venisse rilevata anche una sola firma biologica su un pianeta, si potrebbe concludere (con una probabilità maggiore del 95%) che i pianeti abitati nella galassia siano più di 100.000.

Al contempo, anche qualora non venissero rilevate firme biologiche, secondo i ricercatori non potremmo necessariamente concludere che non esistano altre forme di vita nella Via Lattea.


La nostra incapacità di conoscere non può quindi determinare l’idea che siamo soli!


Come accennato poi, solo in seconda battuta i ricercatori hanno preso in considerazione anche l'ipotesi della panspermia, secondo la quale la vita potrebbe diffondersi tra pianeti vicini, ad esempio attraverso organismi microscopici trasportati su comete, argomento che ho ampiamente trattato (almeno per quanto riguarda il nostro sistema solare) nel mio libro “Il Lato Oscuro di Marte dal mito alla colonizzazione” e su altri articoli di questo blog.


Nei sistemi stellari in cui la diffusione della vita è attiva attraverso la panspermia (come probabilmente è stato ed è nel nostro sistema solare), la probabilità riguardo la presenza di vita (anche complessa e perfino intelligente) su un pianeta dipenderà quindi, oltre che dalla possibilità che questa abbia fatto spontaneamente lì la sua comparsa, anche da quanto questo pianeta è lontano dagli altri pianeti dello stesso sistema e da quanto facilmente varie forme di vita sono in grado di resistere alle condizioni estreme dello spazio, di viaggiare e adattarsi al nuovo pianeta, come è stato dimostrato sopra ogni ragionevole dubbio, fanno alcune forme di vita terrestri a noi ormai ben note. Questo dunque ha portato ad aumentare, secondo il team di ricerca, le probabilità, fino a quasi il 100% e qualora si trovi anche solo una forma biologica, che la nostra galassia ospiti altre forme di vita. Se evoluta o addirittura intelligente però, non è possibile saperlo attraverso questo singolo sistema di ricerca.


Una risposta scientifica più esaustiva a riguardo, può certamente derivare dalla combinazione dei vari sistemi di ricerca e calcolo, sulla base dei dati più aggiornati e completi possibile oggi a disposizione ,e dall’utilizzo degli strumenti più moderni e aggiornati che sono entrati, o stanno entrando in funzione in questi ultimi due anni.

Sempre sperando che la ricerca avvenga in modo scevro da pregiudizi e che i risultati vengano diffusi sempre in modo completo e senza censure.


In attesa di una prova definitiva fornita dalle “autorità scientifiche” sull’esistenza di vita aliena intelligente (prova che forse arriverà soltanto dopo l’ufficializzazione di una qualche forma di contatto fornita da altre “autorità”, politiche militari ecc.), per conoscere la risposta è sufficiente alzare gli occhi al cielo, o più compiutamente e analizzare le ormai migliaia di pagine di documenti desecretati delle agenzie di intelligence di mezzo mondo negli ultimi settant’anni, o ancora visionare i filmati originali forniti dalle stesse autorità militari o ascoltare le dichiarazione, anch’esse sempre più frequenti, di politici di numerosi Paesi stranieri, per avere una risposta abbastanza attinente alla realtà.


Per tutta quella parte di popolazione che invece non vuole o non è in grado di approfondire (e quindi faticare) per comprendere meglio la questione, o che sono abituati a credere più che a sapere, che preferiscono continuare a cercare conferme alle idee convenzionali e dominanti anziché formularne di proprie, autonomamente sulla base delle conoscenze scientifiche ufficiali, non rimarrà che attendere che qualcun altro formuli per loro un pensiero compiuto e gli dica, anche questa volta cosa pensare.


D’altro canto, il 2020 ci ha mostrato miseramente come queste persone costituiscano ancora oggi la maggioranza della popolazione, almeno in Italia.



Stefano Nasetti


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