Automobili e tattoo: strumenti per il controllo globale?


Ormai conosciamo bene i rischi connessi all’utilizzo di molti strumenti tecnologici oggi nelle nostre mani: PC, tablet, Smartphone, carte di credito, fidelity card, transazioni elettroniche, social network, scatole nere delle auto installate dalle assicurazioni, videocamere di sorveglianza a riconoscimento facciale, sistemi di navigazione GPS sono solo alcuni delle attuali tecnologie che raccolgono dati e costituiscono una potenziale (?) minaccia alla nostra privacy ed alla nostra libertà. A questo lungo elenco possiamo già aggiungere i microchip da installare sottopelle che in alcune parti del mondo cominciano ad essere utilizzate ed introdotte nella vita comune.

Tutti questi strumenti, continuamente ed in modo incessante, archiviano dati in server remoti riguardo tutto ciò che concerne le nostre vite, dalle nostre abitudini in fatto di consumi a quelle che riguardano le nostri abitudini di spesa, dalle nostre idee politiche e religiose a quelle riguardanti le preferenze sessuali, le nostre conversazioni telefoniche, le nostre email, i nostri spostamenti e persino i nostri parametri vitali, nulla sfugge al grande sistema di raccolta dati, che in passato veniva genericamente definito “Grande Fratello” e che oggi viene chiamato “Big Data”.


Negli Stati Uniti, un servizio di Money Talk New, una rubrica che si occupa di fornire consigli riguardo consumi e finanza personale, in onda sulle reti NBC, CBS, FOX e ABC, ha lanciato un allarme riguardo la raccolta dei dati spesso inconsapevole, effettuato da un dispositivo chiamato EDR, che è presente in tutte le moderne automobili. Gli EDR (event data recorder) senza essere vere e proprie scatole nere, raccolgono dati e registrano il funzionamento dell'auto e il tipo di guida, la raccolta avviene anche quando l’auto è parcheggiata sotto casa.

Tali dati sono visionabili da parte delle Case automobilistiche al momento degli interventi in officina e, se il veicolo è dotato di connessione internet, possono anche essere inviati direttamente ai server remoti che gestiscono ed immagazzinano questi dati. Questo oscuro e misterioso strumento di sorveglianza se sommato agli altri solitamente presenti ormai in moltissime auto, come il navigatore satellitare (GPS), i software per la sincronizzazione dei dati degli smartphone, via bluetooth, con la gestione del telefono alla guida e le scatole nere installate dalle assicurazioni, stanno trasformando lentamente le nostre auto in veri e propri centri mobili di raccolta dati.

Nel Nord America, diversi Stati hanno già intrapreso azioni legali per fare in modo che le informazioni e i dati raccolti attraverso gli EDR non possano assolutamente essere collegate all'identità dei guidatori e servano solo come base informativa per aspetti tecnici e gestionali.


Sebbene alcuni di questi strumenti siano utilissimi per migliorare la sicurezza e abbattere l'incidentalità e i costi delle assicurazioni (scatole nere), per raggiungere facilmente una destinazione (navigatore GPS), o per aumentare la sicurezza alla guida consentendoci di parlare al telefono con le mani libere (interfacce presenti nell’auto per la gestione dei telefoni e vivavoce bluetooth), tutto questo diviene pericoloso se immagini e dati vengono interpretati solo meccanicamente senza contestualizzare l'evento o il comportamento sintetizzato nei dati raccolti. Mentre per pc, tablet, smarthphone è possibile adottare delle precauzioni a tutela (almeno teorica) della nostra privacy mediante l’installazione di antivirus, firewall e comunicazioni crittografate, molti dei dispositivi presenti nelle auto, rimangono di fatto senza protezione, e con essi i dati da essi registrati. L'hacker potrebbe dunque entrare in collegamento con il navigatore ad esempio o con l’EDR, ed impadronirsi dei dati riguardo lo storico dei viaggi e delle posizioni e altre informazioni private.

L’unica protezione attualmente possibile è quella di disattivare la connessione bluetooth, almeno quando si scende dall’auto e pulire frequentemente la cronologia del navigatore, cancellando tutti i dati.

Inutile rimarcare che quando si è a bordo e questi dispositivi sono in uso, tali precauzioni non possono essere attuate.


Un altro ed inaspettato strumento dal quale in futuro potremmo doverci guardare con sospetto, sono i tatuaggi. La tattoo mania è ormai un qualcosa di trasversale nel mondo occidentale. Molte persone di tutte le età e di ogni fascia sociale, amano adornare il proprio corpo, con tatuaggi di ogni tipo e con diversi significati. Se dall’origine dei tempi questa è stata una pratica spesso soltanto a scopo estetico, indipendentemente dai motivi che ne originavano l’adozione, sia che si trattava di motivi connessi alla religione, sia che si trattava di motivi riguardanti aspetti sociali, da oggi i tattoo potrebbero avere anche una “funzione attiva” di raccolta dati.

L’istituto Italiano di Tecnologia (Iit) a Pontedera (Pisa) ha sviluppato una nuova tecnologia in grado di svolgere funzioni di monitoraggio di parametri vitali quali la frequenza cardiaca o l’attività celebrale, integrandola nei tatuaggi. Si tratta di veri e propri elettrodi, dello spessore di 500 milionesimi di millimetro e dunque sottili ed impercettibili al tatto, che aderiscono perfettamente alla pelle, resistendo a sfregamenti e movimenti del corpo. In nuovi tatuaggi elettronici (o cyber-tattoo), che saranno utilizzati per il momento esclusivamente in campo medico e sportivo, costano pochi euro e possono essere utilizzati per lunghi periodi anche durante l’attività sportiva. Per il momento si applicano come una decalcomania ad acqua (come i tatuaggi per i bambini per intenderci), bagnando la superficie in carta e premendola sulla pelle per qualche secondo. I ricercatori hanno già testato i cyber-tattoo nell'elettromiografia di superficie, dimostrando che hanno performance paragonabili agli elettrodi tradizionali a gel.

Ma il segreto di questa tecnologia è nell’inchiostro utilizzato. Si tratta di un inchiostro organico a base di polimeri conduttivi che è attualmente stampato mediante una semplice stampante a getto di inchiostro, sulla carta e poi trasferito come detto sulla pelle. Essendo l’inchiostro la vera e propria chiave per l’utilizzo di questa tecnologia, non ci sono limiti di forma e dimensione. Gli elettrodi in esso contenuti, possono dunque ricoprire superfici e dimensioni  diverse, anche irregolari. Ciò consentirà a breve di poter utilizzare questo inchiostro anche per “tradizionali” tattoo. Questa particolare caratteristica adattabilità e versatilità dell’inchiostro, rende i tattoo una piattaforma adatta per lo sviluppo di una nuova elettronica usa e getta, a basso costo, morbida e ultra-leggera, da usare per monitorare e archiviare dati riguardo i parametri vitali o addirittura per controllare arti robotici attraverso i segnali elettrici prodotti dai muscoli in attività.

 

Come tutti gli altri dispositivi simili quindi, i rischi connessi all’utilizzo “improprio” dei dati raccolti convolgono anche questa nuova tecnologia, facendola entrare di diritto, nella lista dei potenziali strumenti per il controllo globale. La prima vera arma contro l'utilizzo dei dati raccolti è la consapevolezza dell'esistenza di queste tecnologie.


Autore Testo: Stefano Nasetti


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